L’autunno, misteriosa e controversa stagione…
“Ah! ecco l’autunno, l’infusione di foglie morte nelle pozzanghere – sul naso la goccia che farà traboccare questo vaso – il crepuscolo dell’alba, il bavero pieno di pioggia dell’impermeabile, poi la prima neve presto sporca, la città tutta racchiusa nel mercatino di Natale, il cappone, quindi il germoglio terribilmente appiccicoso del castagno, la nascita straziante della farfalla, il pulcino globuloso sotto il velo della sua palpebra, poi ancora il sole che trafigge i nostri crani, la sete insaziabile, l’aria rara nella polvere … davvero, non mi piace questa stagione.”
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“E’ la più bella stagione per quanto riguarda i colori … ecco tutto quello che ho sentito, attraversando il canale, dalla conversazione di queste due signore di una certa età che stanno dunque constatando e constatando ad alta voce, che l’autunno è la più bella stagione per quanto riguarda i colori, e si comunicano questa informazione senza indugio – e io una volta di più mi chiedo, come sia possibile ripetere senza annoiarsi e rilanciare instancabilmente le verità prime con l’inalterabile convinzione di colui che condivide con il mondo una scoperta stupefacente, correndo il rischio di scioccare il proprio uditorio.”
Erik Chevillard, da “L’autofictif prend un coach”, 2011 – Traduzione di Fabrizio Caramagna
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In evidenza: John Everett Millais, “Foglie d’autunno”, 1856



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