Linguaggi

A caro prezzo…

22.12.2025
“Inclusam Danaen turris aenea
robustaeque fores et vigilum canum
tristes excubiae munierant satis
nocturnis ab adulteris,
si non Acrisium virginis abditae
custodem pavidum Juppiter et Venus
risissent: fare enim tutum iter et patens
converso in pretium deo.
aurum per medios ire satellites
et perrumpere amat saxa potentius
ictu fulmineo.” [ … ]
“Una torre di bronzo dalle porte
ben salde e orrendi cani vigilanti
bastavano a difendere dai drudi
notturni Dànae chiusa, se d’Acrisia
spaventato custode della vergine
non avessero riso Giove e Venere:
un cammino sicuro conoscevano
e aperto al dio trasfigurato in oro.
L’oro suole passare tra le guardie
e infrangere le rocche con più forza
del fulmine.” [ … ]
Orazio, “Carmina”, Libro III, vv. 1-11, Traduzione di  Enzio Cetrangolo
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Denaro di Dio
Tre, quattro, cinque, sei, sette!
Una mano di Supremo
Artefice palpa la Banconota
Con giubilo creatore,
Sta per sentirsi molto degno
Del Potere mentre il Segno
Della Possibilità
Sulla carta si fa evidente
Fino a mutarsi nel…
Più in là. – Dèi: spendete”
Jorge Guìllén, da “Aire nuestro. Cantico. Clamor. Homenaje”, 1968 – Traduzione di Lucia Valori
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Costo della vita
“Al ristorante le donne parlano di ricette,
dell’istruzione dei figli,
di orecchini d’argento, del costo della vita,
mentre si godono un pasto frugale e un
bicchiere di vino bianco o di champagne.
Dopo chiacchierano di uomini, quasi sempre
criticandoli, a volte parlano del marito di qualcuna.
“È un brav’uomo” – dicono
“Si prende sempre cura dei bisogni di sua moglie” -“Ma lei ha un brutto carattere, si arrabbia facilmente” –
alla toilette si mettono il rossetto e si ritoccano
il trucco, avvicinano il viso allo specchio e cercano
eventuali imperfezioni, si sistemano i vestiti e
tornano indietro dondolando
la borsa in aria.
La borsa sembra la luna
alta nel cielo in una notte molto limpida
che illumina i campi di un verde molto brillante
e si sentono i grilli cantare
rompendo il silenzio della montagna.”
Edgar Artaud Jarry (Messico), da “Periódico de Poesía”, n. 56, Febbraio 2013
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Elemosina
Mendico, ecco la borsa! coccolata
Non l’hai, vecchio poppante un seno avaro,
Che scoli a morto la tua scampanata.
Strani peccati dal metallo caro
Trai, e ampio a pieni pugni noi baciandolo,
Soffiaci che torca! ardente fanfara.
Chiesa con incenso le case quando
Sui muri una schiarita blu molcente
Volge preghi il tabacco non parlando,
E l’oppio infrange i farmaci potente!
Abiti e pelle, vuoi il raso in rovina
E bere inerzia in saliva contenta,
Nei sontuosi caffè fare mattino?
Soffitti arricchiti di ninfe e veli,
Si dà, al mendico del vetro, un festino.
Quando esci, vecchio dio, e tremi nei teli
D’imballo, lago d’aureo vino è aurora
E giuri che le stelle in gola celi!
Se non conti il brillio del tuo tesoro,
Ornati ben d’una penna, a compieta
Servi un cero al santo in cui credi ancora.
E non pensare che dica follie,
La terra s’apre antica a chi sfà fame.
Altre elemosine odio e voglio oblio.
E mai, fratello, mai comprar del pane.”
Étienne Mallarmé, “Elemosina”, pubblicata su “Parnasse contemporain”, 1866, da “Mallarmé. Poesie”, 1991 – Traduzione di Patrizia Valduca
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Marinus van Reymerswaele, “Esattore di tasse con la moglie”, 1514 

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Io non ho bisogno di denaro

 

 

“Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti.

Di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori, detti pensieri,
di rose, dette presenze,
di sogni, che abitino gli alberi,
di canzoni che faccian danzar le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti…

Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia le pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.”

 

 

Alda Merini, da “Terra d’Amore”,  2003

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In evidenza: Dipinto di Martine Fauve Dechavanne

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