Linguaggi

Notizie sull’acqua

08.11.2021
“Anche noi, come l’acqua che scorre, siamo viandanti in cerca di un mare.”
Juan Baladán Gadea, da “Di solitudine e amore,” 1998
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Notizie sull’acqua
“Sta nella nuvola e nel pozzo,
nella neve e nella noce di cocco,
negli occhi e nel fiume,
nell’arcobaleno e nel lago,
nel ghiaccio e nel vapore della pentola sul fuoco,
nella bocca.
È la maggioranza della superficie.
È la maggioranza del corpo.
Una persona è acqua che cammina, dall’acqua di placenta all’acqua del sudario.
In ebraico è plurale, màim, acque.
In francese è una vocale sola, eau, ô.
In greco e in tedesco è neutra.
In russo e nelle latine è femminile.
L’impero di Roma si costruì sull’acqua, fu idraulico.
Resiste più di altri manufatti la fabbrica di archi, gli acquedotti.
Dal fondo del pozzo avverte il terremoto.
Fa tremare il ramo scortecciato in mano al rabdomante.
La sua avventura chimica è prodigio, ossigeno più idrogeno,
ad accostarli, esplodono.
Spegne fuoco, anche quello dei vulcani.
Fa il pane, fa la pasta.
È nel bianco e nel rosso dell’uovo. È nella sua buccia.
È nella carta e nel vino, nelle ciliege e nelle comete.
Chi la spreca verrà assetato.
Ho visto città al buio andare coi secchi al fiume,
ho visto Mostar e Belgrado.
Ho visto il Danubio avvelenato dalle rovine di Pancevo.
Sobborgo di industrie distrutte da una guerra aerea.
Il Danubio in maggio ha avuto la più grande piena del secolo,
gli argini sono tracimati in alluvioni nel sud della Germania.
Il Danubio ha chiesto acqua al cielo per lavarsi e l’ha avuta.
Ma i banchi di aringhe che salgono dal Mar Nero no.
Chi sporca l’acqua verrà sporcato.
Secondo Geremia la voce di lod/Dio è chiasso di acque nei cieli. Giusta sarà la sorpresa di chi ascolterà la prima domanda, appena morto:
«Quant’acqua hai versato?».
Ognuno di noi sarà pesato a gocce.”

Erri De Luca, “Notizie sull’acqua”

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Non è stato un martello a rendere le rocce così perfette

“Non è stato un martello a rendere le rocce così perfette,
ma l’acqua: con la sua dolcezza,
la sua danza e il suo suono.
Dove la forza può solo distruggere,
la gentilezza può scolpire.”

Rabindranath Tagore

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L’acqua non oppone resistenza

“L’acqua non oppone resistenza.
L’acqua scorre.
Quando immergi una mano nell’acqua
senti solo una carezza.
L’acqua non è un muro, non può fermarti.
Va dove vuole andare
e niente le si può opporre.
L’acqua è paziente.
L’acqua che gocciola consuma una pietra. Ricordatelo, bambina mia.
Ricordati che per metà tu sei acqua.
Se non puoi superare un ostacolo,
giragli intorno.
Come fa l’acqua.”

Margaret Atwood

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L’acqua

“Sulla mano mi è caduta una goccia di pioggia,
attinta dal Gange e dal Nilo,

dalla brina ascesa in cielo sui baffi d’una foca,
dalle brocche rotte nelle città di Ys e Tiro.

Sul mio dito indice
il mar Caspio è un mare aperto,

e il pacifico affluisce dolce nella Rudawa,
la stessa che svolazzava come nuvoletta su Parigi

nell’anno settecentosessantaquattro
il sette maggio alle tre del mattino.

Non bastano le bocche per pronunciare
tutti i tuoi fuggevoli nomi, acqua.

Dovrei darti un nome in tutte le lingue
pronunciando tutte le vocali insieme

e al tempo stesso tacere – per il lago
che non è riuscito ad avere un nome

e non esiste in terra – come in cielo
non esiste stella che si rifletta in esso.

Qualcuno annegava, qualcuno ti invocava morendo.
È accaduto tanto tempo fa, ed è accaduto ieri.

Spegnevi case in fiamme, trascinavi via case
come alberi, foreste come città.

Eri in battisteri e in vasche di cortigiane.
Nei baci, nei sudari.

A scavar pietre, a nutrire arcobaleni.
Nel sudore e nella rugiada di piramidi e lillà.

Quanto è leggero tutto questo in una goccia di pioggia.
Con che delicatezza il mondo mi tocca.

Qualunque cosa ogniqualvolta ovunque sia accaduta,
è scritta sull’acqua di babele.”

Wislawa Szymborska, “L’acqua”

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Acqua alpina

“Gioia di cantare come te, torrente;
gioia di ridere
sentendo nella bocca i denti
bianchi come il tuo greto;
gioia d’essere nata
soltanto in un mattino di sole
tra le viole
di un pascolo;
d’aver scordato la notte
ed il morso dei ghiacci.”

Antonia Pozzi, “Acqua alpina”, (Breil) Pasturo, 12 agosto 1933

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L’alluvione
“L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili,
delle carte, dei quadri che stipavano
un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto.
Forse hanno ciecamente lottato i marocchini
Rossi, le sterminate dediche di Du Bos,
il timbro a ceralacca con la faccia di Ezra,
il Valèry di Alain, l’originale
dei Canti Orfici – e poi qualche pennello
da barba, mille cianfrusaglie e tutte
le musiche di tuo fratello Silvio.
Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura
Di nafta e sterco. Certo hanno sofferto
Tanto prima di perdere la loro identità.
Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio
Stato civile fu dubbio fin dall’inizio.
Non torba m’ha assediato, ma gli eventi
Di una realtà incredibile e mai creduta.
Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo
Dei tuoi prestiti e forse non l’hai saputo.”
Eugenio Montale, in “Xenia”, da “Satura”
(La poesia è stata scritta il 27 novembre 1966, a pochi giorni di distanza dall’alluvione che, il 4 novembre del 1966, aveva devastato Firenze. Anche la casa di Montale subì danni molto gravi e tutto ciò che era stato riposto in cantina, il “pack dei mobili”, fu completamente distrutto.)
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Eugenio Montale nella sua casa
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In evidenza: Foto di Sonia Simbolo

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