Linguaggi

Di invettive, anatemi, maledizioni e altri demoni

21.01.2026

“Guai a chi avrà amato soltanto corpi, forme, apparenze!

La morte gli toglierà tutto.

Cercate di amare le anime, le ritroverete.”

Victor Hugo, da “I Miserabili”, 1862

 

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S’i’ fosse foco

 

“S’i’ fosse foco, arderei ’l mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempesterei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo;

s’i’ fosse papa, sare’ allor giocondo,
ché tutti cristïani imbrigherei;
s’i’ fosse ’mperator, sa’ che farei?
A tutti mozzarei lo capo a tondo.

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;
s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:
similemente farìa da mi’ madre.

S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
e vecchie e laide lasserei altrui.”

 

Cecco Angiolieri, Poesia 82 delle “Rime” secondo l’edizione Marti, e LXXXVI secondo l’edizione Vitale.

 

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E vorreste non parlassero

 

“E vorreste non parlassero
i letterati di letteratura
i cattedratici di cattedre
le puttane di affari
di patti gli affaristi
le mamme di mammane
di sindaci i sindacalisti?
Non di vitalizi i vivi
o gli avvizziti di vizi?
Né di squallori le blatte
o di ablativi le scuole?
Ah che la lingua combatte
dove il niente duole.”

 

Franco Fortini, pubblicata in “Linea d’ombra”, N.5-6, Estate 1984, poi confluita in “Ospite ingrato”, 1985 (seconda edizione), oggi in “Saggi ed epigrammi” 

 

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A un papa *

 

 

“Pochi giorni prima che tu morissi, la morte
aveva messo gli occhi su un tuo coetaneo:
a vent’anni, tu eri studente, lui manovale,
tu nobile, ricco, lui un ragazzaccio plebeo:
ma gli stessi giorni hanno dorato su voi
la vecchia Roma che stava tornando così nuova.
Ho veduto le sue spoglie, povero Zucchetto.
Girava di notte ubriaco intorno ai Mercati,
e un tram che veniva da San Paolo, l’ha travolto
e trascinato un pezzo pei binari tra i platani:
per qualche ora restò li, sotto le ruote:
un po’ di gente si radunò intorno a guardarlo,
in silenzio: era tardi, c’erano pochi passanti.
Uno degli uomini che esistono perché esisti tu,
un vecchio poliziotto sbracato come un guappo,
a chi s’accostava troppo gridava: «Fuori dai coglioni».
Poi venne l’automobile d’un ospedale a caricarlo:
la gente se ne andò, restò qualche brandello qua e là,
e la padrona di un bar notturno, più avanti,
che lo conosceva, disse a un nuovo venuto
che Zucchetto era andato sotto un tram, era finito.
Pochi giorni dopo finivi tu: Zucchetto era uno
della tua grande greggia romana ed umana,
un povero ubriacone, senza famiglia e senza letto,
che girava di notte, vivendo chissà come.

Tu non ne sapevi niente: come non sapevi niente
di altri mille e mille cristi come lui.
Forse io sono feroce a chiedermi per che ragione
la gente come Zucchetto fosse indegna del tuo amore.
Ci sono posti infami, dove madri e bambini
vivono in una polvere antica, in un fango d’altre epoche.
Proprio non lontano da dove tu sei vissuto,
in vista della bella cupola di San Pietro,
c’è uno di questi posti, il Gelsomino…
Un monte tagliato a metà da una cava, e sotto,
tra una marana e una fila di nuovi palazzi,
un mucchio di misere costruzioni, non case ma porcili.
Bastava soltanto un tuo gesto, una tua parola,
perché quei tuoi figli avessero una casa:
tu non hai fatto un gesto, non hai detto una parola.
Non ti si chiedeva di perdonare Marx! Un’onda
immensa che si rifrange da millenni di vita
ti separava da lui, dalla sua religione:
ma nella tua religione non si parla di pietà?
Migliaia di uomini sotto il tuo pontificato,
davanti ai tuoi occhi, son vissuti in stabbi e porcili.
Lo sapevi, peccare non significa fare il male:
non fare il bene, questo significa peccare.
Quanto bene tu potevi fare! E non l’hai fatto:
non c’è stato un peccatore più grande di te.

 

 

*Il papa in questione  è Pio XII

 

 

Pier Paolo Pasolini, “A un Papa”, da   “Umiliato e offeso – Epigrammi”, in “La religione del mio tempo” 1958

 

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Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo
“Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo.
Devi associarti a una consorteria
di violinisti guerci, di furbi larifari,
di nani del Veronese, di aiuole militari,
di impiegati al catasto, di accòliti della Schickería.
E ballare con loro il verde allegro dello sfacelo,
le gighe del marciume inorpellato,
inchinarti dinanzi ai feticci della camorra,
come Abramo dinanzi al volere del cielo.
Guai a chi sulla terra è sprovvisto di santi,
guai a chi resta solo come un re disperato
fra neri ceffi di lupi digrignanti.”
Angelo Maria Ripellino, da “Lo splendido violino verde”, 1976

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L’Alfabeto Apocalittico

 

 

Edoardo Sanguineti, “Alfabeto apocalittico”,  nel 1982 e pubblicato nel 1984 dalla Galleria Rizzardi, con ventuno capilettera e un’acquaforte acquatinta a colori numerata e firmata da Enrico Baj (qui nell’immagine in evidenza)

 

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Nell’immagine in evidenza: Acquaforte di Enrico Baj

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