1829
Giacomo Leopardi, ” La quiete dopo la tempesta”, da “Canti”, 1831
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John Constable, “Rainstorm Over the Sea“, 1824 – 1828

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Quando passa l’uragano, volano case
Seamus Haney (Irlanda), “Storm on the Island” (titolo originale), da “Death of a Naturalist” (Morte di un naturalista“), 1966
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Una tempesta
“Un’orrenda tempesta schiacciò l’aria –
Erano poche e livide le nubi –
Un’Ombra – come il manto d’uno spettro
Nascose terra e cielo –
Delle creature ghignavano sui tetti –
E sibilavano nell’aria –
E scuotevano i pugni –
E digrignavano i denti –
E agitavano chiome convulse –
Schiarì il mattino, sorsero gli uccelli –
Gli occhi opachi del mostro
Lentamente si volsero alla costa d’origine –
E fu la pace un Paradiso!”
Emily Dickinson, “A tempest”, da “Poems by Emily Dickinson, Second Series”, 1891
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Speranza
“Quando la tempesta sarà passata
e le strade saranno spianate
e sapremo di essere sopravvissuti
a un naufragio collettivo,
con il cuore in lacrime
e il destino benedetto
ci sentiremo felici
solo per essere vivi.
E daremo un abbraccio
al primo sconosciuto
e loderemo la fortuna
di ritrovare l’amico.
E poi ricorderemo
tutto ciò che abbiamo perso
e subito impareremo
tutto ciò che non abbiamo imparato.
Non saremo più invidiosi
perché tutti avranno sofferto,
non avremo più pigrizia,
saremo più compassionevoli.
Ciò che appartiene a tutti
varrà molto di più
di ciò che appartiene a uno solo,
saremo più generosi
e molto altro ancora.
Capiremo il fragile,
cosa significa essere vivi,
avremo empatia per chi c’è
e per chi è andato.
Ci mancherà il vecchio
che ci ha chiesto un soldo al mercato,
il vecchio che non conoscevamo
ed era sempre al nostro fianco.
E forse il povero vecchio
era il nostro dio travestito
al quale non abbiamo mai chiesto il nome perché eravamo di fretta.
E tutto sarà un miracolo
e tutto sarà una nuova eredità
e la vita sarà rispettata,
la vita che ci siamo guadagnati.
Quando la tempesta sarà passata
chiederò a Dio, rattristato,
di restituirci meglio
di come ci aveva sognato.”
Alexis Valdes, “Speranza” (o “Quando la tempesta sarà passata”); pubblicata sui social dall’Autore nel 2020 ed erroneamente attribuita a Mario Benedetti, fu in seguito inserita nel libro-intervista di Papa Francesco, “Soñemos juntos” (“Sogniamo insieme”)
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il seme della tempesta. Spazzare via
la calma apparente della generazione mia
destare la rivolta.
Una rivolta chiedo, differente
da tutte le rivolte della storia.
Non per il pane, non per disperazione,
non per la fame o il freddo
non per l’oppressione
non per la congiura
per i fratelli o sorelle in catene.
Destare voglio la rivolta delle mani.
Il mio poter fare qualche cosa.
Fare bene voglio.
Fare per bene. Fare il mio fare,
quello che mi tocca,
il fare mio. L’azione scritta
nella mia testa, nelle mie mani.
Spaccare voglio
questa convinzione
di concretezza,
la dittatura dell’apparenza,
della misura, della materia dominante,
del vendere e acquistare. Dell’avere.
Quell’agio superiore che ripete
“è tutto qui, cosa vai a cercare”.
Voglio affermare l’incertezza mia
il metafisico sentire mio.
Il dialogo fra me e qualcosa che in me
è vivo d’una vita più antica della mia.”
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In evidenza: Joseph Mallord William Turner, “Mare in tempesta con relitto in fiamme”, 1835-1840




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