Cosa sta succedendo nel mondo?

La nostra narrazione ci racconta come i buoni, e gli altri come i cattivi. Ma non finisce qui.
La nostra visione del mondo — quella pedagogica, quella che ci viene insegnata quasi senza accorgercene — ci pone, noi occidentali, come il traguardo dell’evoluzione umana. È un pensiero che non dichiariamo apertamente, ma che serpeggia sotto la pelle.
Così, ogni volta che scoppia una rivolta da qualche parte nel mondo, siamo pronti a schierarci con i ribelli. Perché? In parte perché, onestamente, di ciò che accade sappiamo poco o nulla. E schierarsi non costa niente. All’ora dell’aperitivo basta dire: “Io ho espresso solidarietà.” È un esercizio molto italiano, quello di sentirsi a posto con una frase.
Ma c’è anche altro. Ci è stato insegnato — talvolta apertamente, più spesso in modo sottile — a credere che gli altri, se solo fossero liberi, costruirebbero una società identica alla nostra. È un presupposto: noi siamo liberi, loro no.
Così, se gli iraniani si ribellano a Teheran, decidiamo che vogliono vivere come noi. Non l’hanno mai detto, ma lo abbiamo stabilito noi. Forse non vogliono più la teocrazia — e questo è probabile — ma chi ci ha autorizzati a pensare che aspirino alla nostra stessa forma di vita?
Questo è l’atteggiamento dell’occidentalista: credere che gli altri, in fondo, vogliano essere come noi, e che noi rappresentiamo il punto d’arrivo della storia umana.
Un tempo potevamo anche prenderci sul serio, quando il mondo era sotto il nostro dominio. Oggi no.
Dario Fabbri, da “Cosa sta succedendo nel mondo? Dario Fabbri  passa dal BSMT”, un intervento al podcast BSMT (“Basement”) condotto da Gianluca Gazzoli, pubblicato su YouTube nel 2025
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