Linguaggi

Tradurre l’intraducibile

27.04.2026
Traduzioni: variazioni sul valzer del Diabelli o pròtesi del testo, non c’è via di mezzo. Se la traduzione è una pròtesi, deve averne la modestia.
Gesualdo Bufalino, da “Il malpensante”, 1987
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Tra noi
“La traduzione è un punto del cervello
Dove stanno le cose senza nome.
Eterno e invalicabile è il cancello,
Però talvolta ricordiamo come
Qualcuna è fatta, la vediamo al buio
Chiara, sembra, benché ci manchi il modo
Di chiamarla, di svolgerla dal nodo
Che tante ne costringe ancora, cui
Magari mai riporterà il ricordo.
Avevo in mente un volto ieri sera,
Amico e familiare. Di chi era?
Vivo o non più? Perché tra noi quel bordo?”
Nicola Gardini, da “Tradurre è un bacio”, 2015
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Danza
“La traduzione è danza.
Si va in punta di piedi
E a volte ci si lancia
Nel vuoto e si coordina
Tutto in un moto solo,
Sospesi sulla musica.
Ma la gente che siede
Non capisce chi vola.”
Nicola Gardini, da “Tradurre è un bacio”, 2015
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Türker Alagözyaylasi 
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Traducendo Brecht
“Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d’un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.
Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.”
Franco Fortini, da “Una volta per sempre”, 1963
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L’imballatore
“Cos’è la traduzione? Su un vassoio
la testa pallida e fiammante d’un poeta”
(Nabokov)
L’imballatore chino
che mi svuota la stanza
fa il mio stesso lavoro.
Anch’io faccio cambiare casa
alle parole, alle parole
che non sono mie,
e metto mano a ciò
che non conosco senza capire
cosa sto spostando.
Sto spostando me stesso
traducendo il passato in un presente
che viaggia sigillato
racchiuso dentro pagine
o dentro casse con la scritta
“Fragile” di cui ignoro l’interno.
È questo il futuro, la spola, il traslato,
il tempo manovale e citeriore,
trasferimento e tropo,
la ditta di trasloco.
Valerio Magrelli, “L’imballatore”, da “Esercizi di tiptologia”, 1992
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Immagine in evidenza: Mirella Bentivoglio, “Spara sulla parola”, 1991 – Kunst Meran Merano Arte, The Poetry of Translation

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