Affabulazioni

Il bagatto

10.07.2020

Carta 1

Vidi un uomo dall’apparenza stravagante.

La sua figura, vestita da un variopinto costume da giullare, si stagliava tra il cielo e la terra. I suoi piedi erano avvolti dall’erba e dai fiori; e la sua testa, coperta da un cappello con l’orlo stranamente rialzato, quasi a formare il simbolo dell’infinito, scompariva tra le nubi.

In una mano teneva il bastone magico, il segno del fuoco, con un’estremità puntata al cielo; con I’altra mano toccava un denaro, il segno della terra, che stava di fronte a lui sopra un tavolo da prestigiatore ambulante, a fianco di una coppa e di una spada, i segni dell’acqua e dell’aria.

Come in un lampo, compresi che stavo vedendo i quattro simboli magici in azione.

Il volto del Bagatto era radioso e sicuro di sé. Le sue mani volteggiavano nell’aria con leggerezza, come se stessero giocando coi quattro segni degli elementi e io sentii che stava tirando i misteriosi fili che collegano la terra agli astri lontani.

Ogni suo movimento era pieno di significato, e ogni nuova combinazione dei quattro simboli creava lunghe serie di fenomeni inattesi. I miei occhi erano come abbagliati. Non riuscivo a seguire tutto quello che mi si presentava.

Per chi è questa rappresentazione? Mi chiesi. Dov’è il pubblico? Allora udii la voce che diceva: “Sono necessari degli spettatori? Osservalo più da vicino“. Di nuovo alzai gli occhi verso l’uomo vestito da giullare e vidi che si trasformava continuamente. Innumerevoli folle sembravano apparire e sparire in lui di fronte a me, troppo velocemente perché potessi fissarle. E allora capii che era contemporaneamente il Bagatto e il pubblico.

Nello stesso momento vidi me stesso in lui, riflesso come in uno specchio, e mi sembrò di guardare me stesso attraverso i suoi occhi. Ma un’altra sensazione mi avvertì che non c’era nulla di fronte a me, a parte il cielo azzurro e che dentro di me si era aperta una finestra, attraverso la quale vedevo e udivo cose e parole non di questa terra.

Pëtr Demianovič Ospenskij, da “Un nuovo modello dell’universo

 

 

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