Linguaggi

Portatori di sogni

11.11.2021

Le chiamano “carnali”

“Le chiamano “carnali”…
Quelle persone,
che emotivamente ti danno tutto:
Anima, cuore, cervello.
Quelle che una volta entrate nella nostra vita,
ci sconvolgono il tutto,
quelle che le senti oltre la pelle…
fin dentro nelle ossa,
quelle che della passionalità
ne fanno ragione di vita …
quelle che se te ne innamori…
Beh, bisogna prima trovarne!
Solo poi mi capirai.”

Fernando Pessoa

*****

I portatori di sogni

In tutte le profezie
sta scritta la distruzione del mondo.

Tutte le profezie raccontano
Che l’uomo creerà la propria distruzione.

Ma i secoli e la vita che sempre si rinnova
Hanno anche generato una stirpe di amatori e sognatori;
uomini e donne che non sognano la distruzione del mondo,
ma la costruzione di un mondo pieno di farfalle e usignoli.

Già da bambini erano segnati dall’amore.
Al di là delle apparenze quotidiane
conservavano la tenerezza e il sole di mezzanotte.
Le madri li trovavano piangenti per un uccellino morto
e più tardi trovarono anche molti di loro
morti come uccellini.

Questi esseri convissero con donne traslucide
e le resero gravide di miele e figli nutriti
da un inverno di carezze.

Fu così che proliferarono nel mondo i portatori di sogni
ferocemente attaccati dai portatori di profezie
che annunciano catastrofi.

Li hanno chiamati illusi, romantici, pensatori di utopie,
hanno detto che le loro parole sono vecchie
– e in effetti lo erano
perché antica è la memoria del paradiso nel cuore dell’uomo –
gli accumulatori di ricchezze li temevano
e lanciavano eserciti contro di loro,
però i portatori di sogni tutte le notti facevano l’amore
e continuava a germinare il loro seme nel ventre di quelle
che non solo portavano i sogni ma li moltiplicavano
e li facevano correre e parlare.

In questo modo il mondo generò nuovamente la propria vita
così come aveva generato quelli
che inventarono il modo di spegnere il sole. –

I portatori di sogni sopravvissero ai climi gelidi
ma nei climi caldi quasi sembravano sbocciare
per generazione spontanea.
Forse le palme, i cieli azzurri, le piogge torrenziali
avevano qualcosa a vedere con questo,
la verità è che come laboriose formichine
questi esemplari non smettevano di sognare e di costruire bei mondi,
mondi di fratelli, di uomini e donne che si chiamavano compagni,
che insegnavano l’uno all’altro a leggere,
si consolavano nelle morti
si curavano e aiutavano fra loro, si volevano bene, si appoggiavano
nell’arte di amare e nella difesa della felicità.

Erano felici nel loro mondo di zucchero e vento
e da ogni parte venivano a impregnarsi del loro alito
e dei loro sguardi luminosi
e in ogni direzione partivano quelli che li avevano conosciuti
portando sogni
sognando profezie nuove
che parlavano di tempi di usignoli e di farfalle
in cui il mondo non sarebbe finito in un’ecatombe
ma, al contrario, gli scienziati avrebbero progettato
fontane, giardini, giochi sorprendenti
per rendere più gioiosa la felicità dell’uomo.

Sono pericolosi – stampavano le grandi rotative
Sono pericolosi – dicevano i presidenti nei loro discorsi
Sono pericolosi – mormoravano gli artefici di guerra
Bisogna distruggerli- stampavano le grandi rotative
Bisogna distruggerli – dicevano i presidenti nei loro discorsi
Bisogna distruggerli – mormoravano gli artefici di guerra.

I portatori di sogni conoscevano il loro potere
e perciò non si sorprendevano.
E sapevano anche che la vita li aveva generati
per proteggersi dalla morte annunciata dalle profezie.
E perciò difendevano la loro vita anche con la morte.
E perciò coltivavano giardini pieni di sogni
e li offrivano in dono con grandi nastri colorati;
e i profeti dell’oscurità passavano notti e giorni interi
controllando tutti i passaggi ed i sentieri,
cercando quei carichi pericolosi
che non hanno mai potuto intercettare,
perché chi non ha occhi per sognare
non vede i sogni né di giorno né di notte.

E nel mondo si è scatenato un gran traffico di sogni
che i trafficanti della morte non riescono a bloccare;
e dappertutto ci sono quei pacchi con grandi nastri colorati
che solo questa nuova stirpe di veri esseri umani può vedere
e i semi dei loro sogni non si possono scoprire
perché sono racchiusi in rossi cuori
o in ampie vesti di maternità
dove i piedini sognatori caprioleggiano
nei ventri che li portano.

Dicono che la terra dopo averli partoriti
scatenò un firmamento di arcobaleni
e soffiò fecondità nelle radici degli alberi.

Noi sappiamo solo che li abbiamo visti
Sappiamo che la vita li generò
per proteggersi dalla morte che annunciano le Profezie.

Gioconda Belli, da “La costola di Eva”

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Questa mia lode 

“Questa mia lode è una lode alla goccia,
una lode che s’alza pian piano per poi discendere,
a portata di grembo, di bocca e di mano.
Una lode alla rovescia,
di quelle che non celebrano l’immenso facendoti piccolina,
ma di quelle che nel piccolo sanno celebrare l’immenso quotidiano,
facendoti grande amante, corsara e regina.
Una di quelle che toglie
tutti gli attributi,
gli sforzi,
gli accidenti,
gli ornamenti e
lascia che l’essere semplicemente sia.
Una di quelle senza nostalgia.
Una di quelle che
sa osare il silenzio tra le grida,
l’assolo prima del concerto,
il concreto invece che l’astratto e
togliere le luci ai riflettori,
per poi
sussurrare lentamente tra le ferite e i cuori.
Questa mia lode sia casa mia,
una lode alla treccia prima che sia sciolta,
una giravolta verso le bricioline agli uccellini e
verso
donne ed uomini
talmente eretici
da tornare a giocarsi la vita tra i sassolini.”
Stefania Simeoni, da “La bruja del viento”

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Street art di Bansky

 

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Beati i ribelli

 

“Beati i ribelli
se in loro sussiste la possibilità di migliorare il mondo.
Beati i pazzi,
se sono in grado di farci sognare.
Beati gli irascibili,
se hanno il coraggio di chiamare il male per nome e di combatterlo.
Beati quelli che, prendendo sulle spalle l’ineffabile fardello dell’umanità,
transitano per la vita con gli occhi aperti
le mani generose
e il cuore innocente.”
Virginia Ursini, da “Las ganzuas de la Oculta” – Trad. di Milton Fernàndez

 

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Beati coloro che seminano e non mietono

 

“Beati coloro che seminano e non mietono poiché vagheranno più lontano.

Beati i generosi la cui splendida giovinezza
aumentò la luce dei giorni e la loro prodigalità
e si spogliarono dei propri ornamenti – sui crocevia.

Beati i fieri la cui fierezza oltrepassò i confini della loro anima
e diventò come l’umiltà del biancore dopo il levarsi dell’arcobaleno in mezzo alle nuvole.

Beati quelli che sanno che il loro cuore griderà dal deserto
e sulle loro labbra fiorirà il silenzio.

Beati loro perché saranno raccolti nel cuore del mondo
coperti dal manto dell’oblio
e la parte loro riservata sarà il tamid * senza parole.”

(* Il tamid  è il sacrificio quotidiano che si compie nel Tempio di Gerusalemme)

Avraham Ben Yitzhak, “Beati coloro che seminano e non mietono”

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                        Marc Chagall, “Lovers with Flowers”, 1927 
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Abbiate cura
“Abbiate cura
di incontrare
chi non sta nel mezzo.
Cercate gli esseri estremi,
i deliri, gli incanti.
Cercate una donna o un uomo
che non siano di questo mondo,
cercate Giovanna D’Arco,
Giordano Bruno.”

Franco Arminio, da “L’infinito senza farci caso”

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Abbiamo bisogno di contadini

“Abbiamo bisogno di contadini,
di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza.”

Franco Arminio, da “Cedi la strada agli alberi”

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I padroni del tempo

“Siamo stati ciò che volle il vento:
uccelli che sorvolavano
una generazione perduta
sopra un paese in ombra
verso un qualche luogo in fiamme
Siamo l’adesso che ci guida:
giovani profeti senza passato
che guarda il domani con nostalgia.
Presto saremo i padroni del tempo:
qualcuno scrive i nostri nomi
con il sangue che abbiamo dato alle rose.”

Alfonso Brezmes, “I padroni del tempo”, da “Quando non ci sono”

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I sognatori

“I sognatori.
I mezzi pazzi.
Gli ubriachi.
I persi.
I poeti.
I musici.
Disegnatori.
Artisti.
I soli.
Quelli che han fatto pace con il buio
della notte. E dei pensieri.
Quelli che si tengono per loro le sconfitte
senza mai elemosinar perdono.
Quelli buffi. Goffi.
Che ogni tanto piangono e lo dicono.
Un poco sociopatici e per questo
affascinanti.
Quelli che han scoperto
di cosa è fatta la paura
e anche un po’ l’amore
e da quel giorno vivono meglio.
E da quel giorno hanno paura di far male.
Quelli che in una mattina qualunque
dopo aver bevuto un buon caffè
hanno deciso di sparire.
Di vivere.
Di incontrare la bellezza.
Di andare.
Perché così succede.
Quelli che han lasciato
il corrimano già da un pezzo
e non ricordano la strada dell’andata.
Figuriamoci quella del ritorno.
Padroni e schiavi della verità.
Loro.
Che certamente vi sorrideranno
dopo un: ciao come stai?
Loro.
Baciateli con cura.
Loro.
Abbracciateli più forte.”

Gio Evan (Andrea Zorretta)

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Nonna le chiamava persone medicina
“Nonna le chiamava persone medicina,
diceva che ci sono persone
che quando le guardi guarisci,
che appena le senti calmano i battiti
aggiustano i polsi,
ti aprono le persiane del cuore
e fanno entrare la luce vera,
quella del sole
persone che con un abbraccio
ti fermano la tachicardia di dentro,
quella che per notti e anni
hai collezionato a colpi di ansie
che nemmeno ti appartenevano
nonna diceva che esistono persone
che hanno le tisane dentro gli occhi,
camomilla nello sguardo
che tu le vedi
e ti si tranquillizza il respiro, i pensieri,
dopo averle incontrate
anche i sogni diventano più puliti,
dopo averle incontrate
pure i sogni sognano meglio
diceva che esistono persone
che non si spaventano dei tuoi dolori,
che non hanno paura di abbracciarti i traumi
che sanno dove metterti dentro le parole giuste,
persone che hanno imparato a frequentare così bene il sole
che sanno addirittura accompagnarti fino al tuo tramonto
nonna le chiamava persone medicina,
diceva che ci sono persone
che quando le guardi guarisci,
a detta sua
le uniche persone da frequentare,
le uniche persone da diventare.”
Gio Evan
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Nikolaos Kafasis (artista greco, noto anche come Nikolas Tower)
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Quelli che sognano

“Quelli che sognano li riconosci, hanno negli occhi un velo di tristezza.
Hanno la malinconia addormentata agli angoli della bocca,
hanno l’aria di chi cerca ma non trova.
Sognare è faticoso,
sognare non è da tutti.
È per le persone coraggiose, sognare.
Come il mare e l’amore.”

Susanna Casciani

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Per noi

“Per noi
che guardiamo gli alberi
e ci innamoriamo
delle foglie cadenti
perché inciampano come noi
anche sull’aria.
Per noi
che vinciamo solo da perdenti
e sappiamo ridere
dei giochi di luce riflessi
delle onde
senza l’incauto bisogno di sconfiggerle.
Per noi che preghiamo in silenzio
perché neanche la voce
diventi urto
o offesa al silenzio.
Per noi che ci addormentiamo
con sogni vivi
mentre quella metà del nero
che ci divora o ci manca,
si placa.
Per noi è quella preghiera silenziosa
che non ha niente da consacrare
perché l’offesa
– mentre fioriscono gli alberi –
ci ha già perdonati.”

Beatrice Niccolai, “Per noi”, da “Futuro interiore”

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Gente necessaria

“C’è gente che col solo pronunciare una parola
accende l’illusione e le campane
che col solo sorriso tra gli occhi
ci fa viaggiare in mondi mai sognati,
ci invita a ricostruire la magia

C’è gente che con la sola stretta di mano
spacca solitudini, convoca a tavola
versa la pasta, colloca ghirlande,
che col solo impugnare una chitarra
compone sinfonie con odore di casa

C’è gente che col solo aprire bocca
raggiunge le frontiere di ogni anima,
allatta i fiori, ti riscalda i sogni,
fa canticchiare il vino nei boccali
e rimane poi così, come se niente fosse

E uno si fidanza allora con la vita
esiliando una morte solitaria
perché sa che in ogni canto della strada
esiste questa gente necessaria.

Hamlet Lima Quintana, “Gente necessaria”

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Le persone sensibili

“Le persone sensibili
hanno sempre il cuore spettinato
l’anima sottosopra
gli occhi sgranati
una lacrima pronta a scendere
un sorriso appeso sulle labbra
pronto ad esplodere.

Vivono in bilico
alle gioie e ai dolori della vita.
Non sono perfette, anzi
a volte sono persino autodistruttive
perché respirano di petto
mai di polmoni
vivono a mille minuti l’ora.

Le persone sensibili
sanno sorridere per poco
piangere per un nonnulla
fermarsi meravigliate
davanti ad un arcobaleno
sorridere ad un gatto
guardare verso il mare
assaporando in esso l’infinito
di pace e di tormento.

Sanno trasformare la sabbia
in polvere di stelle
accendere un sogno nel buio.

Le persone sensibili ci sono
stanno sedute lì in disparte
aspettando il momento giusto
per darti quell’abbraccio che aspettavi,
sanno vedere oltre l’apparenza,
oltre un sorriso, oltre una lacrima,
oltre alla rabbia, oltre al dolore
perché vivono di cuore.”

Silvana Stremiz, “Le persone sensibili”

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En tiempos de ignominia
“In tempi di ignominia come adesso
su scala planetaria, quando la crudeltà
si estende in ogni dove fredda e robotizzata,
c’è ancora brava gente a questo mondo
che ascolta una canzone o legge una poesia:
è il canto la voce la parola: unica patria
che non ci possono rubare nemmeno mettendoci
con le spalle contro il muro.
Che nessuno pensi mai:
non riesco più, mi fermo qua. Meglio guardarli
dritti in faccia e dir loro: sparate figli di un cane
siamo milioni e il pianeta non è vostro.”
José Augustín Goytisolo, “En tiempos de ignominia”, scritta nel 1994 e pubblicata nel 1999 in “Goytisolo – Veintisiete voces para un único poema, veintisiete miradas para un mismo rostro”
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Jack Armstrong, “Cosmic Revolution”
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Poemetto delle beatitudini minori

“Beato chi ha le idee chiare,
anzi
chi ha idee
che mai
si disintegrano
a contatto
con le emozioni;
chi segue il filo
anche quando
non c’è,
o è spezzato;
chi non travisa i fatti;
chi ha la chiarità dalla sua,
chi è nato alla vita
e sa rinascere
quanto basta
ogni volta che occorre;
chi gestisce la salute
la saliva
e non teme la salita.
Beato chi dosa
il tempo
e sa stare
nello spazio;
chi insiste
non desiste,
persiste,
incede e
calpesta la propria
ombra con vanto.
Beato chi non indugia
ma adesca occasione
su occasione;
chi tramuta
la possibilità
in regola certa;
chi fa della probabilità
un evento sicuro.
Beato chi non rassetta
la polvere di sé,
chi non
sta al capezzale
della
sua falsa identità;
chi sparge
oblio
e raccoglie margherite
in campo santo;
chi ha
modulazione
di frequenza adatte
a ogni circostanza;
lusinghe,
parole, pensieri,
persino preghiere
d’ordinanza;
chi distribuisce
illusioni
a chi ne faccia richiesta.
Beato chi non dispera
e neanche spera:
chi è realista
e appoggia
i piedi a terra
senza sgretolarsi;
chi aderisce
alla rappresentazione
e sta nella parte scelta
indenne da crisi.
Beato chi travalica
le generazioni
senza debiti;
chi non teme
la vista
dei fantasmi
e mantiene invariata
la frequenza cardiaca;
chi ha scienza
infusa, diffusa
e anche soffusa;
chi vive per vivere,
chi pratica
la distrazione
permanente
come antidoto
al morire. Brulicante di voci,
aduno
il possibile
come l’impossibilità;
il vizio
e la virtù,
il limite
e l’illimitato.
La marginalità
è risorsa estrema.
Dovremo restituire
mobili
soprammobili,
vettovaglie,
ossa
e sacramenti
sperperati. Beatitudine
sarà
liberarsi
di ogni
cianfrusaglia mentale
per approdare
al disincanto
del cosmo redento
dal grande raggiro.
Piera Lombardi, “Poemetto delle beatitudini minori”
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La differenza la fa chi lotta
“La differenza la fa chi lotta.
E chi insegna a lottare.
Chi si offre
e chi soffre.
La differenza la fa chi insiste.
La differenza la fa chi dal dolore non scappa.
La differenza la fa chi di sogni non ne ha più
ma continua a sognare.
Chi non spera di vivere per sempre
ma per sempre, di vivere.
Chi si salva da solo
perché gli altri hanno altro da fare.
Chi non tace la felicità
e per questo abbraccia
più forte che può.
E quando il freddo è finito
continua a tremare.
La differenza la fa chi
della solitudine
ascolta il silenzio.
Chi del prendersi cura
ne fa poesia.
La differenza preferisce i fatti alle parole.
Per questo sono in pochi a farla.
Perché la differenza
come sempre
la fa chi rischia, chi resta.
La differenza come sempre
la fa chi ama.”

Andrew Faber

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      Illustrazione di Alessandro Coppola, “l’artista dei sogni”

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Ho un debole

“Ho un debole per quelle persone
che sanno di essere fortunate
che ne hanno passate
di tutti i colori.
e perciò vivono colorate.
Che non hanno bisogno
di nascondere gli altri
per sentirsi giganti.
Che portano dentro
nascosto da qualche parte
un dolore che non passa mai.
Qualcosa che le ha cambiate per sempre
ma non per questo si sentono più grandi
ma non per questo si sentono migliori.

Ho un debole per quelle persone
che spente le luci, rimangono accese.
Che chiuso un amore, rimangono vive.
Che sciolto il trucco, rimangono vere.
Ho un debole per le persone
attente a toccare.
Che una carezza quando incontra un livido si fa ricordo.

Ho un debole per quelle persone
che hanno lottato
e in silenzio hanno vinto.
Che dal giorno in cui sono uscite
dal loro buio
soffrono di felicità ossessiva compulsiva.
Che non hanno mai rinunciato
alla loro dolcezza.
Che non si sono piegate alla rabbia
quando la rabbia era l’unico modo
per farsi ascoltare.

Ho un debole per quelle persone
che sanno che insistere
significa violentare.
Che rispettano un “no, grazie”
senza aggiungere altro.
Che dev’esserci un motivo
per entrare nella vita di una persona
e quel motivo dev’essere chiaro.
Sempre.
Che essere gentili
non vuol dire essere stupidi.
Che conoscono il peso delle parole
e non te le scagliano contro
per difendersi.
Che rispettano la solitudine.
Perché sanno che una persona
custodisce lì, tutto ciò che non si può raccontare.
Tutto ciò che non vuol essere trovato.

Ho un debole per quelle persone
che quando camminano per strada
e incrociano il tuo sguardo
per un istante sorridono.
Le adoro.
Mi mandano letteralmente
fuori di cuore.”

Andrew Faber – da “Cento secondi in una vita”

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Circondati – ti dico – di sognatori

“Circondati – ti dico – di sognatori,
di ostinati appassionati,
di contagiosi viaggiatori,
di amanti, poeti, esploratori.

Circondati – ti chiedo – di lavoratori,
di sani portatori di follie,
di inguaribili curiosi, di poesie,
di lunatici seguaci di eresie.

Circondati – ti prego – di incoscienti,
di menti coraggiose e combattenti,
di chi soffierà amore ai quattro venti,
di chi potrà capire e immaginare quel che senti.”

Inumi Laconico (I poeti der Trullo)

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Terzine della caducità (III)

“Siamo della stoffa di cui sono fatti i sogni,
e i sogni sgranano gli occhi come
bambinetti sotto i ciliegi,

dalle cui foglie inizia la luna il suo cammino
d’oro pallido attraverso l’immensità notturna.
Non altrimenti i nostri sogni affiorano,

sono lì, vivi come un bambino sorridente,
non meno grandi nel sorgere e calare
del plenilunio sugli alberi destato.

L’intimo s’apre al loro movimento;
come mani spettrali in una stanza chiusa
sono dentro di noi e sono sempre vivi.

Tre in uno: un uomo, una cosa, un sogno.”

Hugo Von Hoffmansthal- Terzine della caducità (III)

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Sono le pericolose, le sconfinate, le anime indomite

“Sono le pericolose, le sconfinate, le anime indomite e teneramente intatte.
Hanno la luce, la luce dentro e quello che agiscono lo agiscono a colpi di carne restituita al corpo, dopo che il resto del mondo le ha costrette per brevi tratti alla pratica dello zoppo.
Sono pericolose, redente, protette e quando ridono ridono di gusto, quando amano amano d’immenso e se tremano, tremano tutto, tremano cosi come tremerebbe una foglia sola abbandonata dal fluire del vento.
Sono le pericolose, le indecorose, le abbattute mille volte, le segate a partire dalle gambe, morte rinate e poi risorte.
Sono un pericolo un pericolo grande.
Un pericolo per le belle case appese tra i muri coperti da fissità, un pericolo per i luoghi comuni e le immobilizzanti precarietà, per le pugnalate inferte all’esistenza.
Sono le pericolose, le dannate e le assolutamente benedette.
Sono anime che camminano sette volte sette e che respirano ogni volta in più impettorando ed espettorando stupore.
Sono pericolose in trascendenza ed in immanenza e il mondo le fugge mentre fugge a se stesso eppure non potrebbe ripartorirsi facendone senza.”

Stefania Simeoni, da “La bruja del vento”

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La gente che mi piace

“Mi piace la gente che vibra,
che non devi continuamente sollecitare
e alla quale non c’è bisogno di dire cosa fare
perché sa quello che bisogna fare e lo fa.
Mi piace la gente che sa misurare le conseguenze delle proprie azioni,
la gente che non lascia le soluzioni al caso.
Mi piace la gente giusta e rigorosa, sia con gli altri che con se stessa,
purché non perda di vista che siamo umani e che possiamo sbagliare.

Mi piace la gente che pensa che il lavoro collettivo, fra amici,
è più produttivo dei caotici sforzi individuali.
Mi piace la gente che conosce l’importanza dell’allegria.
Mi piace la gente sincera e franca,
capace di opporsi con argomenti sereni e ragionevoli.
Mi piace la gente di buon senso,
quella che non manda giù tutto,
quella che non si vergogna di riconoscere che non sa qualcosa o si è sbagliata.
Mi piace la gente che, nell’accettare i suoi errori,
si sforza genuinamente di non ripeterli.
Mi piace la gente capace di criticarmi costruttivamente e a viso aperto:
questi li chiamo “i miei amici”.
Mi piace la gente fedele e caparbia,
che non si scoraggia quando si tratta di perseguire traguardi e idee.
Mi piace la gente che lavora per dei risultati.
Con gente come questa mi impegno a qualsiasi impresa,
giacchè per il solo fatto di averla al mio fianco
mi considero ben ricompensato.”

Mario Benedetti, “La gente che mi piace”

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Ci sono delle persone che nascono 

“Ci sono delle persone che nascono per essere amate
a prescindere dalla loro età, dall’aspetto fisico, dalle loro attitudini
attirano l’amore, la devozione
non si sa come e perché ma avranno sempre attorno gente
che penderà dalle loro labbra
che camminerà sull’acqua per un loro sorriso
che farà di tutto per compiacerle
Ci sono persone che nascono per amare
amano senza limiti, senza confini
amano di quell’amore che trova difficilmente comprensione
perché gratuito, disinteressato, quasi abnegazione
amano come una fonte inesauribile
arrivano a fine giorno stanche, sfinite
e con le braccia tremanti porgeranno ancora il loro amore
Ci sono gli scalatori, amano vedere fin dove possono arrivare
amano le sfide perché di quello vivono
non è tanto la vetta ma quanto sia difficile arrivarci
e una volta arrivati scrivono il loro nome, a volte solo la sigla,
e poi partono alla ricerca di un’altra vetta
non si fermano mai
si vedono affannati, dannati, brevemente felici
ma sempre dentro complicazioni che farebbero desistere chiunque
Ci sono le isole, non sempre facili da trovare
meravigliose isole
con un paio di approdi al riparo dai venti forti
amano gli abitanti semplici
non hanno tanti prodotti da offrire
solo ciò che nasce nell’isola
ma è offerto senza riserve
se si va via rimane sempre un buon ricordo
Ci sono gli isolotti impervi
senza approdi
contornati da scogli appuntiti
da lontano si vedono gli alberi fitti
gli uccelli che tornano ai nidi
l’approdo è pressoché impossibile
qualche temerario arriva a ferirsi le mani
ma capisce che anche quando andrà via si ferirà
Ci sono gli isolotti da cartolina
spiaggia finissima dorata
una palma al centro che si dondola alla brezza lieve
un paradiso
si arriva senza difficoltà e si ha voglia di gettare via i remi
si prende il sole, si fa il bagno in acque cristalline
si fa il bagno, si prende il sole
si prende il sole, si fa il bagno
poi si tenta l’avventura arrampicandosi sull’unica palma
SORPRESA!
è di plastica
Poi ci sei tu che stai leggendo
che hai riconosciuto alcuni
che ti sei riconosciuto/a
che hai sorriso
e che ti rigiri quel pensiero tra le dita
E poi ci sono io
io che scrivo
la viaggiatrice freelance
di questo affascinante mondo di uomini
popolato di storie di tutti i generi
che prendo appunti un po’ dove capita
che notoriamente non ordinata
aspetto l’età della ragione
per sedermi e ordinare i fiocchi di neve”

Maria Carmela Miccichè

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Noi forti

“Noi forti,
siamo insensibili:
al dolore,
al sacrificio,
allo sforzo fisico,
muti al tradimento,
sordi all’abbandono.
Noi forti,
abbiamo il senso:
dell’umorismo,
del limite,
del sogno.
Noi forti,
crediamo negli altri,
ma chiediamo solo a noi stessi,
d’essere leali e coerenti!
Noi forti non chiediamo aiuto a nessuno
e ci congediamo, dal mondo,
in equilibrata solitudine.
Noi forti siamo forti 23 ore al giorno,
nell’ora che rimane scriviamo poesie.”

Franco Teramo, “Noi forti”

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Eric Paré, light painting

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Si salveranno solo i flessibili

“Si salveranno solo i flessibili
e i diversamente agili,
quelli con le prospettive
e i pensieri ampi.
Si salveranno
quelli che sbagliano in fretta
e fanno delle cadute
slanci,
i domatori del pessimismo,
i navigatori disancorati
e gli apprendisti stregoni in generale.
Si salverà
chi accorda il respiro e i pensieri
al presente,
chi ascolta fino in fondo
prima di parlare,
chi sa che l’acqua arriva sempre al mare
e non impreca contro il buio,
ma si fida del tunnel,
perché sa che la luce
non va cercata fuori
ma accesa dentro.”

Manuela Toto

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Abbiamo bisogno 

“Abbiamo bisogno che un popolo sommerso
intoni le sue strofe, che cantino tutti:
i preti spretati
i disadattati innamorati
i vagabondi della città
i senza famiglia
I lavoratori improbabili
gli adoratori delle primule
i gatti scappati di casa
i seduttori per amore
gli atleti con le scarpe bucate
le signorine spudorate
i senza potere
i senza vergogna
i senza pace
gli insonni
quelli con le risate grandi
gli innamorati delle fessure
i padri non riconosciuti
le madri di chi non è figlio loro
i perditempo per incanto
i puntuali per amore
i timidi irriverenti
quelli che “preferirei di no”
i volatori senza ali
gli irregolari
i clandestini
gli spalancatori di cuore
i gentili coi corpi
che cantino tutti
che quella canzone
ci racconti di nuovo il mondo
contro quella sirena che ci assorda
che ci rende tutti muti.”
Gianluigi Gherzi, da “Ti aspetto nella mia casa a disordinare”, 2019
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Beati coloro il cui sorriso sbocciò nella bufera
“Beati coloro il cui sorriso sbocciò nella bufera
come luce di stella sulla furia delle onde,
beati coloro che si incontrano in giorni tristi
e la loro letizia splende nell’ombra.
Beato chi venne nel giorno dell’amarezza
e lume per l’amico fu il suo lume,
beato il nostro amore nei suoi patimenti,
è lui stesso ricompensa al patire.
Beata, me beata che nel cavo della mia mano
mi fu dato di riscaldare le tue dita
il giorno che mi apparve davanti la mia morte,
e una sola scintilla dal fulgore dei tuoi sguardi
alle mie tenebre portai come un monile”.
Lea Goldberg, da “Lampo all’alba”, 2022
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Felici i normali, quegli esseri strani
“Felici i normali, quegli esseri strani,
quelli che non hanno mai avuto una madre pazza, un padre ubriacone,
un figlio delinquente,
una casa da nessuna parte, una malattia sconosciuta,
quelli che non sono mai stati inceneriti da un amore calcinante,
quelli che hanno vissuto i diciassette volti del sorriso
e ancor di più,
quelli pieni di scarpe, gli arcangeli col cappello,
i soddisfatti, i grassi, i belli,
i rin tin tìn e i loro seguaci, i cimancherebbealtro, i pregodiqua,
i vincitori, quelli amati fino all’impugnatura,
i pifferai accompagnati dai topi,
i venditori e i compratori,
i cavalieri leggermente sovraumani,
gli uomini vestiti da tuono e le donne
da lampi,
i delicati, i sensati, i raffinati,
i gentili, i dolci, i commestibili, i bevibili.
Ma che non blocchino la strada a quelli che costruiscono mondi
e sogni,
e illusioni, e sinfonie, e parole che sbaragliano
e ricompongono, quelli più pazzi della mamma, più
ubriaconi del padre e più delinquenti dei figli.
Che lascino loro il proprio posto nell’inferno, e basta.”
Roberto Fernández Retamar (scrittore cubano)
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Simona Gasperini, dalla mostra “La stanza di Emily”
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Gente necessaria
“C’è gente che col solo pronunciare una parola
accende l’illusione e le campane
che col solo sorriso tra gli occhi
ci fa viaggiare in mondi mai sognati,
ci invita a ricostruire la magia.
C’è gente che con la sola stretta di mano
spacca solitudini, convoca a tavola
versa la pasta, colloca ghirlande,
che col solo impugnare una chitarra
compone sinfonie con odore di casa.
C’è gente che col solo aprire bocca
raggiunge le frontiere di ogni anima,
annaffia i fiori, ti riscalda i sogni,
fa canticchiare il vino nei boccali
e rimane poi così, come se niente fosse.
E uno si fidanza allora con la vita
esiliando una morte solitaria
perché sa che in ogni canto della strada
esiste questa gente necessaria.”
Hamlet Lima Quintana (Trad. di Milton Fernàndez)
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Foto di Sonia Simbolo

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