Affabulazioni

Il matto

10.07.2020
Carta 0
Vidi un altro uomo.
Stanco e zoppo si trascinava lungo una strada polverosa, su una pianura desolata sotto i raggi brucianti del sole.
Fissando stupidamente accanto a sé con occhi inespressivi, con un mezzo sorriso e una mezza smorfia stampati sul volto, si trascinava senza guardare né sapere dove, immerso nei suoi sogni chimerici, che si muovevano eternamente sempre nello stesso cerchio.
II berretto a sonagli del matto stava sulla sua testa al contrario. I suoi vestiti erano strappati sul di dietro.
Una lince selvatica con occhi ardenti gli balzò addosso da dietro un masso e conficcò i denti nella sua gamba.
Egli vacillò, quasi cadde, ma continuò ad arrancare portando sulla spalla un fagotto carico di cose inutili, che solo la sua pazzia continuava a fargli reggere.
Più avanti la strada era ostruita da una frana. Un profondo precipizio attendeva il folle viandante…e un enorme coccodrillo con le fauci spalancate strisciò fuori dall’abisso.
Allora sentii la voce che mi diceva: “Osserva. Questo è lo stesso uomo“.
Ogni cosa divenne confusa nella mia testa.
Che cosa porta nel fagotto?” Domandai, non sapendo perché lo facessi.
Dopo una lunga pausa di silenzio, la voce rispose:
I quattro simboli magici, il bastone, la coppa, la spada e il denaro. II matto li porta sé, ma non capisce cosa essi significhino“.
Non vedi che sei tu stesso?
Con un brivido d’orrore, capii che si trattava di me anche in quel caso.
Pëtr Demianovič Uspenskij, da “Un nuovo modello dell’universo

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