Linguaggi

Io, Moby Dick

07.01.2026

Chiamatemi Ismaele.

Qualche anno fa – non importa ch’io vi dica quanti – avendo poco o punto denaro in tasca e niente che particolarmente m’interessasse a terra, pensai di mettermi a navigare per un po’, e di vedere così la parte acquea del mondo. Faccio in questo modo, io, per cacciar la malinconia e regolare la circolazione. Ogniqualvolta mi accorgo di mettere il muso; ogniqualvolta giunge sull’anima mia un umido e piovoso novembre; ogniqualvolta mi sorprendo fermo, senza volerlo, dinanzi alle agenzie di pompe funebri o pronto a far da coda a ogni funerale che incontro; e specialmente ogniqualvolta l’umor nero mi invade a tal punto che soltanto un saldo principio morale può trattenermi dall’andare per le vie col deliberato e metodico proposito di togliere il cappello di testa alla gente – allora reputo sia giunto per me il momento di prendere al più presto il mare. Questo è il sostituto che io trovo a pistola e pallottola. Con un ghirigoro filosofico Catone si getta sulla spada; io, quietamente, mi imbarco. Non c’è niente di straordinario in questo. Basterebbe che lo conoscessero appena un poco, e quasi tutti gli uomini, una volta o l’altra, ciascuno a suo modo, si accorgerebbero di nutrire per l’oceano su per giù gli stessi sentimenti miei.”
Herman Melville, da “Moby Dick”, 1851

 

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Moby Dick

 

 

“Alla preda perfetta che sempre

rinasce, nuotando libera

nei sogni, oltre i confini

dei nostri orizzonti

 

Parte I – Ismaele
(Parla Ismaele)

Sono nell’odore dell’acqua salata che asciuga
in alghe strappate agli abissi, in mappe segrete
nel legno relitto impregnato di luoghi remoti.
E poi per coste sconosciute distese addormentate
in spiagge dorate, in ripide scogliere, in baie profumate.
Sono nell’oceano che muove incessante,
invade ogni spazio e riempie la mente
col rombo dell’onda che frange e nel tuono
col fileggiare di vele e scotte
o venti muti, caduti, bonaccia.
Sono lo scricchiolio delle navi alla fonda
che dicono storie, leggende, ballate e cantate;
sono nei marinai, negli ufficiali e nel capitano
persino in voi che restate al sicuro
coi piedi per terra, se lo sguardo viaggia lontano.
Io sono il richiamo della foresta
il perché degli eroi partiti per la guerra di Troia
io sono acqua che danza e invade la mente
di chi parte per mare e si fa voce.
Per questo non posso morire ingoiato dai flutti:

Chiamatemi Ismaele.

Nel mio giaciglio ho incontrato un regale selvaggio
che insegue balene per tutti gli oceani. Il destino ci ha avvinti
e ha scelto una nave intarsiata nell’osso da miti e leggende
annerita dal tempo, dal sole, dal mare e dal sangue.
Sarò voce della sua storia e di quella del suo capitano:
sarò la voce del mare.

 

 

Paolo Nicolini, “Moby Dick”, da “Verso Occidente”, 2021

 

 

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Chiamatemi Ismaele

 

“Dalle onde più quiete
(così umane)
emerge Moby Dick.
Questo dio imponente
cammina sull’acqua
del tutto indifferente.
Quel che ha di mito
(tra i moli)
di sacro (nel bosco)
finisce
per affondarlo.”
Luis Armenta Malpica (Messico), da “Chiamatemi Ismaele”, 2019 – Traduzione di Alessio Brandolini
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