“La vita è come il caffè:
puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi,
ma se lo vuoi addolcire devi girare il cucchiaino.
A stare fermi non succede niente.”
Alex Zanardi
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Tutte le lettere di questo appunto
“Tutte le lettere di questo appunto
preso in fretta che è la mia vita
sono stelle sparse.
Tutti i giorni scuri che mi aspettano
già fissati innanzi, ora.
Tutti i miei successi, i fallimenti
stanno lì, ciascuno un grido
che uno sparo sfiora.”
Nika Turbina (Ucraina), da “Sono pesi queste mie poesie”, 2008
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Cercatori
“L’esistenza ha senso quando le strade di una città
qualsiasi diventano casa,
solo perché sono inumidite dalle
orme estranee che eravamo
– quella persona che non riconosciamo,
nonostante gli specchi.
Così, diventiamo cercatori delle nostre orme sbiadite,
la vita intera.”
Raùl Vallejo, “Cercatori”, da “Mística del tabernario” 2015 – Traduzione di Giulia Avalle
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“La vita è una stazione di partenze e di arrivi.
Viaggiamo di continuo,
Tenendo nelle mani il nostro bagaglio inseparabile,
Una piccola valigia
Di sforzi, assalti e ricordi.”
Fatos Arapi (Albania), da “Poesie e versi”, 1966
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Foto di Simone Venditti
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“Vicino al torrente del villaggio
un piccolo campo da bocce sempre vuoto,
un tavolo decrepito sotto i frassini
dove mi piace leggere o scrivere.
Ma oggi
tre uomini con maglie più o meno nere
giocano a bocce, dieci lattine di birra vuote
in un angolo, un cane accovacciato nell’erba.
Il torrente scorre e rimbomba potente.
Età indefinibili, fra i trenta e i sessant’anni,
miseria e alcol hanno scavato e spossato
i loro volti e le voci che anche il torrente
opprime.
Passandogli accanto per raggiungere il tavolo
noto un tatuaggio sulla nuca di uno di loro:
due impugnature di spada, un perfetto arco di cerchio,
dei caratteri cinesi.
Un disegno magnifico.
Glielo dico.
L’uomo col tatuaggio si toglie la maglia,
mostra la schiena.
Dalle scapole al cranio
un sobrio mandala in cinque sezioni.
«Sono io che l’ho fatto
e ho dato il disegno al tatuatore.
È la ruota della mia vita,
la mia corazza e il mio cielo,
la sezione del fuoco, quella dell’aria,
quella della terra, quella dell’acqua,
quella del vuoto.
Perché io sono vuoto.
Il vuoto è il mio centro
e la luce dell’alba decide ogni mattina
chi sarò,
fiamma in lame crepitanti,
scirocco dalle mille dita stridenti,
humus di foresta inaccessibile,
gorgo salato contro lo scoglio.
Da quando ho realizzato questo disegno
e lo porto sulle spalle
io esisto
e ho chiuso con le droghe pesanti.
Mai nessuno aveva
visto o letto il mio tatuaggio.
Sono felice.»
E si rimette la maglia.
I tre giocatori di bocce
riprendono la loro partita.
Il torrente è diventato silenzioso.
Il cane si è messo a scorrazzare.
Sul piccolo tavolo la mia matita
corre sul foglio.
Un altro dei tre uomini
si avvicina al tavolo,
apre un pacchetto di biscotti,
me ne offre uno: «Signore,
il nostro amico non aveva mai parlato così».
Il biscotto è rotondo, ricoperto
di cioccolato al latte.
Le bocce rotolano
sulla sabbia grigia.”
Yves Bergeret, “Rouge de la vie”, da “Carnet de la langue-espace” – Traduzione di Francesco Marotta
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“Te ne vai senza di me, vita mia.
Tu corri,
E io non ho fatto neppure un passo.
Tu porti la battaglia altrove.
Tu mi volti così le spalle.
Io non ti ho mai seguita.
Nelle tue offerte non ci vedo chiaro.
Quel poco che voglio, non me lo dai mai.
È per questa mancanza che aspiro a tanto.
A tante cose, quasi all’infinito…
Per questo poco che mi manca, che tu non mi dai mai.”
Henri Michaux, “La mia vita”, da “Poesia francese del Novecento”, 1985 – Traduzione di V. Accame
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H. Armstrong Roberts
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Vivere è stare svegli
“Vivere è stare svegli
e concedersi agli altri,
dare di sé sempre il meglio,
e non essere scaltri.
Vivere è amare la vita
con i suoi funerali e i suoi balli,
trovare favole e miti
nelle vicende piú squallide.
Vivere è attendere il sole
nei giorni di nera tempesta,
schivare le gonfie parole,
vestite con frange di festa.
Vivere è scegliere le umili
melodie senza strepiti e spari,
scendere verso l’autunno
e non stancarsi d’amare.”
Angelo Maria Ripellino, da “Non un giorno ma adesso (1960)”, in “Poesie 1952-1978”
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Della perduta vita non so niente
“Della perduta vita non so niente,
ché sempre se ne va per chissà dove,
resa o voltata a un angolo del giorno,
mesi che può la notte cancellare
sulla soglia gelata del mattino.
Non c’è altro che adesso e adesso ancora:
se appena lo pronunci si dissolve
in un adesso che non è più niente.
Siamo quest’oggi chiaro che si spegne,
luce che lascia gli occhi con dolcezza,
uomini che di spalle vanno piano,
seguito della storia, sogno, nube,
ombre che di ogni età fanno silenzio,
onde che si cancellano nel mare.”
Francesco Scarabicchi, da “L’esperienza della neve”, 2003
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Io come te
“Io, come te,
amo l’amore, la vita, il dolce incanto
delle cose, il paesaggio
celeste dei giorni di gennaio.
Anche il mio sangue freme
e rido attraverso occhi
che hanno conosciuto il germinare delle lacrime.
Credo che il mondo è bello,
che la poesia è come il pane, di tutti.
E che le mie vene non finiscono in me
ma nel sangue unanime
di coloro che lottano per la vita,
l’amore,
le cose,
il paesaggio e il pane,
la poesia di tutti.”
Roque Dalton (El Salvador), “Io come te”, da “Poesie clandestine” – Traduzione di Irene Campagna ed Emanuela Jossa
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Immagine dal web

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La vita
“La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;
essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;
distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;
stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.
Un’occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;
e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l’erba;
e seguire con gli occhi una scintilla
nel vento;
e persistere nel non sapere
qualcosa d’importante.”
Wislawa Szymborska, “La vita”, da “Amore a prima vista”, 2017 – Traduzione di Paolo Marchesani
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Una vita all’istante
“Una vita all’istante
spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.
Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.
Il soggetto della pièce
va indovinato direttamente in scena.
Ma preparata all’onore di vivere,
reggo a fatica il ritmo imposto dall’azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza.
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante.
L’agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.
Sento come crudeli le attenuanti.
Parole e impulsi non revocabili,
stelle non calcolate,
il carattere come un cappotto abbottonato in corsa –
ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.
Poter provare prima, almeno un mercoledì,
o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!
Ma qui già sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco.
Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca,
perché neanche l’ho potuta schiarire tra le quinte).
Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
fatto in un locale provvisorio. No.
Sto sulla scena e vedo quant’è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.
Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
E qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto.”
Wislawa Szymborska, “Una vita all’istante”, da “La gioia di scrivere. Tutte le poesie 1945-2009”, 2009 – Traduzione di Paolo Marchesani
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Keith Haring, “L’albero della vita”, 1984

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C’è chi
“C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
E’ tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
E’ lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo di più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un po’ lo invidio
– per fortuna mi passa.”
Wislawa Szymborska, “C’è chi”, da “Basta così”, 2012 – Traduzione di Paolo Marchesani
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Edvard Munch, “La danza della vita”, 1899-1900

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Ciascuno porta un ricordo palpabile
“Ciascuno
porta un ricordo palpabile,
un sasso, una libellula disseccata,
un pezzo di legno di una nave
naufragata da tempo.
Ciascuno
porta il proprio tempo
tra le ciglia,
un dolore accumulato
tra le cornici dell’esistenza.”
Carmen Yanez, da “Latitudine dei sogni”
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Oltre il giardino
“Ho ritrovato
il libretto di istruzioni
per l’uso della vita
tra le nuvoli più soffici
del mio cassetto …
mille pensieri
e un numero crescente di fate,
oltre il giardino.
Ero nato
su un letto di emozioni
con quel dono
d’infinita pace in mano
ma non so come
e per colpa di chi l’avevo perso …
In ogni pagina dorata
nulla di diverso,
le stesse , identiche parole:
“Non allentar mai la corda,
non c’è nulla che pesa e vale
ricorda …
la vita è uno stato mentale “.
Carlo Bramanti, “Oltre il giardino”
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Lala Ladedalounge

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Un’antica promessa
“Forse la vita è nel mio sfidare
le correnti,
sopra le voci esili della luce,
nell’ultimo canto di una stagione
confusa.
Passano ombre dentro i miei giorni
come mani affamate di speranza.
Cerco di non abbandonarmi
tra le pareti di un silenzio ingombrante
e raccolgo tutto il bene
che la terra mi offre.
Attraverso lo specchio dell’anima
riconosco il mio umile respiro,
sono ad un passo dal destino.
Ecco la luna che mi cammina
accanto, ecco le ali di un fratello
candido.
Tornano i miei cari a cullare
il mio pianto,
ricomincio a giocare con il ventre
del tempo.
Scopro che l’esistere assomiglia
ad una lunga strada di nuvole,
è un’antica promessa che non
si può fermare.”
Michela Zanarella, “Un’antica promessa”
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Pablo Picasso, “La vita”, 1903

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“Perché vivo,
perché vivo,
per la gamba gialla
d’una donna bionda
appoggiata al muro
in pieno sole
per la vela gonfia
di un battello del porto
per l’ombra delle tende.
Il caffè ghiacciato
che si beve con la cannuccia
per toccare la sabbia
vedere il fondo dell’acqua
che diventa così azzurro
che discende tanto in basso
con i pesci, i calmi pesci
pascolanti sul fondo
che si librano sopra
i capelli delle alghe
come uccelli lenti
come uccelli azzurri
perché vivo
perché è bello.”
Boris Vian, “Perchè vivo”
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Voglio una vita a forma di spina
“Voglio una vita a forma di spina
Su un piatto azzurro
Voglio una vita a forma di cosa
Sul fondo di un coso solitario
Voglio una vita a forma di sabbia fra le mani
A forma di pane verde o di brocca
A forma di molle ciabatta
A forma di «dirindindina»
Di spazzacamino o di lillà
Di terra piena di sassi
Di barbiere selvaggio o di piumino folle
Voglio una vita a forma di te
Ed io l’ho, ma non mi basta ancora
Non sono mai contento.”
Boris Vian, da “Non vorrei crepare”, 1993 – Traduzione di G.A. Cibotto
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Tatyana Markovtsev
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La vita nuova
“La vita nuova
arriva taciturna
dentro la vecchia vita
arriva come una morte
uno schianto
qualcuno che spintona così forte
un crollo.
È una scrittura tanto precisa
e netta da non lasciare dubbi
né sfumature di senso eppure
non dà direzioni né mete.
La vita nuova irrompe
come un vecchio che cade
sul ghiaccio, un pensiero
davanti a un muro, la
sirena di un’ambulanza.
Non ci sono feriti
né annunci di sciagura
solo noi da convincere
a lasciar perdere il miraggio
di una via rettilinea, di un orizzonte,
lasciarsi curvare,
piegare alla tenerezza
delle anse del destino.
La vita nuova
è come un grande tuono
sbriciolato
poi a poco a poco
l’erba si china
sotto la pioggia
la prende
la beve.”
Chandra Livia Candiani, da “La bambina pugile”

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Per evolversi la vita deve fare male
“Per evolversi la vita deve fare male.
Il dolore è una terraferma.
L’uomo sicuramente può contare sul dolore perchè è l’unica cosa,
da sempre.
La gioia è errabonda.
Da tempo ho una febbre insolita,
una febbre che brucia.
Sono diventata adiposa e grassa come una qualsiasi donna ansiosa,
e non so più fare miracoli,
proprio perchè non so più soffrire.
E’ il dolore che ci fa crescere ed è il dolore che ci fa morire.
Se togliamo il dolore,
togliamo il tavolo sul quale mangiamo ogni giorno.
Senza dolore finiremmo costretti a mangiare per terra…”
Alda Merini, da “La pazza della porta accanto”
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Sempre l’amore sta sulla finestra
“Sempre l’amore sta sulla finestra
e continua infinito a germogliare.
E tutto tace…
Io ti domando se la vera strada
sia quella dell’eterna giovinezza
o dell’infanzia che ha perso il suo colore.
Comunque è vero: la vita è bella
e la si deve solo immaginare…”
Alda Merini, da “Parole di canto e di luce”, in “Voce di carne e di anima – poesie 2000/2009”
Il dono
“Il dono eccelso che di giorno in giorno
e d’anno in anno da te attesi, o vita,
(e per esso, lo sai, mi fu dolcezza
anche il pianto) non venne: ancor non venne.
Ad ogni alba che spunta io dico: — È oggi —
ad ogni giorno che tramonta io dico:
— Sarà domani. — Scorre intanto il fiume
del mio sangue vermiglio alla sua foce:
e forse il dono che puoi darmi, il solo
che valga, o vita, è questo sangue: questo
fluir segreto nelle vene, e battere
dei polsi, e luce aver dagli occhi; e amarti
unicamente perché sei la vita.”
Ada Negri, “Il dono”
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Fan Ho

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Seguo questo corso di sabbia
“Seguo questo corso di sabbia che scorre
tra i ciottoli e la duna
la pioggia d’estate piove sulla mia vita
su me la mia vita che mi sfugge mi insegue
e finirà il giorno del suo inizio.
Caro istante ti vedo
in questa tenda di bruma che indietreggia
dove non dovrò più calpestare quelle lunghe soglie mobili
e vivrò il tempo di una porta
che si apre e si richiude.”
Samuel Beckett, “Seguo questo corso di sabbia”
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Il moto delle cose
“Come chi, ferito
a morte dalla vita, dalla storia, all’improvviso
si sveglia, è un mattino di luce che tripudia
nell’anfora – scura, severa –
delle stanze, vede
il celeste del tempo che spiove
da un pertugio di persiana, è la polvere
del mondo che si accende, si sperpera
in baluginii di ambra
com’è dolce, pensa, il fiore
neghittoso dell’esistere, e si siede,
contempla
la teoria semplice delle cose, le sue,
che furono, una per una – lumi ombre disfatte –
sospese
nella loro formula di caso
e di ordine,
e ride”
Giancarlo Pontiggia, da “Il moto delle cose”
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Non lo saprà nessuno
“Non lo saprà nessuno.
Che abbiamo vissuto,
che abbiamo toccato le strade coi piedi
che andavamo allegri,
non lo saprà nessuno.
Che abbiamo guardato il mare
dai finestrini dei treni,
che abbiamo respirato
l’aria che si posa
sulle sedie dei bar,
non lo saprà nessuno.
Siamo stati
sulla terrazza della vita
fintanto che sono arrivati gli altri.”
Nino Pedretti, da “Poesie in dialetto romagnolo”
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Essere vivi
“Essere vivi
essere vivi ora
vuol dire avere sete
essere abbagliati dal sole fra gli alberi
ricordare all’improvviso una melodia
starnutire
tenerti per mano
essere vivi
essere vivi ora
vuol dire minigonna
un planetario
Johann Strauss
Picasso
le Alpi
vuol dire imbattersi in tutte le cose belle
e poi
essere attenti e opporsi al male che vi si nasconde
essere vivi
essere vivi ora
vuol dire poter piangere
poter ridere
potersi arrabbiare
vuol dire libertà
essere vivi
essere vivi ora
vuol dire un cane che abbaia in lontananza ora
la terra che sta girando ora
da qualche parte il primo vagito che si alza ora
da qualche parte un soldato ferito ora
è un’altalena che dondola ora
è l’ora che passa ora
essere vivi
essere vivi ora
vuol dire il battito d’ali degli uccelli
vuol dire il fragore del mare
il lento procedere di una lumaca
vuol dire gente che ama
il tepore della tua mano
vuol dire vita.”
Shuntarō Tanikawa, “Essere vivi”
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Ginnastica mattutina
“Mi sveglio e dico: sono perduta.
È il mio primo pensiero all’alba.
Comincio bene la giornata
con questo pensiero assassino.
Signore, abbi pietà di me
– è il secondo, e poi
scendo dal letto
e vivo come se
nulla mi fosse accaduto.”
Nina Cassian, “Ginnastica mattutina”, da “C’è modo e modo di sparire”
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Il valore della vita
“Il valore della tua vita non sta in ciò che sai,
ma in ciò che riesci ad amare di ciò che sai;
puoi conoscere tante cose, ma se non riesci ad
amarle, il tuo sapere non vale nulla, e la tua vita
non vale nulla.
Il valore della tua vita non sta in ciò che
hai, ma in ciò che sei;
perché in realtà nessuno ha niente.
L’unica cosa che si può avere è … se stessi,
se hai te stesso hai tutto il mondo,
e la tua vita vale più del mondo.
Il valore della tua vita non sta in ciò che
pensi, ma in ciò che fai;
puoi pensare tutto il bene del mondo,
ma se non ti adoperi per farne almeno un po’,
è come se pensassi il male,
e la tua vita non vale nulla.
Il valore della tua vita si misurerà quando
starai per perderla.
Se lascerai il mondo un pochino migliore
di come lo hai trovato … allora sarà grande.”
Omar Falworth, “Il valore della vita”
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Elegia
“Che fare con la consapevolezza
che il nostro vivere non è garantito?
Forse un giorno toccherai il giovane ramo
di qualcosa di splendido. E crescerà e crescerà
nonostante i tuoi compleanni e il certificato di morte,
e un giorno darà ombra alle teste di qualcosa di splendido
o renderà se stesso utile al nido. Esci
da casa tua, dunque, credendoci.
Niente altro importa.
Ovunque sopra di noi è il toccarsi
di estranei e parrocchetti,
alcuni tra loro umani,
alcuni tra loro non umani.
Dammi retta. Ti dico
una cosa vera. Questo è l’unico regno.
Il regno del toccare;
i tocchi del disapparire, delle cose che scompaiono.”
Aracelis Girmay, “Elegia”
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La vita in prosa
“Il fatto è che la vita non si spiega
né con la biologia
né con la teologia.
La vita è molto lunga
anche quando è corta
come quella della farfalla –
la vita è sempre prodiga
anche quando la terra non produce nulla.
Furibonda è la lotta che si fa
per renderla inutile e impossibile.
Non resta che il pescaggio nell’inconscio
l’ultima farsa del nostro moribondo teatro.
Manderei ai lavori forzati o alla forca
chi la professa o la subisce. È chiaro che l’ignaro
è più che sufficiente per abbuiare il buio.”
Eugenio Montale, “La vita in prosa”
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“La vita oscilla
tra il sublime e l’immondo
con qualche propensione
per il secondo.
Ne sapremo di più
dopo le ultime elezioni
che si terranno lassù
o laggiù o in nessun luogo
perchè siamo già eletti
tutti quanti
e chi non lo fu
sta assai meglio quaggiù
e quando se ne accorge
è troppo tardi.
Les jeux sont faits
dice il croupier, per l’ultima volta
e il suo cucchiaione
spazza le carte.”
Eugenio Montale, da “Quaderno di quattro anni”, 1977
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Ci abituiamo al buio
“Ci abituiamo al buio
quando la luce è spenta;
dopo che la vicina ha retto il lume
che è testimone del suo addio,
per un momento ci muoviamo incerti
perché la notte ci rimane nuova,
ma poi la vista si adatta alla tenebra
e affrontiamo la strada a testa alta.
Così avviene con tenebre più vaste –
quelle notti dell’anima
in cui nessuna luna ci fa segno,
nessuna stella interiore si mostra.
Anche il più coraggioso prima brancola
un po’, talvolta urta contro un albero,
ci batte proprio la fronte;
ma, imparando a vedere,
o si altera la tenebra
o in qualche modo si abitua la vista
alla notte profonda,
e la vita cammina quasi dritta.”
Emily Dickinson
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Se sei distante
“Se sei distante
dai miei chilometri fatti a piedi nudi
e non conosci la spina del rovo
che la mia infanzia ha dovuto attraversare
se non hai mai mangiato
dal mio piatto povero
e non hai bevuto i veleni
dei miei amori sbagliati
e se non hai lottato
accanto a me
almeno una delle secolari battaglie
se non hai trafitto un solo mostro
che mi porto dentro
né visto anche da lontano
un giorno della mia crescita
se non sai di che colore sono
i miei occhi quando sono sconfitti
e non sai quanto stringo negli abbracci
se non mi hai affiancato
la notte prima dei grandi incubi
e non fatto un solo passo di danza
sotto i miei grandi temporali
se non conosci
il numero delle notti che ho passato
senza addormentarmi
se non conosci
le mie ferite aperte
se non conosci
le mie lotte
i miei dolori
i miei guai
i miei posso farcela
non dirmi come devo lavorare
non dirmi come devo vivere,
la tua opinione
non mi interessa
manca di sale,
non sa di niente.”
Gio Evan
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Tutti abbiamo due vite
“Diventerà un appuntamento
tra le tue pagine preferite
il conoscersi
il voler saper delle proprie vite
vedrai recitare una parte
che ti compete che ti si addice
scivolerò piano
nel tragitto breve
tra l’occhio e la mente
dapprima ti sembrerà niente
poi parola per parola
ti approprierai di me
e scaverai fino a trovare il seme
il tratto che ci unisce.”
Cinzia Demi, da “Il tratto che ci unisce”
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Autocoscienza romagnola IV
“C’è posto per tutti
i santi, i mediocri, i matti
i perduti
La vita è come un bar: sai mai
chi entra, chi va via
si sta lì a guardare
come se ci fosse qualcosa da fare
oltre a baccagliare muti
con la nostalgia.”
Davide Rondoni, “Autocoscienza romagnola IV”, da “Rimbambimenti”
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La vita… è ricordarsi di un risveglio
La vita… è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all’alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente.
Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l’azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori
un mare tutto fresco di colore.
Sandro Penna, “La vita… è ricordarsi di un risveglio”
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Vivendo per capire perché vivo
“Vivendo per capire perché vivo,
scrivo anche per capire perché scrivo:
e vivo per capire perché scrivo,
e scrivo per capire perché vivo…”
Edoardo Sanguineti, da “Il gatto lupesco”, 2002
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Saggezza
“Quando avrò smesso di spezzarmi l’ali
contro l’insufficienza d’ogni cosa
e imparato che dietro ogni cancello
duro ad aprirsi un compromesso aspetta,
quando saprò guardare fissa in volto
la vita senza scosse, fredda e calma,
lei mi darà la Verità – un gran dono –
e in cambio avrà da me la giovinezza.”
Sara Teasdale, “Saggezza”, da “Gli amorosi incanti”
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La mia vita non è quest’ora in salita
“La mia vita non è quest’ora in salita
dove in affanno mi vedi.
Sono un albero davanti al proprio sfondo,
una sola delle mie molte bocche,
quella che per prima tace.
Sono la pausa fra due suoni
che solo a fatica trovano l’accordo,
perché il suono morte è dominante –
Ma nel buio intervallo si incontrano
nella stessa vibrazione.
E il canto resta bello.”
Rainer Maria Rilke, “Dalla misura delle stelle”, 2019, Traduzione di G. Drago
*****
Foto di Vicente Muñoz Romero

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Cerchi che si tendono sempre più ampi
“Cerchi che si tendono sempre più ampi
sopra le cose è la mia vita.
Forse non chiuderò l’ultimo,
ma voglio tentare.
Giro attorno a Dio, all’antica torre,
giro da millenni;
e ancora non so se sono un falco, una tempesta
o un grande canto.”
Rainer Maria Rilke, da “Il libro d’ore”
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Le mie verità sono poche
“Le mie verità sono poche.
La prima è l’inquietudine,
la stessa di mio padre.
La seconda è l’ansia,
la stessa di mia madre.
Poi c’è la verità di non aver mai lasciato
il mio paese.
Ho sempre scavato nei miei nervi
e nel mio paese con la pala della poesia.
Sento che sarà così fino alla fine.
Forse è così ogni vita,
è sempre la piccola storia
di una prigionia.”
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“È come una montagna tanto alta che nessuno può vedere
Che sorge con il sole da lontano in mezzo al mare.
Le sue grotte, dipinte sulla roccia scolorita dal sole,
Dicono ciò che è stato e cosa ancora deve accadere
E alla città in ascolto narrano la storia
Da quella grotta scolpita, a forma di pagliaccio,
dal lavorio del vento e dalla sua memoria.
Angeli e animali e re sovrani, disegnati
Simboli morali figurati, agli occhi di una mente riflessiva,
Guardano in basso, al bambino incustodito,
Storia e distruzione inconciliate.
E lui fissa lo sguardo verso l’alto, sull’aquila che sale sempre più
Con gli occhi luccicanti e le ali bianche.
Ma dunque cosa dire dell’uomo e la sua vita?
Che è a un tempo cacciatore e preda ambita,
Che aspetta con tremito di mano e voce scossa
Che il proprio destino lo forzi ad una mossa.
Ciò di cui ride il sole, ciò che la montagna vede
È l’agio incosciente dell’aquila audace.
È la vita uguale se vinciamo o perdiamo?
La notte va e viene, così viene e va il giorno.
Colui che è conscio delle gioie del mondo
È fratello dell’uomo che il mondo distrugge.
Questo è il punto della vita e del destino.
Aspettiamo il momento buono.
Volontà nostra e nostra scelta sono un libero cammino.”
Ali Moshtaq Askari, poeta afgano di origine hazara, attivista per i diritti umani
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Gustav Klimt, “L’albero della vita”, 1908 – 1911
La vita
“La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.”
Madre Teresa di Calcutta
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Abbiamo nel cuore un solitario amore
“Abbiamo nel cuore un solitario
amore, nostra vita infinita,
e negli occhi il cielo per nostro vario
cammino. Le spiagge i cieli, la riva
su cui sassi e rovi e il solitario
equiseto, e colli erbosi grassi
rioni, città dispiegate come
belle bandiere, e nude prigioni.
Questa è la nostra vita. Questi nostri
volti vagabondi come musi
di cani ci somigliano. Il vento
il sole le corolle rosse e blu,
i sogni mai sognati i nostri sogni.
Questa è la nostra vita e nulla più.”
Beppe Salvia, da “Un solitario amore”
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L’unica via
“Non si arriva ad una meta se non per ripartire
e là dove siamo ora non è che una tappa del nostro cammino
con la certezza che ogni sera è la promessa di un’aurora
conta i fiori del tuo giardino mai le foglie che cadono
conta le ore della tua giornata dimentica le nuvole
conta le stelle delle tue notti non le tue ombre
conta i sorrisi della tua vita non le lacrime
e ad ogni compleanno conta con gioia la tua età
dal numero degli amici non da quello degli anni
che piccola cosa è una vita
la mia, la tua, come tutte
è una goccia
e che si perda in un mare d’amore
è l’unica via
altrimenti è una goccia sprecata
troppo piccola per essere felice da sola
troppo grande per accontentarsi del nulla.”
Anonimo
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Una sola volta
“Una sola volta compresi lo scopo della vita.
Accadde a Boston, inaspettatamente.
Camminavo lungo il Charles
e vidi le luci duplicarsi, tutte
con il cuore al neon e vibrante,
spalancando la bocca come cantanti d’opera;
e contai le stelle, le mie piccole veterane,
cicatrici fiorite, e capii che stavo portando
il mio amore sulla sponda verde notturna, e in lacrime
aprii il cuore alle auto dirette a est e a ovest
e feci passare un ponticello alla mia verità
e la condussi a casa in fretta col suo fascino
e fino all’alba accumulai queste costanti
per scoprire poi che se n’erano andate.”
Anne Sexton, “Una sola volta”
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Animo autunnale
“Ho tentato di vivere ad oltranza
superando la capacità genetica a gioire
ricevuta in eredità dal caso
ma era ridicolo quello strafare inquieto
con cui tradivo la mia natura silente.
Scelsi uno sguardo corrucciato a coprire
la felice verità invisibile agli occhi dell’ovvio,
sviando il giudizio di masse superflue
con rari sorrisi come caramelle per stolti.”
Michele Nigro, “Animo autunnale”
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Voler vivere
“Se un giorno alla gente venisse voglia di vivere
allora il fato dovrà rispondere,
e la notte dovrà aprirsi
e le catene spezzarsi
chi vivere desidera il corpo non trattiene
s’evapora e svanisce nel vasto cielo della vita
gli esseri, gli esseri tutti così mi hanno detto
così mi ha parlato il loro spirito celato.
In cima alla montagna, nel più segreto albero
nel mare scatenato, ascolta il mormorio dei venti:
che io mi volga verso un luogo al mondo
indossi la speranza, mi spogli di prudenza.
Non temo sentieri rigorosi
né fuochi alteri.
Rifiutare le alte vette,
non è vivere per sempre nel fossato?”
Abu’l Qasim al Shabbi (1909-1934), “Voler vivere”
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Sono io
“Sono io che rinascerò
dalla morte più scarnita
dal dolore più dolente
dalla più nera disperazione.
E poi nessuno mi accusi
d’aver fatto il misterioso..
Mi son tenuto soltanto
la calma verde del mondo
e il ripetersi sicuro
delle albe senza padrone..”
Gabriel Mariano, “Sono io”
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Dipinto di Colin Fraser (artista scozzese)
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Abbiamo nel cuore un solitario amore
“Abbiamo nel cuore un solitario
amore, nostra vita infinita,
e negli occhi il cielo per nostro vario
cammino. Le spiagge i cieli, la riva
su cui sassi e rovi e il solitario
equisèto, e colli erbosi grassi rioni,
città dispiegate come
belle bandiere, e nude prigioni.
Questa è la nostra vita. Questi nostri
volti vagabondi come musi
di cani ci somigliano. Il vento
il sole le corolle rosse e blu,
i sogni mai sognati i nostri sogni.
Questa è la nostra vita e nulla più.”
Beppe Salvia, da “Un solitario amore”
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“Non sono mai stato
felice altro che negli inganni.
Sono cresciuto in case desolate
con i cessi pensili su cortili, i dirimpettai
sconosciuti o vocianti, le lacere
bandiere dei panni stesi a un sole opaco
o ardente, la porta che si apriva con una spallata.
Ma questo non importa. Rifiorii
nella secca fanghiglia all’irradiare
di una fede scarlatta, di un amore
su prati declivi con chitarra a tracolla e compagni
di strada che il tempo ha disperso, mutato, inserito
in mille rivi d’inconoscibile
concretezza o astrazione. Erano inganni
le mie giovani fedi, la realtà
è questa in cui m’imbatto con la mia lucida
follia, tremando ai pochi gradi
di febbre della figlia, alle partenze
che mi lasciano solo, alla canicola,
ai compromessi necessari, agli adulti
sacrifici, alla prosa, agli inganni,
ancora inganni ma che nutra un fine,
una prassi spietata da cui non si fugge.”
Luca Canali, “Vitaa”, da “La deriva”
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Foto di Ferdinando Scianna
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“Nascere
Piangere poppare bere mangiare dormire
Avere paura
Amare
Giocare camminare parlare crescere ridere
Amare
Imparare scrivere leggere contare
Lottare mentire rubare uccidere
Amare
Pentirsi odiare scappare tornare
Ballare cantare sperare
Amare
Alzarsi coricarsi lavorare produrre
Innaffiare piantare mietere cucinare lavare
Stirare pulire partorire
Amare
Allevare educare curare punire baciare
Perdonare guarire angosciarsi attendere
Amare
Separarsi soffrire viaggiare dimenticare
Raggrinzirsi svuotarsi stancarsi
Morire”
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Viviamo in un incantesimo
“Viviamo in un incantesimo,
tra palazzi di tufo,
in una grande pianura.
Sulle rive del nulla
mostriamo le caverne di noi stessi
– qualche palmizio, un santo
lordo di sangue nei tramonti, un libro
lento, di pochi fatti che rileggiamo più volte,
nell’attesa che ci dia
tutte assieme la vita
le cose che crediamo di meritare.”
Vittorio Boldini, da “Foglie di tabacco”, 1945-47
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La vita ha due facce
“La vita ha due facce:
Positiva e negativa.
Il passato è stato duro
ma ha lasciato la sua eredità.
Saper vivere è la grande sapienza
che rende degna
la mia condizione di donna,
accettare le sue limitazioni
e diventare, come una pietra, la sicurezza
dei valori che stanno crollando.
Sono nata in tempi difficili.
Ho accettato contraddizioni
lotte e pietre
come lezioni di vita
e di queste mi servo.
Ho imparato a vivere.”
Cora Coralina (pseudonimo di Ana Lins dos Guimarães Peixoto Bretas, poetessa e scrittrice brasiliana), da “Poemas dos Becos de Goiás e Estórias Mais”, 1965
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Cora Coralina
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Non so…Se la vita è corta
“Non so…Se la vita è corta
O troppo lunga per noi,
Ma so
che nulla di ciò che viviamo
Ha sentimento,
se non tocchiamo
il cuore delle persone.
Molte volte basta essere:
Collo che accoglie,
Braccia che avvolgono,
Parola che conforta,
Silenzio che rispetta,
Allegria che contagia,
Lacrima che scorre,
Sguardo che accarezza,
Desiderio che soddisfa,
Amore che promuove.
E questo
non è cosa d’altro mondo,
E’ ciò
che dà sentimento alla vita.
E’ ciò che fa che lei
non sia né corta,
né troppo lunga,
Ma che sia intensa,
Vera, pura…
Fino a quando dura.”
Cora Coralina, da “Poemas dos Becos de Goiás e Estórias Mais”, 1965
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“La mia vita
è un esilio senza ritorno.
Non ebbe casa
la mia errante
infanzia perduta,
non ha terra
il mio esilio.
La mia vita navigò
su vascelli di nostalgia.
Vissi sulle rive del mare
guardando l’orizzonte
verso la mia casa sconosciuta
pensavo di salpare un giorno
e il presente viaggio
mi lasciò
ad altro porto di speranza.
È l’amore, forse,
la mia ultima baia?
Oh braccia
che mi fecero prigioniera,
senza darmi riparo…
Anche dal crudele abbraccio
volli sfuggire.
Oh braccia fuggitive
che invano
cercarono le mie mani….
Incessante fuga
e desiderio incessante
l’amore non è porto sicuro.
E non c’è terra promessa
per la mia speranza.”
Maria Alaide Foppa Falla, scrittrice, femminista, fondatrice dell’Istituto italiano di Cultura in Guatemala, dove fu sequestrata e uccisa, il 19 dicembre 1980, da una squadra della morte
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È ancora capace di infanzia
“È ancora capace di infanzia
il tronco ficcato sul cuore
della città.
Una luce d’alba gli esce
dai rami, ai piedi gli si affolla
tremando un subbuglio di verde.
A un vento improvviso lo zampillo
della fontana gira verso il tronco
assentendo approvando: – D’accordo,
sussurra
È ancora capace di infanzia,
la vita può essere ancora bella.-“
Daria Menicanti, “È ancora capace di infanzia”
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Kathrin Federer
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Poesia I
“Tu, mio sentire il tempo, la sorte,
la vita, non abbandonarmi mai.
Sii aspro e dolce, aprimi le porte
dell’anima, e canta quel che sai.
Non tralasciare ciò che l’occhio umano
non scorge: i minimi frantumi, il lento
sfarinìo delle rocce, il lontano
mormorìo degli astri, l’aria, il vento.
E più rammenta il moto della polvere
quando, nuda, s’adagia sulle cose.
E’ nell’invisibile dissolvere
il sè che la vita traccia le sue pose.
Ma poi tutto si muove e si trasforma,
anche ciò che non sembra che si muova.
E anche l’eterno, che non lascia orma,
nell’ignoto si muta e si rinnova.”
Angelo Ferrante, Poesia I, da “Dentro la vita”, 2006
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La vita mi circonda
A Justo Jorge Padrón
“La vita mi circonda, come in quegli anni
perduti, con lo stesso splendore
di un mondo eterno. La rosa sfregiata
dal mare, le luci cadute
dai giardini, il fragore delle colombe
nell’aria, la vita intorno a me,
quando sono ancora in vita.
Con lo stesso splendore e gli occhi invecchiati,
e un amore stanco.
Quale sarà la speranza? Vivere ancora;
e amare, mentre il cuore è sfinito,
un mondo fedele, sebbene perituro.
Amare il sogno infranto della vita
e, sebbene non possa essere, non imprecare
quell’antica illusione dell’eterno.
E il petto si consola, perché sa
che il mondo potrebbe essere una magnifica verità.”
Francisco Brines Bañó (Spagna), da “Ancora no”, 1971
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Ziqian Liu
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Ci sono vite che si consumano
“Ci sono vite che si consumano
dietro una finestra,
muoiono senza aver trovato
una via,
muoiono perché non sono partite.
ci sono preghiere che sono la loro propria eco;
speranze che sono specchi:
aspettano
solo ciò che aspettano,
si trasformano nella statua
di quello che aspettavano,
sono la paura di perdere
non il desiderio dell’incontro.”
Hugo Mujica (poeta argentino), da “E tutto nomina”, 2024 – Traduzione di Zingonia Zingone
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“Sempre soffia
più vento
di quello che passando ci sfiora,
sempre si palpa
un addio
in ogni corpo
abbracciato.
È nel vuoto
che ci lascia quello che se ne va
dove si apre
ciò che saremo,
è mentre passa
che a poco a poco ci arriva
la vita.”
Hugo Mujica (poeta argentino), da “Barro desnudo” (“Fango nudo”), 2019 – Traduzione di Roberta Buffi
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Foto di Dominic Walter
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Essere vivi
“Essere vivi
essere vivi ora
vuol dire avere sete
essere abbagliati dal sole fra gli alberi
ricordare all’improvviso una melodia
starnutire
tenerti per mano
essere vivi
essere vivi ora
vuol dire minigonna
un planetario
Johann Strauss
Picasso
le Alpi
vuol dire imbattersi in tutte le cose belle
e poi
essere attenti e opporsi al male che vi si nasconde
essere vivi
essere vivi ora
vuol dire poter piangere
poter ridere
potersi arrabbiare
vuol dire libertà
essere vivi
essere vivi ora
vuol dire un cane che abbaia in lontananza ora
la terra che sta girando ora
da qualche parte il primo vagito che si alza ora
da qualche parte un soldato ferito ora
è un’altalena che dondola ora
è l’ora che passa ora
essere vivi
essere vivi ora
vuol dire il battito d’ali degli uccelli
vuol dire il fragore del mare
il lento procedere di una lumaca
vuol dire gente che ama
il tepore della tua mano
vuol dire vita.”
Shuntarō Tanikawa (poeta, scrittore e traduttore giapponese), “Essere vivi”,
Traduzione di Maria Teresa Orsi
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Foto di Robert Doisneau
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Accedere alla vita è facile
“Accedere alla vita è facile
Distinguerla è un precipizio,
Guardare fuori oltre i se
è percepire la notte sulla pelle.
La tenda discosta il bisogno
di sentirsi vivi,
svela le vibranti veglie
negli occhi di chi torna,
i suoni sono amplificati dall’acqua:
strada e cielo
non sono mai stati così vicini
al sogno.”
Moka (pseudonimo di Maria Cristina Buoso), da “Vuoti d’aria”, 2021
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Poesia verticale 10
“Ci sono vite che durano un istante: la loro nascita.
Ci sono vite che durano due istanti: la loro nascita e la loro morte.
Ci sono vite che durano tre istanti: la loro nascita, la loro morte e un fiore.”
Roberto Juarroz, “Poesia verticale 10”, da “Poesia vertical”, in “Il canto sotto la bruma”, 2001 – Traduzione di Alberto Cappi
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Poesia verticale 50
“La vita è uno scialle non del tutto chiuso
le cui frange pendono lungo la schiena.
Il freddo disegna punti di sospensione sul viso.
Arrotoliamo e imprigioniamo cammini
srotoliamo e gettiamo parole
amiamo e disamiamo con uno stesso gesto.
Nel frattempo, il freddo fa tutto uguale.
Perfino le frange dello scialle svaniscono.”
Roberto Juarroz, “Poesia verticale 50”, da “Poésie vertical”, in “Il canto sotto la bruma”, 2001 – Traduzione di Alberto Cappi
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Il giorno passerà e la vita andrà avanti
“Il giorno passerà e la vita andrà avanti.
Vinceranno i soliti,
perderanno i soliti,
e forse, se avrai pazienza,
se smetterai di correre e saprai perdonarti,
la vita smetterà di essere quell’autobus
che parte proprio
quando arrivi alla fermata.”
Charles Bukowski – Traduzione di Milton Fernández
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Luis Salazar
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Ma quanto vissi?
“Ma quanto vissi? E sempre
Sono tant’anni, forse
sono secoli ormai che la dolcezza
di risvegliarmi provo, di vedere
intorno a me le cose conosciute,
spente, e le vive. Sono forse secoli.
Ma quanto vissi? E sempre
mi sveglierò a toccare
i mali miei, le amate
cose d’intorno? Come calmo è il sole
sulla mia faccia, sopra le mie mani,
eppure un giorno finirà…
Non voglio,pensare a questo. Chi raccoglie al mio
posto le voci che raccolsi? Il mesto
saper di vita chi raccoglie, mio?
Ma quanto tempo vissi! Ora mi pare
la vita sfumi, e non vorrei: ché buono
ha sapore, di pane.
Scaldami, Sole, vieni qui. Ho timore
freddo che il Sole ora si stanchi, e guai
se questo avviene, se si fredda il Sole.
Come svegliarsi una mattina, e piove
nero sui vetri, e gridano campane
funeste. Male. Che risplenda il Sole
sopra le mani mie voglio, e penètri
fino nell’ossa, e le consoli e prema.”
Anna Maria Ortese, da “Addio paese”, in “Il mio paese è la notte”, 1996
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A me la mia vita non piace
“A me la mia vita non piace
e non posso cambiarla.
Mi sforzo allora di farmela piacere
e qualche volta mi dimentico,
dico che la vita è bella,
ma la vita degli altri
mi sta sempre davanti
e mi viene una gran malinconia
perché nessuno riesce a mentire
davanti a me che so mentire qualche volta
così bene da dimenticare
che mi sto inventando la vita.
Andrà a finire che perderò
il filo delle bugie, delle verità
e una cosa nascerà simile
alle necessità di odiare qualcuno che amo
nella speranza che male e bene
non mentano più e smettano
di sembrare diversi.”
Roberto Pazzi, da “Un giorno senza sera”, 2020
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Forse il segreto sarà accettarsi, svegliarsi un giorno a caso
“Forse il segreto sarà accettarsi, svegliarsi un giorno a caso
e arrendersi. Costituirsi
parte civile in questa causa aperta con la vita. Testimoniarsi a favore. Amarsi un po’. A mani in alto
sorreggersi
ai raggi fragili del sole, alla forma malferma della terra.
Sollevare i margini, adeguarsi alle anomalie, accoglierne le depressioni, le feroci alture, le intemperanze ai bordi, le aderenze dei cuori, i dolori comuni, le cose che non c’era bisogno di dire
per restare insieme.
E stendersi
sul profilo ritmico del tempo, sui suoi sorrisi rari
indovinarne il verdetto
tra le foglie e le fronde. Ammettere di non averlo compreso.
A volto scoperto
a volte scoprirlo
all’incirca
negli stormi rossastri in virata
sul dorso oro del fiume. Tra le corse stanche delle nuvole. Nel silenzio scalzo della sera. Nelle sorti selvatiche
tirate al caos erotico del vento. In ciò che si dirada
lentamente
sopra i corpi vergini del mondo.
Forse la chiave sarà
accarezzare i ricordi come vertigini, dare speranza agli spiragli. Affidarsi alla corrente. Assecondarla per difendersene
tirare
il tessuto teso delle vele
a favore degli affetti. Di certi istanti dati
per morire meno, per morire meglio,
e issare l’ancora, ogni tanto, indolente
nel ventre tagliente della chiglia
dedicare il viaggio alla lama con cui affondiamo negli altri
per non perderci.
Lasciarsi andare al timore degli dei, poveri diavoli,
dalle dita morbide posate su noi, sul senso stretto di eternità,
frammentata nei mortali,
ma dei mortali, in fondo cosa ne hanno mai saputo?
*****
Fredrik Axling
*****
“Troppo poco ho goduto delle piogge di primavera e dei tramonti
Troppo poco ho assaporato la bellezza delle vecchie canzoni e le passeggiate sotto il chiaro di luna.
Troppo poco mi sono inebriato del vino dell’amicizia
benché al mondo ci fosse sì e no un paese dove non avessi almeno un paio di amici.
Troppo poco tempo ho riservato per l’amore
a disposizione del quale stava tutto il mio tempo.
Un’altra volta saprei godere incomparabilmente più nella vita.
Un’altra volta saprei.”
Izet Sarajlić, “Un’altra volta saprei”, da “Chi ha fatto il turno di notte”, 2012 – Traduzione di Silvio Ferrari
*****
“Com’è spettrale la mia vita
nell’affondare e nel risalire.
Sempre mi vedo far cenni a me stesso
e a me stesso sfuggire.
Mi scopro risata, tristezza
profonda, selvatico
intrecciatore di discorsi
e tutto ciò affonda nell’abisso.
In nessun tempo forse
vi è stata giustizia.
Sono destinato a vagare
in spazi dimenticati.”
Robert Walser, “Troppo filosofico”, da “Poesie” – Traduzione di Antonio Rossi
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“una vita a centrocampo · corsa incessante per marcare
il proprio uomo · ricevere la palla e poi passarla
cosicché gli altri la possano calciare in porta
sebbene tutto si limiti a un cambio di posizione
a una disfatta coreografata:
“gol” significa che una squadra è appena inciampata
in un passo falso · proprio al limite
cosce ginocchia e caviglie non sono mai buone
abbastanza per smarcarti respiri fino
a svuotarti i polmoni – ogni mossa sul campo
sfida gli dèi della vendetta sugli spalti: cupi
e implacabili nella loro bramosia
tanto polifonici quanto irrispettosi
più offri loro e prima ti chiamano fuori
oltre il bianco cenere della linea – sfregando
ossa contro caviglie · gli occhi lucidi
di adrenalina · incrollabile invece la determinazione
a continuare con quel pizzico di talento tra il piatto
del piede e l’esterno – per passare
servire · per esaurirsi a suon di assist
è contro la panchina che si vince
orgoglio e autoinganno l’eterno avversario di sempre
in quest’arena di piscio e cemento”
Raoul Schrott (Austria), “Conditio humana”, da “L’arte di non credere a nulla”, 2025 – Traduzione di Federico Italiano
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Nicolas de Staël, “Calciatori”, 1952
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“Il rumore di esistere:
un cane
dentro di me.
Attraverso
come ad un cortile
il rumore di esistere.”
Carlos Nejar (Brasile), “Chiarore”, da “Árvore do mundo”, 1977 – Traduzione di Vera Lúcia de Oliveira
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Sono questa terra
“Sono questa vita e quella che resta,
quella che verrà dopo in altri giorni,
in altri giri della terra.
Quella che ho vissuto così come fu scritta
ora dopo ora
sul grande libro indecifrabile,
quella che mi va cercando per strada,
da un taxi
e senza avermi visto mi ricorda.
Ancora non so quando arriverà, chi la trattiene,
non conosco il suo viso, il suo corpo, il suo sguardo,
non so se arriverà da un altro paese
in un tappeto volante
o da un altro continente.
Sono questa vita che ho vissuto o malvissuto
ma ancor di più quella che deve arrivare
nelle orbite che la terra mi deve.
Quella che sarà domani quando arrivi
in un amore, una parola;
quella che in ogni attimo spero di prendere
senza sapere se è qui, se è lei quella che scrive
guidandomi la mano.”
Eugenio Montejo (Venezuela), “Sono questa terra”, da “Terredad”, 1978 – Traduzione di Alessio Brandolini
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Dean Nixon
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La possibilità di un’isola
“Vita mia, vita mia, mia antichissima vita,
mio primo voto mal richiuso,
mio primo amore infirmato,
sei dovuta ritornare.
Ho dovuto conoscere
ciò che la vita ha di migliore,
quando due corpi gioiscono della loro felicità
e si uniscono e rinascono senza fine.
Divenuto totalmente dipendente,
conosco il tremito dell’essere,
l’esitazione a sparire,
il sole che colpisce al limitare
e l’amore in cui tutto è facile,
in cui tutto è dato nell’attimo;
esiste in mezzo al tempo
la possibilità di un’isola.”
Michel Houellebecq (pseudonimo di Michel Thomas), “La possibilità di un’isola”, dall’omonimo romanzo del 2005 – Traduzione di Fabrizio Ascari
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Fernando Pessoa (Álvaro de Campos), da “Dattilografia”
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