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Quando un poeta si ispira ad uno scultore che si ispira ad un poeta: Deidier, Rodin e Dante

31.01.2026
“Si dice che Lucifero osservando
Nella brace dei suoi occhi la porta
Dell’inferno una manciata d’istanti
Prima che Rodin l’esponesse,
Estenuato dalla malinconia
Si sia rivolto al triste manufatto:
Resterai chiusa, chiusa per l’eterno,
Mia crudele, mia feroce amica,
E la scarniva con le proprie unghie.
Dentro di sé lo scultore ascoltava
Per sempre la rinuncia al suo potere
Di riflettere il destino di tutti.
Raccolse disegni finti in un quaderno
E scomparve in compagnia del suo demone
Lasciando il mondo al suo più vero inferno.”
Roberto Deidier, da “Quest’anno il lupo fissa negli occhi l’uomo”, 2025
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Nell’immagine: Auguste Rodin, “La porta dell’inferno”

 

Commissionata a Rodin nel 1880 per essere posta  al “Musée des Arts Décoratifs” di Parigi, l’opera, che avrebbe dovuto essere ultimata nel 1885, rimase incompiuta. Rodin ci lavorò per quasi quarant’anni fino alla sua morte, progettandone un’altezza di quattro metri e mezzo, con una serie di bassorilievi ispirati all’Inferno dantesco. Tra le sue 180 figure, infatti,  sono chiaramente riconoscibili  alcuni personaggi, tra i quali lo stesso Dante (rappresentato  al centro del portale nelle vesti del pensatore),  il Conte Ugolino, Paolo e Francesca.

 

Dante non è solamente un visionario e uno scrittore; è anche uno scultore. La sua espressione è lapidaria, nel senso buono del termine. Quando descrive un personaggio, lo rappresenta solidamente tramite gesti e pose. […] Ho vissuto un intero anno con Dante, vivendo di nulla se non di lui e con lui, disegnando gli otto cerchi dell’inferno…”

(Auguste Rodin)

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