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Le cose che fanno la domenica

19.11.2021
“Il sabato è un cane che corre festoso nel parco.
La domenica un gatto raggomitolato sulla finestra.”
Fabrizio Caramagna
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Le cose che fanno la domenica

“L’odore caldo del pane che si cuoce dentro il forno.
Il canto del gallo nel pollaio.
Il gorgheggio dei canarini alle finestre.
L’urto dei secchi contro il pozzo e il cigolìo della puleggia.
La biancheria distesa nel prato.
Il sole sulle soglie.
La tovaglia nuova nella tavola.
Gli specchi nelle camere.
I fiori nei bicchieri.
Il girovago che fa piangere la sua armonica.
Il grido dello spazzacamino.
L’elemosina.
La neve.
Il canale gelato.
Il suono delle campane.
Le donne vestite di nero.
Le comunicanti.
Il suono bianco e nero del pianoforte.
Le suore bianche bendate come ferite.
I preti neri.
I ricoverati grigi.
L’azzurro del cielo sereno.
Le passeggiate degli amanti.
Le passeggiate dei malati.
Lo stormire degli alberi.
I gatti bianchi contro i vetri.
Il prillare delle rosse ventarole.
Lo sbattere delle finestre e delle porte.
Le bucce d’oro degli aranci sul selciato.
I bambini che giuocano nei viali al cerchio.
Le fontane aperte nei giardini.
Gli aquiloni librati sulle case.
I soldati che fanno la manovra azzurra.
I cavalli che scalpitano sulle pietre.
Le fanciulle che vendono le viole.
Il pavone che apre la ruota sopra la scalèa rossa.
Le colombe che tubano sul tetto.
I mandorli fioriti nel convento.
Gli oleandri rosei nei vestibuli.
Le tendine bianche che si muovono al vento.

 

Corrado Govoni, “Le cose che fanno la domenica”, da “Gli aborti. Le poesie d’Arlecchino. I cenci dell’anima”, 2008

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Hisao Kanno

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Piaceri
“La prima occhiata dalla finestra la mattina
Il vecchio libro ritrovato
Volti pieni di entusiasmo
Neve, il volgere delle stagioni
Il quotidiano
Il cane
La dialettica
Fare la doccia, nuotare
Musica antica
Scarpe comode
Comprendere
Musica nuova
Scrivere, piantare
Viaggiare
Cantare
Essere cordiale.”

Bertolt Brecht, “Piaceri”, da “Poesie 1947-1956” – Traduzione di Anna Maria Curci

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Felicità

 

“Talmente presto che fuori è ancora quasi buio.
Sto alla finestra con il caffè
E le solite cose della mattina presto
Che passano per pensieri.
A un tratto vedo il ragazzo e il suo amico
Venire su per la strada
Per consegnare il giornale.
Portano il berretto e il maglione
E uno la borsa a tracolla.
Sono così felici
Che non dicono niente, questi ragazzi.
Mi sa che se potessero, si prenderebbero sottobraccio.
Il mattino è appena sorto
E stanno facendo questa cosa insieme.
Avanzano lentamente.
Il mattino si fa più luminoso,
anche se la luna pende ancora pallida sul mare.
Una tale bellezza che per un attimo
La morte e l’ambizione, perfino l’amore
Non riescono a intaccarla.
Felicità. Arriva
Inaspettata. E va al di là, davvero,
di qualsiasi chiacchiera mattutina sull’argomento.”

 

 

Raymond Carver, “Felicità”, da “Orientarsi con le stelle”,  2016 – Traduzioni di Riccardo Duranti e Francesco Durante

 

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Cos’è rimasto dei momenti belli?
“Cos’è rimasto dei momenti belli?
Il brillare degli occhi,
una goccia d’essenza,
un sospiro sul bavero,
il respiro sul vetro,
di lacrime una briciola
e un’unghia di tristezza.
E poi, credetemi, quasi più nulla.
Fumo di sigarette
e sorrisi fuggevoli,
e un pugno di parole
che volano in un angolo
come rifiuti lievi
che il vento porta via.
E ancora non vorrei dimenticare
quei tre fiocchi di neve.
Solo questo, ed è tutto.”
Jeroslav Seifert, da “Concerto sull’isola”, in “Jaroslav Seifert, Vestita di luce. Poesie 1925-67″
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Le piccole cose

 

 

“Il tempo passato a dormire.
E quello steso sul divano a guardare il soffitto.
Il rumore di una lacrima. Il cane si adagia sul letto.
Camminare scalzo sulle piastrelle. Il calore dei termosifoni.
Guardare le persone negli occhi, ascoltarle
finché hanno qualcosa da dire. Una birra ghiacciata
in agosto. Abbassare le tapparelle e leggere,
leggere in pieno giorno, leggere alla luce d’un abat-jour.
La prima sigaretta dopo il primo caffè del mattino.
Ascoltare sempre i soliti dischi.

Le parole che non riesci a dire.
E quelle che avresti potuto evitare.

Quando senza sfiorarci, vicini, camminiamo per la città.
Il silenzio della montagna. Il frastuono ossessivo del mare.
Le promesse in cui crediamo, dopo aver fatto l’amore.
Le stesse promesse che non manteniamo mai.
Tagliarmi i capelli da solo.
Le scarpe che indossi in ogni stagione.
Come sai farmi ridere, e planare, sulle tragedie.
Quando mi prendi vicino perché
capisci che ho paura. La lana sulla pelle.
Pensarti felice, anche se forse non è così.”

 

Luca Pizzolitto, “Le piccole cose”, da “Il silenzio necessario”,  2017

 

 

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Alcuni pomeriggi della domenica hanno

“Alcuni pomeriggi della domenica hanno
occhi tristi.
È come se la
vita si fosse fermata per sempre in loro.
Gigli blu, pensieri,
rampicante silenzioso di caprifoglio;
gli umili fiori della stazione tremano.
Un treno si perde confuso in lontananza
ed è l’immagine di un tempo che non esiste;
un quadro, un’inquietante eternità.
Un altro fischio e passa come le vertigini.
L’universo si precipita nel suo abisso.
Ma i volti dei viaggiatori
non sussultano, tutto sembra irreale,
strane figure
in un treno assurdo come la vita.
E i campi commuovono, il loro verde splendore è
pronto per qualcosa, qualcosa di bello,
qualcosa di felice. Commuove il verde solitario.
E nessuno sa quale strana luce cada sui muri.
Nessuno sa cosa stia cercando in quei pomeriggi,
né la ragione della sua insistente tristezza.
E nessuno sa perché
affoga il suo cuore senza nessuno.”
1959
Angeles Carbajal (Spagna), da “L’ombra di altri giorni”, 2002
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Jack Birns, 1950

 

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