Pensieri

Caccia all’omo. Viaggio nel paese dell’omofobia

13.11.2025
I dati che abbiamo a disposizione ci raccontano di un’Italia sommersa da Nord a Sud dall’odio omotransfobico. C’è una gerarchia della violenza. Ci sono reati e ci sono soprusi. Non si tratta soltanto di aggressioni fisiche verso le persone Lgbti, pur considerando confermato un trend in crescita negli ultimi anni. Ci sono anche persone respinte all’ingresso: dalle scuole, dalle case, dai locali pubblici, dalle attività professionali. Ci sono adolescenti costretti a cosiddette “terapie di conversione” dai genitori che considerano ancora oggi l’omosessualità come una malattia, invece come ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità è “una variante naturale del comportamento umano”. Questi ragazzi vengono costretti a sessioni infernali di psicoterapie che causano soltanto danni psicologici, questi sì irreparabili. Ma la novità di questo tempo mi sembra l’attacco alla prossimità: cioè al confine tra la comunità Lgbti e ciò che sta fuori. Abbiamo letto nella cronaca di strutture alberghiere che rifiutavano le persone lgbti, locali pubblici che sanzionava l’affettività tra persone dello stesso sesso, vicini di casa che mettevano in atto vere e proprie pratiche di rifiuto nei confronti delle persone lgbt. Sono fenomeni che ci sono sempre stati, tuttavia appare evidente come il discorso pubblico li abbia irrobustiti e resi più ricorrenti e più visibili. (…)
Fortunatamente spesso si attiva un cordone di solidarietà verso l’aggredito che ha il coraggio di denunciare. Una solidarietà mediatica, sociale e istituzionale che riesce a indicare questi comportamenti e a giudicarli aberranti. Ma non sempre. C’è anche un mondo che non riesce o non vuole comprendere, che individua nella persona Lgbti visibile un’antagonista da cui disfarsi al più presto. È il nuovo “noi” che si impone. Un noi che probabilmente non include “loro”, le persone Lgbti. Un noi fatto di “famiglia tradizionale” minacciata da una presunta lobby. Spaventa l’affettività, spaventa l’identità che risulta ancora oggi così diversa da quella che conosciamo tutti. Tocca nel profondo il modo in cui questa società è costruita e regala la sensazione di qualcosa di intangibile che cambia. Il paese così viene attraversato da un conflitto. Una guerra tra mondi quasi invisibile che spesso viene esasperata dai toni istituzionali. (…)
L’Italia è stata consegnata in mano a chi prometteva di abolire le unioni civili, a chi denunciava non soltanto il fantasma della teoria del gender nelle scuole ma anche la stregoneria. Ed è tornato così un sentire che pensavamo di aver superato grazie all’approvazione della legge Cirinnà. In Italia casi di omotransfobia registrati soltanto nel 2019 sono stati 212 aggressioni e due morti. In tutto il 2018 sono stati 211. Nel 2017 si contano 144 casi. Mentre nel 2016 la stima è di 109. E questa è solo la punta dell’iceberg che vediamo attraverso gli episodi di cronaca, molti non denunciano. Inoltre l’Osservatorio della polizia non raccoglie dati che non siano collegati a un reato specifico. E, non essendoci una legge, non può evidentemente neppure raccogliere i dati correlati. (…) Dal punto di vista pratico gli altri sono diventati, sartrianamente, l’inferno. Il “non noi” da combattere. Non è successo per caso, è una strategia politica ben precisa. (…) Come qualsiasi aggressione o violenza verbale c’è un corollario di effetti che accompagna chi la sopporta: depressione, ansia, sentimenti di colpa e disistima fino all’ideazione suicidaria. Durante l’adolescenza gli effetti sono particolarmente deleteri. Ho parlato con ragazzi che nei propri 16 anni avevano deciso di non uscire di casa, non aver più rapporti sociali con altre persone. Adolescenti che scelgono di annullare la propria identità perché percepita come disordinata, fuori posto. Dimentichiamo sempre che l’orizzonte di un’adolescente è breve. Non sa che, come dice il giornalista americano Dan Savage: “Le cose andranno meglio”. Molti studenti non si sentono a proprio agio nel dire ai loro insegnanti, ad esempio, del bullismo che attraversano perché temono che possa portare a più bullismo. Non lo raccontano ai loro genitori perché non vogliono ancora fare coming out, non sono ancora pronti. Immaginate il peso che ha questo su un’adolescente. I ragazzi Lgbti hanno quattro volte più possibilità di tentare il suicidio, quelli le cui famiglie sono ostili corrono un rischio otto volte maggiore. L’omofobia è poi assenza di attese nell’immaginario sociale e questo riguarda non soltanto i ragazzi ma anche persone adulte. Ognuno reagisce in maniera differente, ovviamente. Nel libro, ad esempio, ci sono le storie di due infermieri che vengono discriminati all’interno della stessa struttura ospedaliera. Uno dei due decide di togliersi la vita. La vita di una persona Lgbti è un continuo esercizio di resistenza. C’è chi resiste imparando a difendere se stesso, gli amici, gli amanti. E c’è chi si spezza.
(…)
Mi torna spesso in mente la storia di Ale, un ragazzo trans “ftm” cioè female to male. Si dice così quando si transita dal genere femminile al maschile. Ale è stato buttato fuori casa dopo aver compiuto 18 anni. Mi torna spesso in mente perché Ale ancora oggi non ha trovato una sistemazione. Non ha una prospettiva certa di futuro e la pandemia ha peggiorato il tutto, vale per lui come per moltissime persone Lgbti lasciate ai margini. Lotta e sopravvive con una forza titanica. Si parla di “difesa della famiglia naturale” molto spesso ultimamente. Mi chiedo chi ha pensato di difendere Ale dalla propria famiglia in questi mesi. Gettato come un oggetto rotto, dimenticato ai margini. Una famiglia che respinge non è inadeguata, è criminale. La storia di Ale racconta che c’è un odio che distrugge veramente il concetto di famiglia. Sta ingoiando il paese, finirà per divorarlo. La vita degli altri, delle persone Lgbti vulnerabili è invisibile solo perché abbiamo deciso di non guardarla, non vogliamo.
Simone Alliva, da “Caccia all’omo. Viaggio nel paese dell’omofobia”, 2020
*****
In evidenza: Street Art di Bansky

Lascia un commento