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Weekend a Bristol

21.05.2020

La frenesia del vivere nell’inquinamento acustico e atmosferico romano è compensata da un aspetto che, a volte, si tende a dare per scontato: gli aeroporti (casomai uno non dovesse bastare, noi raddoppiamo, così come abbiamo il vizio di raddoppiare le consonanti).

Non è per tutti organizzare in quattro e quattr’otto un weekend fuori dell’italia. A volte la gitarella nel paesino confinante non basta, ci vuole uno stacco netto, un tuffo in un altro mondo, dagli umori, dal linguaggio, dagli scenari e dagli usi diversi, imprevedibili, a dispetto delle scrupolose guide turistiche. Così il bagaglio a mano si riempie di sana curiosità, la mente si spalanca come il portellone di un aereo e in un attimo ci si ritrova su di un volo low-cost diretto a Bristol, città del sud dell’Inghilterra.

Il tempo è poco e non si può vedere tutto (peccato!), così occorre fare una scelta mirata che preveda (sempre e comunque) un itinerario a piedi: è senz’altro il modo migliore per perdersi tra i vicoli, le stradine trafficate, le piazze con i loro sottopassaggi, i negozietti vintage, gli scorci del ponte sospeso di Clifton, i ristoranti multietnici e i locali notturni. I turisti e gli abitanti del posto quasi si confondono ai miei occhi. Sembra che, fuori dall’Italia, tutti abbiamo una maggior facilità nell’assorbire nuovi usi e costumi. Così, mentre fingo di essere solita mangiare alle 18 un  noodles take-way, sono colta in contropiede da Bansky.

Il misterioso artista piazza le sue opere in angoli imprevisti, a volta bisogna fare molta attenzione per non passare oltre distrattamente. La sua personalità provocatoria e un po’ irriverente si mescola senza resistenze con l’atmosfera della sua città. Decido di chiudere questa piccola parentesi di viaggio proprio con le sue parole:

I graffiti sono stati utilizzati per dare inizio a rivoluzioni, fermare le guerre, e in generale sono la voce delle persone che non sono ascoltate. I graffiti sono uno di quei pochi strumenti che hai, anche se non possiedi quasi nulla. E anche se non si arriva con una foto a curare la povertà del mondo, si può far sorridere qualcuno mentre sta pisciando“.

Al prossimo viaggio improvvisato.

Foto di Sonia Simbolo

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