Riflessioni

Prigionieri del cielo

08.07.2020
L’immagine che mi è venuta alla mente è quella di una misteriosa libreria in cui ci fosse posto solo per i libri dimenticati, pian piano ho iniziato a rifletterci, a chiedermi cosa significava per me quella immagine e ho capito che non ci vedevo solo libri dimenticati ma anche idee dimenticate, persone dimenticate. Era qualcosa che aveva a che fare con la memoria, quindi con la nostra identità, con quello che ci rende umani: siamo ciò che ricordiamo, meno ricordiamo e meno umani siamo. Ho capito che c’era una storia nascosta dietro quell’immagine e ho cominciato a costruire i personaggi, gli eventi, l’ambientazione.”

Carlos Ruiz Zafòn, Da un’intervista di Carla Colledan

La condanna della “damnatio memoriale“. L’ossessione del dimenticare.
Sarà per questo che esiste il “coccodrillo“? In gergo giornalistico si chiama così un articolo commemorativo, destinato a dare l’ultimo addio ad un personaggio famoso che se ne va; ma in genere il “coccodrillo” è già pronto ancor prima della sua scomparsa, quasi si trattasse della “cronaca di una morte annunciata“. Chissà quanti di questi cimiteri di viventi esistono. Cimiteri di “cose”: dove è nato, come è morto, cos’ha fatto ecc.. Come se la storia di una vita fosse lo snocciolarsi di un vecchio e consunto abbecedario.
La gente normale mette al mondo dei figli; noi romanzieri, dei libri. Siamo condannati a metterci la vita, anche se quasi mai ce ne sono grati. Siamo condannati a morire nelle loro pagine e a volte perfino a lasciare che siano loro a toglierci la vita.”

Carlos Ruiz Zafòn, da “L’ombra dell’angelo”

Già, poi ci sono loro, gli scrittori, i poeti, gli artisti, che quando vanno via ci prendono sempre alla sprovvista e un po’ ci pugnalano alle spalle, anche se non ci lasciano mai completamente. Restano con noi le loro opere, le loro anime.
Ogni libro, ogni volume possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.

Carlos Ruiz Zafòn, da “L’ombra del vento”

Stiamo lì, seduti in poltrona, o sul treno, o su una panchina al parco. O magari già sonnecchiamo facendo finta di leggere. Ovunque ci mettiamo a sfogliare le loro anime.
Distrattamente attenti.
Ma loro ci prendono per mano e ci portano a spasso per il mondo. Così, senza fatica.
Così, in barba ai pesi che gravano sulle nostre spalle.
Mi balenò in mente il pensiero che dietro ogni copertina si celasse un universo da esplorare e che, fuori di lì, la gente sprecasse il tempo ascoltando partite di calcio e sceneggiati alla radio, paga della propria mediocrità.

Carlos Ruiz Zafòn, da “L’ombra del vento”

E chi ha più il tempo o la voglia di leggere? Mi sorprende sempre un po’, e soprattutto mi addolora, sentirmi chiedere: “Ma questo libro quanto è lungo? Quante pagine sono?” Pensare che io quasi quasi ci rimango male nel trovare un libro con poche pagine: un amico che mi lascerà presto. E già vivo con rammarico il momento del distacco.
Mi disse che secondo lui la vita concede a ciascuno di noi rari momenti di pura felicità. A volte solo pochi giorni o settimane. A volte anni. Tutto dipende dalla fortuna. Il ricordo di quei momenti non ci abbandona mai e si trasforma in un paese della memoria a cui cerchiamo inutilmente di fare ritorno per il resto della vita“.

Carlos Ruiz Zafòn, da “Marina”

E poi, figuriamoci, in questa “fiera delle vanità” in cui lo sport più diffuso è quello dell’apparire, un libro è solo un oggetto tra i tanti in mostra e neppure il più interessante. Non potrebbe certo mai competere con un opinionista o con un influencer.
Su cento persone che acquistano un’opera d’arte o un quadro, soltanto uno ha una remota idea di ciò che sta comprando. Tutti gli altri non comprano l’opera ma l’artista, quello che hanno sentito dire di lui e, quasi sempre, quello che immaginano di lui“.

Carlos Ruiz Zafòn, da “Marina”

Quando entro in una libreria, mi piace pensare di non essere io a cercare un libro, ma che sia “il libro”, sì, proprio quello, ad aspettarmi e poi a trovarmi.
Il destino suole appostarsi dietro l’angolo, come un borsaiolo, una prostituta o un venditore di biglietti della lotteria, le sue incarnazioni più frequenti.Ma non fa mai visita a domicilio. Bisogna andare a cercarlo.

Carlos Ruiz Zafòn, da “L’ombra del vento

E quando “il libro” mi ha trovato, in fondo non è lui a raccontare, ma sono io a parlargli di me, a trovarmi nelle sue pagine. Perché “I libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro“. (Carlos Ruiz Zafòn, da “L’ombra del vento”)
Una storia non ha principio né fine, soltanto porte d’ingresso.
Una storia è un labirinto infinito di parole, immagini ed energie riunite per svelarci la verità invisibile su noi stessi. Una storia è, in definitiva, una conversazione tra chi la racconta e chi l’ascolta: un narratore può raccontare solo fin dove lo sorregge il mestiere, mentre un lettore può leggere solo fino a ciò che porta scritto nell’anima.

Carlos Ruiz Zafòn, da “Il labirinto degli spiriti”

Qualche volta può perfino accadere che una storia ci conduca al nostro personale epilogo…
Ebbe cento mestieri e nessun amico. Guadagnò dei soldi che spese. Lesse libri che parlavano di un mondo in cui non credeva più. Iniziò a scrivere lettere che non sapeva mai come finire. Visse contro i ricordi e i rimorsi. Più di una volta si spinse su un ponte o sul bordo di un precipizio e osservò serenamente l’abisso. All’ultimo momento, tornava la memoria di quella promessa e lo sguardo del Prigioniero del Cielo.

Carlos Ruiz Zafòn, da “Il Prigioniero del Cielo”

Sarà che siamo tutti prigionieri del cielo. La terra ci ospita. Ma quell’azzurro, quel “lassù”, quel paradiso mai veramente dimenticato, ci ha intrappolati a vita.
Mi abbandonai a quell’incantesimo fino a quando la brezza dell’alba lambì i vetri della finestra e i miei occhi affaticati si posarono sull’ultima pagina. Solo allora mi sdraiai sul letto, il libro appoggiato sul petto, e ascoltai i suoni della città addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora. Il sonno e la stanchezza bussavano alla porta, ma io resistetti. Non volevo abbandonare la magia di quella storia né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti. Un giorno sentii dire a un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli il cuore. L’eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale – non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo – prima o poi faremo ritorno.
Ciao, Carlos Ruiz Zafòn.
Maddalena Vaiani
Immagine: Foto di Sophia Ahamed

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