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Beatitudini

01.02.2026
“Beata l’alma, ove non corre tempo, per te s’è fatta a contemplare Dio.”

 

Michelangelo Buonarroti

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Voi che siete oppressi
“Voi che siete oppressi
ed esaltati nel male
ricordate che eravate violini
pronti a suonare
le ragioni del mondo.
Poi qualcuno,
un demone assurdo di sacrificio
vi ha troncato le ultime parole.
Ahimè, poveri vetri infranti
che siete finiti in mille pezzi
e non sapete più ricomporvi.
Ma il mio sguardo d’amore
tornerà a ridarvi armonia.
Non odiate i vostri nemici:
essi hanno contribuito a far sì
che voi incontraste il Maestro
e leggeste nei suoi occhi
le pagine del Vangelo.
Io metterò le mie forze
al vostro servizio
e sarò un Dio di infinita dolcezza.
Io ricucirò i vostri panni disgiunti,
ricongiungerò le vostre mani
che sono state divaricate.
Non pregate Dio che vi ridoni
ciò che avete perduto:
ciò che avete perduto è tesaurizzato in cielo,
è là che vi attende.
Intanto Dio vi dà un’ immensa ricchezza,
quella del dolore,
il dolore è tenebra e forza,
perché il dolore è una guida
al di sopra di voi:
è fiato di Dio,
a cui niente potrà resistere.
La fede è il bastone che Dio mette in voi,
perché si attorcigli nei vostri corpi
la pianta della felicità.
E beati voi,
che avete il dono delle sante lacrime,
e se anche le trovate ingiuste
agli occhi di Dio
appariranno rugiada
che farà crescere rose
nella vostra carne.
Beati voi che piangete
e vi santificate per gli altri
e siete maledettamente storpi nel corpo
ma dritti nello spirito.
Non siate servi ma vincitori:
andate oltre l’odio dei vostri nemici,
molto oltre,
perché le vostre lacrime
hanno preparato le vie del Signore.”
Alda Merini, da “Cantico dei Vangeli”, 2006
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Amore
“Beati coloro che hanno
due fedi al dito
una quella degli sponsali
e l’altra quella dell’arte.
Beati coloro che si baceranno
sempre al di là delle labbra
varcando dei gemiti
il confine del piacere
per cibarsi dei sogni”.
Alda Merini, da “Amore”, in “Il maglio del poeta”, 2002
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Paul Almasy
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O beati color ch’hanno duo cori
“O beati color ch’hanno duo cori
in un sol core e due alme in un’alma,
due vite in una vita, e i loro ardori
quetano in pace graziosa et alma;
beatissimi quei ch’hanno i fervori
con desio pari scarchi d’ogni salma,
né invidia o gelosia né avara sorte
gli nega alcun piacer sino a la morte.”
Pietro Aretino, da “Angelica”, Canto II, Strofa II
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Beatitudine, (Alcyone, 1903).

 

 

“Color di perla quasi informa, quale
conviene a donna aver, non fuor misura”.
Non è, Dante, tua donna che in figura
della rorida Sera a noi discende?

Non è non è dal ciel Betarice
discesa in terra a noi
bagnata il viso di pianto d’amore?
Ella col lacrimar degli occhi suoi
tocca tutte le spiche
a una a una e cangia lor colore.
Stanno come persone
inginocchiate elle dinanzi a lei,
a capo chino, umíli; e par si bei
ciascuna del martiro che l’attende.

Vince il silenzio i movimenti umani.
Nell’aerea chiostra
dei poggi l’Arno pallido s’inciela.
Ascosa la Città di sé non mostra
se non due steli alzati,
torre d’imperio e torre di preghiera,
a noi dolce com’era
al cittadin suo prima dell’esiglio
quand’ei tenendo nella mano un giglio
chinava il viso tra le rosse bende.

Color di perla per ovunque spazia
e il ciel tanto è vicino
che ogni pensier vi nasce come un’ala.
La terra sciolta s’è nell’infinito
sorriso che la sazia,
e da noi lentamente s’allontana
mentre l’Angelo chiama
e dice: “Sire, nel mondo si vede
meraviglia nell’atto, che procede
da un’anima, che fin quassù risplende”.

 

 

 

Gabriele D’Annunzio, “Beatitudine”, da “Alcyone”, 1903

 

 

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Nell’immagine in evidenza: Wiiliam Congdon, “The Beatitudes”, 1960-1969 circa

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