Linguaggi

Omaggio ad ogni tipo di bellezza

13.11.2021
“Quando si hanno solo due centesimi,
acquista una pagnotta di pane con uno,
e un giglio con l’altro.”
Proverbio cinese
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La Bellezza
“Sono bella, o mortali,
Come un sogno di pietra? No, non è
Questo triste assenso che mi aspetto da voi.
Il bambino piange sul sentiero e lo dimentico,
Sono la bellezza
Solo perché stuzzico il vostro sogno?
No, ho in fondo a me degli occhi spalancati,
Io sono nascosta, spaventata, sono pronta
A scagliarmi in avanti, a graffiare,
O a fare la morta se sento
Che la mia causa è persa nei vostri sguardi.
Chiedetemi di essere più del mondo.
Patite che io non sia che questo corpo inerte,
Curatemi con i vostri auspici, con i vostri ricordi.”
Yves Bonnefoy, da L’ora presente”, 2013
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    Salvador Dalì, Illustrazioni per “Alice in Wonderland”, pubblicate nel 1969 dalla Press-Random House di New York 
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Alice
“O troppo alta o troppo bassa,
le dici magra, si sente grassa.
Son tutte bionde, lei è corvina.
Vanno le brune, diventa albina.
Troppo educata, piaccion volgari.
Troppo scosciata per le comari.
Sei troppo colta, preparata,
Intelligente, qualificata.
Il maschio è fragile, non lo umiliare.
Se sei più brava non lo ostentare.
Sei solo bella ma non sai far niente.
Guarda che oggi l’uomo è esigente.
L’aspetto fisico più non gli basta.
Cita Alberoni e butta la pasta.
Troppi labbroni non vanno più.
Troppo quel seno, buttalo giù.
Bianca la pelle, che sia di luna.
Se non ti abbronzi, non sei nessuna.
L’estate prossima con il cotone.
Tornan di moda i fianchi a pallone
Ma per l’inverno la moda detta.
Ci voglion forme da scolaretta.
Piedi piccini, occhi cangianti,
Seni minuscoli, anzi giganti.
Alice assaggia, pilucca, tracanna.
Prima è due metri, poi è una spanna
Alice pensa, poi si arrabatta
Niente da fare, è sempre inadatta.
Alice morde, rosicchia, divora.
Ma non si arrende, ci prova ancora
Alice piange, trangugia, digiuna
E’ tutte noi, è se stessa, è nessuna.”

Lella Costa, dalla prefazione di “Alice nel Paese delle Meraviglie”

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Cume se fa a parlà de la belessa?
“Cume se fa a parlà de la belessa?
La furma che sa dís al fiâ del cör?
La vardi e, nel murí, la mia parola
la dís dumâ del poch restâ nel mör.”
(Come si fa a parlare della bellezza?
la forma che sa dire al fiato del cuore?
La guardo e, nel morire, la mia parola
dice soltanto del poco rimasto nel morire.)

Franco Loi, da “Amur del temp”

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Marc Quinn, “Alison Lapper incinta, 2005 

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Amo il tuo corpo imperfetto

“Ah, la bugia dei corpi perfetti,
la gran bugia marcita delle relazioni perfette, dei momenti perfetti:
i corpi possono essere perfetti
solo al prezzo di un tradimento, di un taglio
che li separa dalla verità della vita.
La casa perfetta non può essere dimora
Perché esista pulizia
dev’esserci un poco di sporcizia.
E non si può concepire la trasparenza altissima del piacere
se non velata
da imprevedibili acque dolorose
Il tuo corpo imperfetto brillante
con l’olio quotidiano del desiderio.”

Jorge Riechmann, “Amo il tuo corpo imperfetto”

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Sei bella

“Sei bella.
E non per quel filo di trucco.
Sei bella per quanta vita ti è passata addosso,
per i sogni che hai dentro
e che non conosco.
Bella per tutte le volte che toccava a te,
ma avanti il prossimo.
Per le parole spese invano
e per quelle cercate lontano.
Per ogni lacrima scesa
e per quelle nascoste di notte
al chiaro di luna complice.
Per il sorriso che provi,
le attenzioni che non trovi,
per le emozioni che senti
e la speranza che inventi.
Sei bella semplicemente,
come un fiore raccolto in fretta,
come un dono inaspettato,
come uno sguardo rubato
o un abbraccio sentito.
Sei bella
e non importa che il mondo sappia,
sei bella davvero,
ma solo per chi ti sa guardare.”

Angelo De Pascalis, “Sei bella” (poesia comunemente attribuita a Alda Merini)

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Sandro Botticelli, “Nascita di Venere”, 1485

 

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Risposta

“E noi rispondiamo con la bellezza
a questo trascinare di catene.

Non verrà notte finché vedremo
balconi accesi, giardini in canto,
lanciatori di cuori sulle strade.

Sì, sarà ancora giorno sulla terra:
un volo di aurore spargerà scintille,
si scioglieranno gli abbracci perduti.”

Gianni Pollini, “Risposta”

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Rose perenni

“La bellezza delle donne che ci hanno cambiato la vita
più profondamente di cento rivoluzioni
non si perde, non dilegua con gli anni
per quanto svaniscano i tratti
per quanto si deformino i corpi.
Resta nei desideri suscitati un tempo
nelle parole giunte anche in ritardo
nell’esplorazione incerta della carne
nei drammi mai venuti alla luce
nel riflettersi delle separazioni,
nelle identificazioni totali.
La bellezza delle donne che cambiano la vita
resta nelle poesie scritte per loro
rose perenni che effondono sempre lo stesso profumo,
rose perenni, come da sempre dicono i poeti.”

Titos Patrikios, “Rose perenni”, da “La resistenza dei fatti”

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 Armand Point, “Golden Legend”, 1897

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Bellezza è lasciarsi vivere

“Bellezza non sono i capelli lunghi, le gambe magre, la pelle abbronzata e i denti perfetti..
Fidatevi di me:
Bellezza è il viso di chi ha pianto e ora sorride..
Bellezza è la cicatrice sul ginocchio fin da quando sei caduta da bambina.
Bellezza sono le occhiaie quando l’amore non ti fa dormire..
Bellezza è l’espressione sulla faccia quando suona la sveglia la mattina, è il trucco colato quando esci dalla doccia, è la risata quando fai una battuta che capisci solo tu..
Bellezza è incrociare il suo sguardo e smettere di capire..
Bellezza è il tuo sguardo quando vedi lui, è quando piangi per le tue paranoie..
Bellezza sono le rughe segnate dal tempo..
Bellezza è tutto quello che proviamo dentro e si manifesta al di fuori..
Bellezza sono i segni che la vita ci lascia addosso, i pugni e le carezze che i ricordi ci lasciano..
Bellezza è lasciarsi vivere!”

Emma Charlotte Duerre Watson, “Bellezza è lasciarsi vivere”

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   Gustav Klimt, “Danae”, 1907-1908

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Bellezza

“Ti do me stessa,
le mie notti insonni,
i lunghi sorsi
di cielo e stelle – bevuti
sulle montagne,
la brezza dei mari percorsi
verso albe remote.

Ti do me stessa,
il sole vergine dei miei mattini
su favolose rive
tra superstiti colonne
e ulivi e spighe.

Ti do me stessa,
i meriggi
sul ciglio delle cascate,
i tramonti
ai piedi delle statue, sulle colline,
fra tronchi di cipressi animati
di nidi –

E tu accogli la mia meraviglia
di creatura,
il mio tremito di stelo
vivo nel cerchio
degli orizzonti,
piegato al vento
limpido – della bellezza:
e tu lascia ch’io guardi questi occhi
che Dio ti ha dati,
così densi di cielo –
profondi come secoli di luce
inabissati al di là
delle vette –”

Antonia Pozzi, “Bellezza”

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Antonio Canova, “Paolina Borghese”, 1804-1808

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Scritto sulla sabbia

“Che il bello e l’incantevole
Siano solo un soffio e un brivido,
che il magnifico entusiasmante
amabile non duri:
nube, fiore, bolla di sapone,
fuoco d’artificio e riso di bambino,
sguardo di donna nel vetro di uno specchio,
e tante altre fantastiche cose,
che esse appena scoperte svaniscano,
solo il tempo di un momento
solo un aroma, un respiro di vento,
ahimè lo sappiamo con tristezza.
E ciò che dura e resta fisso
non ci è così intimamente caro:
pietra preziosa con gelido fuoco,
barra d’oro di pesante splendore;
le stelle stesse, innumerabili,
se ne stanno lontane e straniere, non somigliano a noi
– effimeri-, non raggiungono il fondo dell’anima.
No, il bello più profondo e degno dell’amore
pare incline a corrompersi,
è sempre vicino a morire,
e la cosa più bella, le note musicali,
che nel nascere già fuggono e trascorrono,
sono solo soffi, correnti, fughe
circondate d’aliti sommessi di tristezza
perché nemmeno quanto dura un battito del cuore
si lasciano costringere, tenere;
nota dopo nota, appena battuta
già svanisce e se ne va.

Così il nostro cuore è consacrato
con fraterna fedeltà
a tutto ciò che fugge
e scorre,
alla vita,
non a ciò che è saldo e capace di durare.
Presto ci stanca ciò che permane,
rocce di un mondo di stelle e gioielli,
noi anime-bolle-di-vento-e-sapone
sospinte in eterno mutare.
Spose di un tempo, senza durata,
per cui la rugiada su un petalo di rosa,
per cui un battito d’ali d’uccello
il morire di un gioco di nuvole,
scintillio di neve, arcobaleno,
farfalla, già volati via,
per cui lo squillare di una risata,
che nel passare ci sfiora appena,
può voler dire festa o portare dolore.
Amiamo ciò che ci somiglia,
e comprendiamo
ciò che il vento ha scritto
sulla sabbia.”

Hermann Hesse, “Scritto sulla sabbia”, in “La felicità. Versi e pensieri”

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E’ bellissima

“Era bella, ma non come quelle ragazze sulle riviste.
Era bella, con il suo modo di pensare.
Era bella, con le scintille nei suoi occhi quando parlava di qualcosa che amava.
Era bella, per la sua capacità di far sorridere le persone intorno a lei, anche se era triste.
No, non era bella per qualcosa di così effimero come il suo aspetto.
Era bella, nel profondo della sua anima.
E ‘ bellissima. “

Francis Scott Fitzgerald, “E’ bellissima”, da “Belli e dannati”

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Di struggente bellezza
“Ho smesso di contare le volte in cui,
arrivata alla seconda riga,
ho cancellato e riscritto tutto nuovamente.
Cercavo un inizio ad effetto,
qualcosa di poetico e vero allo stesso tempo,
qualcosa di grandioso, ma agli occhi.
Non ci sono riuscita.
Poi ho capito,
ricordando ciò che non avevo mai saputo:
che per i grandi cuori
che muoiono nel corpo
ma che continuano a battere nel respiro della notte,
non ci sono canoni o bellezze regolari,
armonie esteriori,
ma tuoni e temporali devastanti
che portano ad illuminare un fiore,
nascosto,
di struggente bellezza.”
Frida Kahlo
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         Francisco Goya, “Maja vestida e Maja desnuda”, 1800 ca.

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Nella bellezza altrui

“Solo nella bellezza altrui
vi è consolazione, nella musica
altrui e in versi stranieri.
Solo negli altri vi è salvezza,
anche se la solitudine avesse sapore
d’oppio. Non sono un inferno gli altri,
a guardarli il mattino, quando
la fronte è pulita, lavata dai sogni.
Per questo a lungo penso quale
parola usare: se lui o tu.
Ogni lui tradisce un tu, ma
in cambio nella poesia di un altro
è in fedele attesa un dialogo pacato.”

Adam Zagajewski, “Nella bellezza altrui”

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Inno alla bellezza

“Vieni dal cielo profondo o esci dall’abisso,
Bellezza? Il tuo sguardo, divino e infernale,
dispensa alla rinfusa il sollievo e il crimine,
ed in questo puoi essere paragonata al vino.
Racchiudi nel tuo occhio il tramonto e l’aurora;
profumi l’aria come una sera tempestosa;
i tuoi baci sono un filtro e la tua bocca un’anfora
che fanno vile l’eroe e il bimbo coraggioso.
Esci dal nero baratro o discendi dagli astri?
Il Destino irretito segue la tua gonna
come un cane; semini a caso gioia e disastri,
e governi ogni cosa e di nulla rispondi.
Cammini sui cadaveri, o Bellezza, schernendoli,
dei tuoi gioielli l’Orrore non è il meno attraente,
l’Assassinio, in mezzo ai tuoi più cari ciondoli
sul tuo ventre orgoglioso danza amorosamente.
Verso di te, candela, la falena abbagliata
crepita e arde dicendo: Benedetta la fiamma!
L’innamorato ansante piegato sull’amata
pare un moribondo che accarezza la tomba.
Che tu venga dal cielo o dall’inferno, che importa,
Bellezza! Mostro enorme, spaventoso, ingenuo!
Se i tuoi occhi, il sorriso, il piede m’aprono la porta
di un Infinito che amo e che non ho mai conosciuto?
Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena,
tu ci rendi -fata dagli occhi di velluto,
ritmo, profumo, luce, mia unica regina!
L’universo meno odioso, meno pesante il minuto?”
Charles Baudelaire, “Inno alla bellezza”, da “Les fleurs du mal”, 1857
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Foto dal web
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Concorso di bellezza maschile
“In tensione da mascella a tallone.
Su di lui brilla olio a profusione.
Campione viene acclamato solo chi
come una treccia è attorcigliato.
Ingaggia una zuffa con un orso nero,
minaccioso (ma comunque non vero).
Di tre grossi giaguari invisibili
si disfa con tre colpi, terribili.
Divaricato e accosciato è divino.
la sua pancia ha facce a dozzine.
lo applaudono, lui fa un inchino
e ciò grazie alle giuste vitamine.”
Wislawa Szymborska, da “Sale”, 1962 – Traduzione di Pietro Marchesani
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Lisandro Rota
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Io sto con quelle che non riescono a fermarsi di fronte a una fetta di torta.
“Io sto con quelle che non riescono a fermarsi di fronte a una fetta di torta.
Quelle che non dicono di no a un bicchiere di vino, la sera.
Quelle che da domani sono a dieta e quel domani non arriva mai.
Io sto con chi dice sì agli aperitivi fra amiche, quelli che a cena affermano decise: stasera solo insalata e poi prendono una porzione di lasagne.
Io sto con quelle che si guardano allo specchio e puntano gli occhi sulle imperfezioni. E lottano una vita per volersi bene un po’.
Io sto con quelle che vanno nei negozi, misurano i vestiti, si guardano allo specchio e dicono: ”Oggi non è giornata”. Ché i camerini bisognerebbe abolirli.
Io sto con quelle donne che hanno fatto tutte le diete possibili e pensano ogni volta che sia quella risolutiva.
Io sto con le donne che sanno di non essere perfette, di non essere magrissime, e nemmeno bellissime, ma ci provano. Si comprano la fesa di tacchino e l’insalata, e poi la sera si mangiano l’impossibile.
Sto con quelle che non ce la fanno e a volte compensano. Ché la vita non sempre è facile.
Io sto con quelle che entrano nei negozi, guardano le taglie che arrivano alla 42 ed escono immediatamente.
Io sto con le donne che ci mettono una vita a piacersi e, a volte, non succede mai.
Con quelle che non si ricordano di essere state magre. Nemmeno da piccole.
Quelle che, nonostante tutto, ci provano. Ad amare la vita, le cose buone e se stesse.
Che siamo belle quando siamo belle.”
Penny (Cinzia Pennati), da “Il matrimonio di mia sorella”
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A volte, nei giorni di luce perfetta ed esatta
“A volte, nei giorni di luce perfetta ed esatta,
Nei quali le cose hanno tutta la realtà che possono avere,
Domando a me stesso piano
Perché mai attribuisco io
Bellezza alle cose.
Un fiore per caso ha bellezza?
Ha bellezza per caso un frutto?
No: ha colore e forma
E solo esistenza.
La bellezza è il nome di una cosa qualunque che non esiste
Che io do alle cose in cambio del piacere che mi danno.
Non significa nulla.
Allora perché dico io delle cose: sono belle?
Sì, anche a me, che vivo solo di vivere,
Invisibili, vengono a me le menzogne degli uomini
Di fronte alle cose,
Di fronte alle cose che semplicemente esistono.
Che difficile essere se stessi e non vedere se non il visibile!”
Alberto Caeiro (eteronimo di Fernando Pessoa), da “Il custode delle greggi”

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Immagine in evidenza: Fernando Botero, “Bather on the beach”, 2001

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