Linguaggi

La Bibbia racconta…

01.09.2023
“La Bibbia, l’Odissea, poco importa tradurle male.
Sono invulnerabili.
Traboccano da ogni dove, come il sole attraverso una rete.”
Gesualdo Bufalino, da “Bluff di parole”, 1994
*****
Nell’arca
“Comincia a cadere una pioggia incessante.
Nell’arca, e dove mai potreste andare:
voi, poesie per una sola voce,
slanci privati,
talenti non indispensabili,
curiosità superflua,
afflizioni e paure di modesta portata,
e tu, voglia di guardare le cose da sei lati.
I fiumi si ingrossano e straripano.
Nell’arca: voi, chiaroscuri e semitoni,
voi, capricci, ornamenti e dettagli,
stupide eccezioni,
segni dimenticati,
innumerevoli varianti del grigio,
il gioco per il gioco,
e tu, lacrima del riso.
A perdita d’occhio, acqua e l’orizzonte nella nebbia.
Nell’arca: piani per il lontano futuro,
gioia per le differenze,
ammirazione per i migliori,
scelta non limitata a uno dei due,
scrupoli antiquati,
tempo per riflettere,
e tu, fede che tutto ciò
un giorno potrà ancora servire.
Per riguardo ai bambini
che continuiamo a essere,
le favole sono a lieto fine.
Anche qui non c’è altro finale che si addica.
Smetterà di piovere,
caleranno le onde,
nel cielo rischiarato
si apriranno le nuvole
e saranno di nuovo
come si addiceva alle nuvole sugli uomini:
elevate e leggere
nel loro somigliare
a isole felici,
pecorelle,
cavolfiori
e pannolini– che si asciugano al sole.”
Wislawa Szymborska, da “La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009)”, Traduzione di Pietro Marchesani
*****
ByzantineArt
*****
La moglie di Lot
“Guardai indietro, dicono, per curiosità,
ma potevo avere, curiosità a parte, altri motivi.
Guardai indietro rimpiangendo
la mia coppa d’argento.
Per distrazione – mentre allacciavo il sandalo.
Per non dover più guardare
la nuca proba di mio marito.
Per l’improvvisa certezza che se fossi morta
non si sarebbe neppure fermato.
Per la disobbedienza degli umili.
Per tendere l’orecchio agli inseguitori.
Colpita dal silenzio, sperando che Dio ci avesse ripensato.
Le nostre due figlie stavano già sparendo oltre la cima del colle.
Sentii in me la vecchiaia. Il distacco.
La futilità del vagare. Il torpore.
Guardai indietro posando per terra il mio fagotto.
guardai indietro non sapendo dove mettere il piede.
Sul mio sentiero erano apparsi serpenti,
ragni, topi di campo e piccoli avvoltoi.
Non più buoni né cattivi – ogni cosa vivente
semplicemente strisciava e saltava in un panico collettivo.
Guardai indietro per solitudine.
Per la vergogna di fuggire di nascosto.
Per la voglia di gridare, di tornare.
O forse fu solo un colpo di vento
che mi sciolse i capelli e alzò la veste.
Mi parve che dai muri di Sodoma lo vedessero
e scoppiassero in risa fragorose più e più volte.
Guardai indietro per l’ira.
Per saziarmi della loro grande rovina.
Guardai indietro per tutti questi motivi.
Guardai indietro non per mia volontà.
Fu solo una roccia a girarsi, ringhiando sotto di me.
Fu un crepaccio a tagliarmi d’improvviso la strada.
Sul bordo trotterellava un criceto ritto su due zampette.
E fu allora che entrambi ci voltammo a guardare.
No, no. Io continuavo a correre,
mi trascinavo e sollevavo,
finché il buio non piombò dal cielo,
e con esso ghiaia rovente ed uccelli morti.
Mancandomi l’aria, mi rigirai più volte.
Chi mi avesse visto poteva pensare che danzassi.
Non escludo che i miei occhi fossero aperti.
È possibile che io sia caduta con il viso rivolto alla città.”
Wislawa Szymborska, “La moglie di Lot”, da “Grande numero”, 1976 – Traduzione di Pietro Marchesani
*****
Tiziano Vecellio, “Caino uccide Abele”, 1543-1545
*****
Caino
“Ti ho ucciso fratello
ma non ne ho colpa
Dio ha mosso la mia mano
quando ti ha preferito a me
Insieme
i nostri doni gli offrivamo
ma Lui gradiva solo i tuoi
ed io, disperato, non capivo
Io sono umano
fatto di amore e odio
d’invidia e compassione
È scritto:
«Creati foste a Mia immagine e somiglianza»
Perdonami fratello:
l’averti ucciso non mi ha reso un Dio.”
Inedito di Susy Savarese
*****
Le ultime parole di Abele a Caino
“Un passero dal mio frutteto
è volato vicino a casa tua
mentre mi uccidevi
Fratello, perché semini
di rame e piombo
i miei campi ghiacciati?
Cosa può germogliare in primavera
da questi semi di proiettile?
In questa terra nera coltivo il grano
Potrei prepararti una pagnotta bella croccante
Perché i miei alberi da frutta hanno ferite da combattimento?
Perché le mie pecore e le mie mucche giacciono morte?
Perché le donne tessono i fili di cielo
per usarli come bende di garza?
Fratello, potresti ancora riportarmi
in vita, alla luce
se non bombardi l’ospedale
dove mia moglie incinta prega
che il primo pianto di nostro figlio appena nato
non sia anche l’ultimo
Perché mi sta cadendo
in bocca la neve
e perché è rossa?
Fratello, potresti
ancora”
Agnieszka Tworek (Polonia), pubblicata sulla rivista digitale “Rattle” il 13 marzo 2022 nell’ambito del progetto “Poets respond” – Traduzione italiana di Pina Piccolo
*****
John Collier, “Lilith”, 1887

*****
Lilith
“…Poi dio creò la donna a sua immagine,
la creò dalla terra grezza,
la creò dall’illusione di se stessa,
Lilith, nei cui occhi vedete il perduto amore
o l’amore abbandonato,
Lilith, preda e predatrice
che canta come una colomba per domare il leone,
che legifera per infrangere,
regina e minuzia al tempo stesso,
Lilith che abita il centro della terra
e la osserva, mentre adagio le gira intorno,
che possiede i cipressi, i crepuscoli,
e il lontano orizzonte del mare,
lei, soffice come una nuvola, cerea come una nuvola,
che non ha tempo per pianti estivi
né per lacrime autunnali,
che lega i suoi uomini e poi piange perché possano liberarsi,
lei, la sconosciuta
vestita da prostituta
lei, il cui passato sta nei sogni il cui futuro
già le brilla negli occhi
lei, forte nella sua femminilità, e quindi dolce
che soffre per amore suo malgrado
che divora il cielo, e come latte beve la luna
lei, per un istante tra le braccia
l’attimo dopo un’ombra lontana,
lei, luce dell’alba,
la cui nudità scorgono solo i ciechi
donna libera, donna in catene
donna libera persino dalla libertà,
punto dove l’inferno e il paradiso s’incontrano in pace
desiderio assoluto, e voglia di desiderare,
Lilith, albero chinato dal peso dei suoi fiori
Lilith, fulmine all’orlo dell’abisso
Lilith, tenera nella vittoria, potente nella sconfitta,
Lilith, senza certezze né bisogni
che parla per tutte le donne,
che vede senza mai scegliere
che sceglie senza mai sprecare
Lilith che parla per tutti gli uomini,
pronta a tradire il suo sesso,
pronta a tradire,
i cui mille tagli sono piu teneri di mille baci.
Lilith, la peccatrice devota,
poeta demone e demone poeta.
Trovatela in me, trovetela nei sogni,
trovatela e prendete da lei
quello che desiderate,
prendete ogni cosa,
prendete tutto:
nulla sarà mai abbastanza.”
Joumana Haddad, “Lilith”, da “Il ritorno di Lilith”, 2009 – Traduzione di O. Capezio
*****
Alessandro Siviglia
*****
Ipotesi su Barabba
“Cosa ne è stato di Barabba. Ho chiesto nessuno lo sa
Libero da catene uscì sulla bianca via
poteva svoltare a destra proseguire dritto svoltare a sinistra
girare in cerchio erompere in un canto di festa come un gallo
Egli Imperatore delle proprie mani della propria testa
Egli Governatore del proprio respiro
Lo chiedo perché in certo modo ho preso parte all’affare
Attratto dalla folla davanti al palazzo di Pilato gridavo
così come gli altri libera Barabba Barabba
Acclamavano tutti se io solo avessi taciuto
sarebbe accaduto esattamente quello che doveva accadere
E forse Barabba è tornato alla sua banda
Sulle montagne uccide rapido saccheggia per bene
Oppure ha messo su un negozio, fa ceramiche
e monda nell’argilla della creazione
le mani macchiate dal delitto
È portatore d’acqua mulattiere usuraio
proprietario di navi – su di una Paolo faceva vela per Corinto
oppure – cosa non da escludersi
è diventato una spia preziosa al soldo dei Romani
Guardate e ammirate il gioco da vertigine del destino
su possibilità potenze sorriso della fortuna
E il Nazareno
è rimasto solo
senza alternativa
con uno scosceso
sentiero di sangue.”
Zbigniew Herbert, da “Elegia per l’addio”, 1990, Traduzione di Valeria Rossella
*****
Honoré Daumier, “Ecce homo”, 1849-1852
*****
Immagine in evidenza: Bibbia Istoriata, miniata nel nord-est della Francia delle Fiandre all’inizio del XIII secolo – Collezione John Rylands

Lascia un commento