Pensieri

Il diritto all’allegria

11.11.2021
Abbiamo diritto all’allegria. A volte è fumo, nebbia o un cielo velato, ma dietro questi contrattempi c’è lei, in attesa. Nell’anima c’è sempre una fessura a cui l’allegria si affaccia con le pupille vispe. E allora il cuore si fa più vivace, abbandona la quiete ed è quasi uccello. L’allegria sopraggiunge dopo le assenze, alla fine delle nostalgie. Quando ritroviamo ciò che amiamo e la sua unanime rivelazione, è normale che la gioia ci abbracci e ci venga voglia di cantare. Anche se non abbiamo voce, anche se siamo rauchi dei dolori passati.
Dopotutto l’allegria è in prestito, non ci appartiene. È una piccola follia, un premio passeggero, ma ne godiamo come se fosse nostra, come un guadagno, come una primavera della vita. Si aggrappa al tempo, trascina quel suo po’ d’infanzia e infila con un soffio nella vecchiaia.
Settimana dopo settimana l’allegria riempie, anno dopo anno, l’allegria riempie i vuoti. Fino a quando non ce la fa più e diventa tristezza.

Mario Benedetti, da “Il diritto all’allegria”, 2007

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Foto di Simone Venditti

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