Linguaggi

Le cose necessarie

28.01.2026
“Il delicato equilibrio tra i sogni e la realtà, tra la leggerezza e la necessità.
E’ questo che governa il mondo.”
Fabrizio Caramagna
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Pensa agli altri
“Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.”
Mamhmoud Darwish (Palestina), dalla raccolta omonima del 2017 – Traduzione di  Alessandra Amorello
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Le necessità
“Una porta chiusa non è sufficiente perché un uomo
nasconda il suo amore. Egli necessita anche di una porta aperta
per poter partire e perdersi nella folla quando questo amore esploderà
come un barile di polvere nell’arsenale raggiunto dal fulmine.
Un tetto non basta perché un uomo sia protetto
dal calore e dalla tempesta. Per sfuggire al lampo
egli necessita di un corpo steso nel letto
e a portata della sua mano ancora timorosa
di avanzare nel buio quando la pioggia cade nel silenzio del mondo aperto come un frutto
fra due tuoni.
Nella notte che declina, nel giorno che nasce,
l’uomo ha bisogno di tutto: dell’amore e del fulmine.”
Lêdo Ivo (Brasile), “Le necessità”, da “Illuminazioni”, 2002 – Traduzione di Vera Lúcia de Oliveira
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Il silenzio necessario

 

 

“Negli occhi di un bambino
nei baci mancati
nelle labbra sottili
nella notte a pochi passi dal mattino

nella resa dei tuoi occhi
nei corpi invecchiati dal tempo
nelle cravatte annodate per bene
nei giorni vuoti nei giorni di gioia

nell’amicizia che consola
nell’amore che non viene
nella ricerca smarrita
nel desiderio di riposo.

Ora so dove nascono i fiori
prima che il vento ne faccia profumo.”

 

Luca Pizzolito, dalla raccolta omonima del 2017

 

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Niphisi

 

 

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Ho bisogno di sentimenti

 

“Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti.

Di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori, detti pensieri,
di rose, dette presenze,
di sogni, che abitino gli alberi,
di canzoni che faccian danzar le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti…

Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia le pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.”

 

 

Alda Merini, da “Terra d’amore”, 2003

 

 

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Babbo, stasera io e te ce ne andiamo a bere una birra

L’altro giorno, così, per gioco ma anche per necessità, ho detto a mio padre:
“Babbo, stasera io e te ce ne andiamo a bere una birra.”
Lui mi ha guardato con quegli occhi stanchi che sanno ancora vedere tutto,
e con un filo di voce,
ma con dentro la voglia vera,
mi ha risposto:
“Davvero?”
“È certo che andiamo”, ho detto.
“Adesso parlo col medico. Gli dico che io e il babbo usciamo un attimo.
Una birra veloce, all’aperto, niente di impegnativo.
Poi torniamo, tranquilli.”
E lui, come se ci credesse per davvero:
“E verso che ora passi?”
“Verso le nove e mezza, babbo. Va bene?”
“Perfetto.”
Sembrava tutto vero, in quel momento.
Come se bastasse volerlo per farlo accadere.
Come se il solo desiderarlo con abbastanza cuore
potesse aprire le porte dell’impossibile.
E in fondo è così.
L’amore fa queste magie:
tiene aperti spazi che la realtà ha già chiuso da tempo.
Poi gli ho detto:
“Adesso però dormi un po’.
Sennò il medico viene, guarda il tuo viso stanco
e dice che non si può,
che non hai riposato,
che uscire è fuori discussione.
Dormi, babbo”, gli ho sussurrato.
“Così lo freghiamo.”
E lui ha sorriso.
Uno di quei sorrisi rari, che non fanno rumore,
ma che senti comunque rompersi dentro il petto.
Ci siamo messi a ridere.
Una risata quieta, come si ride quando si ha paura di disturbare il tempo,
quando anche la gioia è un gesto da maneggiare con cura.
Ma era gioia, quella. Era leggerezza.
Ed era nostra.
Da allora, ogni tanto, io ci vado.
Ci vado davvero.
Lo porto con me, mio padre.
Lo prendo per mano con il pensiero
e lo metto sul sedile accanto,
quello dove un tempo sedeva sul serio
e diceva di guidare più piano.
E così andiamo.
A prenderci una birra.
A guardarci in silenzio.
A pescare nel mare che non c’è,
senza tirare su niente,
ma tenendo la canna come si tiene la speranza:
salda, paziente, viva.
Ci sediamo a tavola e lui prende la pizza capricciosa,
la taglia lentamente,
e poi, come sempre, mi porge la fetta migliore.
E io la prendo.
Con le mani.
Senza dire grazie.
Perché lui sa.
E poi guardiamo le stelle.
O meglio, lui le guarda per me.
Ne indica una con quel dito magro,
quasi trasparente,
e dice:
“Quella è nostra.”
E io gli credo.
Gli credo perché è lui a dirlo.
E anche se non esiste nessuna stella con il nostro nome,
io la vedo.
Ogni notte.
Sono tutte cose impossibili.
Ma io continuo a farle.
Non per illudermi.
Ma per non smettere di amarlo.
Perché c’è un amore che resta,
anche quando il corpo smette di andare.
Un amore che trova il modo.
Che non aspetta il permesso.
Che fa spazio,
che inventa sogni,
che costruisce serate che non esistono
solo per sedersi ancora una volta
accanto a chi ha saputo tenerti il mondo
quando tu non sapevi nemmeno come si faceva a stare in piedi.
E allora, a volte, mentre lui dorme
e io resto lì a guardarlo,
vorrei dirglielo ancora più piano,
ancora più dentro:
“Prestami il tuo cuore, babbo.
Che è stanco, lo so.
Ma fammi un angolo piccolo lì dentro,
un rifugio di battiti buoni.
Tienimi con te.
Fammi spazio.
Fammi esistere ancora.”
Sono tutte cose impossibili.
Ma io le sogno.
E nei sogni,
non ci serve il medico.
Ci serve solo il cuore.
E il cuore,
quello,
non ha mai chiesto il permesso per amare.
Andrew Faber (pseudonimo di Andrea Zorretta), “Babbo, stasera io e te ce ne andiamo a bere una birra”, dalla pagina Facebook dell’Autore
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Paola Agosti
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Nell’immagine in evidenza: Opera di Inge Schuster

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