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Poeti trovatori e trovieri

24.03.2026
(I “trovieri”  sono i poeti in lingua d’oïl; “trovatori” sono quelli della poesia provenzale)
IL POETA TROVATORE MARCABRU
Cortesamen vuoill comensar
“Cortesamen vuoill comensar
ortesamen vuoill comensar
un vers, si es qi l’escoutar;
e pos tant m’en sui entremes,
veirai si.l poirai afinar,
q’era voill mon chan esmerar,
e dirai vos de mantas res.
Assatz pot hom vilaneiar,
qi Cortesia vol blasmar;
qe<.l> plus savis e.l meils apres
no.n sap tanta dire ni far
c’om non li puosca enseignar
petit e pro, tals hora es.
De cortesia is pot vanar
qui ben sap Mesura esgardar;
e qui tot vol auzir cant es
ni tot qant ve cuida amassar,
lo tot l’es ops amesurar,
o ia no sera trop cortes.
Mesura es en gent parlar
e cortesia es d’amar;
et qui no vol esser mespres
de tota vilania · is gar,
d’escarnir e de foleiar,
puois sera savis, ab que? ill pes.
C’aissi pot savis hom regnar
e bona dompna meillurar,
mas cella q’en pren dos o tres
e per un no si vol fiar;
ben deu sos prez asordeiar
e sa valors a chascu mes.
Aitals amors fai a prezar
que si mezeissa ten en car;
e s’ieu en dic nuill vilanes,
per lleis, que m’o teingn’a amar;
be · ill lauzi fassa · m pro musar,
qu’eu n’aurai so qe · m n’es promes.
Lo vers e · l son voill enviar
a · n Jaufre Rudel, oltramar,
e voill que l’aion li Frances
per lor coratges alegrar,
que Dieus lor o pot perdonar,
o sia peccaz o merces.”
*
Cortesemente voglio cominciare
“Cortesemente voglio cominciare
una lirica, se c’è chi l’ascolti;
e poi che tanto mi ci son immerso,
vedrò se potrò affinarla:
ora il mio canto voglio mondarlo,
e a voi dirò di molte cose.
Si può svilire a sufficienza
chi vuol biasimare Cortesia:
e il piú saggio e meglio istrutto
non sa dire, né fare, a tal punto
che non gli si possa insegnar
qualcosa, per bene, almeno una volta.
Di Cortesia può certo vantarsi
chi sa mantenere la Misura.
Chi vuole aver sue tutte le cose,
o pensa d’ammassare quel che vede,
dovrà regolarsi,
o non sarà troppo cortese.
Misura serve nel parlare altrui,
e Cortesia è figlia dell’amare;
chi non vuol esser ripreso
si guardi d’ogni villania,
dallo schernire e far il matto.
E allora sarà saggio, basta che ci pensi.
Cosí un uomo savio può regnare
e una buona donna migliorare;
ma colei che ne prende due o tre,
non volendo affidarsi ad uno solo,
il pregio suo deve svilire,
sí come il suo valor ad ogni mese.
Prezioso, quest’amore
poi che di sé geloso;
non paia troppo amaro
se con nessuna villania ne parlo;
la mia attesa non sarà più lunga,
perché quel che m’ha promesso l’avrò.
Ora parole e canto voglio inviare
a messer Jaufre Rudel, oltremare,
e voglio che lo sentano i Francesi
e di loro si rallegri il cuore:
possa Dio perdonar loro
sia peccato sia misericordia.”
Marcabru (XII secolo), da Marco Albertazzi, “Liriche di Marcabru”
(Marcabruno, originario della Guascogna, era il figlio di una povera donna che si chiamava Marcabruna, com’egli stesso disse in una sua poesia:
Marcabru, figlio di donna Bruna,
nacque sotto una stella tale
che ben conobbe le degenerazioni d’Amore
– Ascoltate! –
sicché non amò mai nessuna
né da alcuna fu amato”.
Fu tra i primi trovatori di cui si abbia memoria. Compose tristi versi e cupi sirventesi, e disse male delle donne e dell’amore.”
Abbandonato sulla porta di un uomo ricco, Aldric del Vilar, fu allevato da lui, che gli permise di cambiare il nomignolo affibbiatogli, Panperdut, in quello di Marcabru. Formatosi alla scuola di un altro trovatore, Cercamon, cominciò a comporre versi che lo resero famoso, ma anche temuto e spesso detestato per le sue maldicenze. A quanto pare, infatti, i castellani di Guienna, duramente colpiti dai suoi strali, finirono con l’ammazzarlo.)
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Il  ritratto di Marcabrut in una miniatura del XIII secolo
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In evidenza: Il trovatore Guillem de Cabestany

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