Linguaggi

Una stanza tutta per sé

10.11.2021
“Non apparteniamo a nessuno,
se non al lampo di quella lampada ignota, inaccessibile,
che tiene svegli il coraggio e il silenzio.”
René Char, “Feuillets d’Hypnos”
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Ognuno deve avere
A Virginia Woolf
“Ognuno deve avere
una stanza tutta per sé.
E un cortile azzurro
dove far passeggiare i dubbi.
Oltre il sole
vivranno il desiderio
e la nostalgia
della prima parola.
E il sorriso
che si è perduto
e che non si ritrova più.
Ma dolce sarà
l’ombra della sera,
dietro le nubi,
aperta come un giglio.”

Montserrat Abelló

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Tutto quello che mi serve
“Tutto quello che mi serve
è una camera
una camera con una finestra
affinché lo spazio possa penetrarvi,
la luna
il sole
e le stelle
e le parole del mondo.
Un tetto che mi protegga dalle piogge
e dei muri per attaccarci le foto
e la mia ombra per non restare sola.
Una camera, anche piccola.
Potrei farla diventare più grande
facendo mille passi sul posto
girando su me stessa nella danza.
Una camera in cui potrei spiare
l’arrivo del tempo delle ciliegie.
Potrei sognare la felicità
e ridisegnare i miei sorrisi.
Una camera
che conterrebbe
la mia libertà.”

Maram Al Masri, da “Anime Scalze”

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Henri Matisse, “Interno con melanzane, 1911 
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Oggi individuo ha il suo segreto
“Oggi individuo ha il suo segreto
che porta chiuso in sé fin dalla nascita.
Segreto di profumo di tiglio,
di rosa, di gelsomino.
Profumo segreto, sempre diverso,
sempre nuovo, unico, irripetibile.
Segreto di impronte digitali,
graffito inesplicabile,
sempre nuovo, diverso,
Sempre unico, irripetibile.
Non violate questo segreto.
Non lo sezionate.
Non lo catalogate per vostra tranquillità,
per paura di percepire il profumo
del vostro segreto sconosciuto
e insondabile a voi stessi,
che portate chiuso in voi
fin dalla nascita.”

Goliarda Sapienza, da “Il filo di mezzogiorno”

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Sono entrata dalle porte che mi hai aperto
“Sono entrata dalle porte che mi hai aperto
con la timidezza delle cose altrui.
Molte rimangono chiuse
e per sempre lo saranno.
Le persone sono scatole cinesi
con l’anima nascosta
in luoghi inaspettati:
una vecchia macchinina,
una lettera consumata,
un nome mai più pronunciato.
Si procede al buio
fra le mani troppi bicchieri di cristallo
e in gola il terrore
di fare a pezzi
ciò che di fragile e prezioso
ci è stato affidato.”

Anna Martinenghi

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Nella mia stanza non c’è nulla
“Nella mia stanza non c’è nulla
tranne il fonografo e un letto
e anche nel cuore non c’è nulla
tranne un figlio da me diverso.Così c’è spazio per muoversi
sia nel cuore che nella stanza;
ho buttato gli stracci al fuoco,
i sentimenti li ho buttati in mare.Non tutti hanno vuota la stanza,
non tutti hanno il cuore vuoto:
ci si può lasciare entrare
ogni mattina un mondo nuovo.”
Juan Rodolfo Wilcock
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Vado a dormire

“Denti di fiori, cuffia di rugiada,
mani di erba, tu, dolce balia,
tienimi pronte le lenzuola terrose
e la coperta di muschio cardato.

Vado a dormire, mia nutrice, mettimi giù.
Mettimi una luce al capo del letto
una costellazione; quella che ti piace;
tutte van bene; abbassala un pochino.

Lasciami sola: ascolta erompere i germogli…
un piede celeste ti culla dall’alto
e un passero ti traccia un percorso

perché dimentichi… Grazie. Ah, un incarico
se lui chiama di nuovo per telefono
digli che non insista, che sono uscita…”

Alfonsina Storni, “Vado a dormire”

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Appunto interiore

“Oggi la mia vita non ha alcun peso:
è un vento, meno d’un vento, meno
d’una riga di luce.
Ora nessuno
può essermi sgradito.
Non ci sono terreni
risentimenti nella mia anima.
Il mio sangue è una rossa armonia viva.
Sono in armonia con la brace e la calma,
con la voce amorosa e quella vendicativa.
Sembra che le mie mani non ci siano, sembra
che il mio corpo nuoti in un’acqua innocente.
Come un vento nudo il mio cuore si dondola
e dolcemente fa suonare campane”
Jorge Debravo, “Appunto interiore”
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Il mendicante che è in me
“Il mendicante che è in me
levò le sue povere mani
al cielo senza stelle
e gridò nell’orecchio della notte
con la sua voce affamata,
rivolgendo le sue preghiere
alla cieca Oscurità che giace
come un dio caduto in un cielo
desolato di speranze perdute.
Il grido di desiderio
turbinò intorno a un abisso
di disperazione, come uccello che geme
volando intorno al suo nido vuoto.
Ma quando il mattino gettò l’ancora
sull’orlo dell’oriente,
il mendicante che è in me
balzò in piedi gridando:
«Fortunato son io che la sorda
notte respinse –
che il suo scrigno era vuoto».
Gridò: «O Vita, o Luce,
voi siete preziose!
e preziosa è la gioia che
alla fine vi ha conosciuto!»”
Rabindranath Tagore, da “Paniere di frutta”
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Immagine in evidenza: Vilhelm Hammershøi, “A Room in the Artist’s Home in Strandgade Copenhagen, with the Artist’s Wife”, 1901 

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