Sull’anarchia

“Gli anarchici hanno ragione su tutto: sul negare l’ordine esistente e sull’asserire che, in assenza di autorità, non ci sarebbe una violenza superiore a quella esercitata dall’autorità. Si sbagliano solo nel ritenere che l’anarchia possa essere istituita attraverso una rivoluzione violenta. Al contrario, essa potrà essere istituita solo quando un numero crescente di persone non vorrà più la protezione di un potere governativo e quando un numero crescente di persone si vergognerà di ricorrere a questo potere.”
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Alla domanda su come vivere senza uno Stato, senza tribunali, eserciti e così via, non si può dare una risposta, perché la domanda è formulata male. Il problema non è come organizzare uno Stato sul modello odierno, o su un nuovo modello. Né io, né alcuno di noi, siamo chiamati a risolvere questa questione.

Ma, sebbene volontariamente, dobbiamo inevitabilmente rispondere alla domanda: come devo comportarmi di fronte al problema che mi si presenta? Devo sottomettere la mia coscienza agli atti che si svolgono intorno a me, devo dichiararmi d’accordo con il Governo che condanna gli uomini, manda i soldati a uccidere, distrugge  le nazioni con oppio e alcolici, e così via, oppure devo sottomettere le mie azioni alla coscienza, cioè non partecipare al Governo le cui azioni sono contrarie alla mia ragione?

Quale sarà l’esito di tutto ciò, che tipo di governo ci sarà – di tutto questo non so nulla; non che non voglia saperlo, ma non posso. So solo che nulla di male può derivare dal seguire la guida superiore della saggezza e dell’amore, o dell’amore saggio, che è instillata in me; così come nulla di male deriva dall’ape che segue l’istinto instillato in lei e vola fuori dall’alveare con lo sciame, per così dire, verso la rovina. Ma, ripeto, non voglio e non posso giudicare al riguardo.

In questo risiede precisamente la forza dell’insegnamento di Cristo, e non perché Cristo sia Dio o un grande uomo, ma perché il Suo insegnamento è inconfutabile. Il merito del Suo insegnamento consiste nel fatto di aver trasferito la questione dal dominio dell’eterno dubbio e della congettura al terreno della certezza. “Tu sei un uomo, un essere razionale e gentile, e sai che oggi o domani morirai, scomparirai. Se esiste un Dio, allora andrai da Lui, ed Egli ti chiederà conto delle tue azioni, se hai agito in conformità alla Sua legge, o, almeno, alle qualità superiori che ti sono state infuse. Se non esiste un Dio, considererai la ragione e l’amore come le qualità più elevate, e dovrai sottomettere ad esse le tue altre inclinazioni, e non permettere che queste si sottomettano alla tua natura animale: alle preoccupazioni per i beni materiali, alla paura dei fastidi e delle calamità materiali.”

La questione non è, ripeto, quale comunità sarà più sicura, migliore – quella difesa da armi, cannoni, forche, o quella meno protetta. Ma per un uomo esiste una sola domanda, e una a cui è impossibile sottrarsi: “Tu, essere razionale e buono, apparso per un istante in questo mondo e da un momento all’altro suscettibile di scomparire, parteciperai all’omicidio di uomini peccatori o di uomini di razza diversa, prenderai parte al deterioramento artificiale di intere generazioni per mezzo di oppio e alcolici a scopo di lucro, parteciperai a tutte queste azioni, o addirittura sarai d’accordo con coloro che le permettono, oppure no?”.

E a questa domanda, per coloro ai quali si è presentata, non può esserci che una sola risposta. Quanto all’esito, non lo so, perché non mi è dato di saperlo. Ma ciò che si deve fare, lo so senza ombra di dubbio. E se mi chiedete: “Cosa accadrà?”, allora rispondo che certamente accadrà del bene; perché, agendo secondo la via indicata dalla ragione e dall’amore, agisco in conformità alla legge suprema che conosco.

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La situazione della maggioranza degli uomini, illuminati da una vera illuminazione fraterna, attualmente schiacciati dall’inganno e dall’astuzia degli usurpatori, che li costringono a rovinare le proprie vite, è terribile e appare senza speranza.

Si presentano solo due questioni, ed entrambe sono risolte. La prima è distruggere la violenza con la violenza, con il terrorismo, le bombe a dinamite e i pugnali, come hanno tentato di fare i nostri nichilisti e anarchici, per distruggere dall’esterno questa cospirazione dei governi contro le nazioni; l’altra è giungere a un accordo con il governo, facendogli delle concessioni, partecipando ad esso, al fine di sciogliere gradualmente la rete che imprigiona il popolo e liberarlo. Entrambe queste questioni sono risolte.

La dinamite e il pugnale, come l’esperienza ha già dimostrato, provocano solo reazioni e distruggono il potere più prezioso, l’unico a nostra disposizione, quello dell’opinione pubblica.

L’altra questione è chiusa, perché i governi hanno già imparato fino a che punto possono permettere la partecipazione di coloro che desiderano riformarli. Ammettono solo ciò che non viola i loro diritti, ciò che non è essenziale; e sono molto sensibili riguardo a ciò che è dannoso per loro, sensibili perché la questione riguarda la loro stessa esistenza. Ammettono uomini che non condividono le loro idee e che desiderano una riforma, non solo per soddisfare le richieste di questi uomini, ma anche nel loro interesse, in quello del governo. Questi uomini sono pericolosi per i governi se rimangono al di fuori di essi e si ribellano contro di essi, opponendosi ai governi. L’unico strumento efficace che i governi possiedono è l’opinione pubblica; pertanto, devono renderli innocui, attirandoli con delle concessioni, per renderli inoffensivi (come microbi coltivati), e poi farli servire agli scopi dei governi, ovvero opprimere e sfruttare le masse.

Considerate entrambe queste questioni saldamente risolte e inattaccabili, cosa resta da fare?

Ricorrere alla violenza è impossibile; provocherebbe solo una reazione. Anche unirsi alle fila del Governo è impossibile: si diventerebbe solo un suo strumento. Rimane quindi un’unica via: combattere il Governo con il pensiero, la parola, le azioni, la vita, senza cedere al Governo né unirsi alle sue fila, aumentando così il suo potere.

Questo da solo basterà, e il successo sarà assicurato.

Questa è la volontà di Dio, l’insegnamento di Cristo.

Può esserci una sola rivoluzione permanente: una rivoluzione morale, la rigenerazione dell’uomo interiore.

Come avverrà questa rivoluzione? Nessuno sa come si realizzerà nell’umanità, ma ogni uomo la sente chiaramente dentro di sé. Eppure, nel nostro mondo, tutti pensano a cambiare l’umanità, ma nessuno pensa a cambiare se stesso.

Lev Tolstoj, da “Sull’anarchia”, 1900

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