Linguaggi

Manifesto della gioia

15.11.2021

“C’è la libertà che ti sta aspettando,

sulla brezza del cielo.

e tu mi chiedi

“e se cado?”

oh ma mio caro,

e se voli?”

Erin Hanson

*****

 

Manifesto della gioia

 

“A quest’ora esatta del pianeta
convochiamo ogni pianta
ogni animale e cantiamo insieme
sotto la luce del sole e della luna
perché la festa è lunga
e noi siamo più vivi
di chi pensa di tenere il mondo in mano
e invece sa solo pesare mosche morte,
le loro monete non sono lingua,
non hanno nelle vene la fosforescenza
di un pomeriggio di giugno,
i messaggi inascoltati che il cielo porta
alla terra quando cade la neve.
Noi siamo il silenzio del gatto,
la riga della mezzanotte,
la gioia che fiorisce
nel vicolo più storto.
Non porteremo nessuno fuori dalla morte,
non troveremo il mondo perfetto,
ma un calore, un fervore
che commuove i nostri volti.
La gioia è il primo passo
per stare insieme, ognuno è qui
alla nostra festa, tornato apposta
dal suo abisso.
Altri proseguiranno
nel loro disperato inganno a se stessi
e agli altri, potenti da nulla
che solo sanno assaporare il potere
del nulla.
Pensiamoli come un lungo funerale
e noi una culla.”

Franco Arminio, “Manifesto della gioia”

*****
Io voglio invece leggerezza

“Io voglio invece leggerezza,
libertà, comprensione
– non trattenere nessuno,
e che nessuno mi trattenga.
Tutta la mia vita
è una storia d’amore con la mia anima,
con la città in cui vivo,
con l’ albero al bordo della strada,
con l’aria.
E sono infinitamente felice.”

Marina Cvetaeva

*****

Quanto è felice la piccola pietra

“Quanto è felice la piccola pietra
che rotola sulla strada tutta sola
e non si preoccupa della carriera
e non teme le esigenze –
il cui cappotto di bruno elementare
indossa un universo passeggero,
e indipendente come il Sole
si accompagna o brilla sola,
seguendo una volontà assoluta
con spontanea semplicità.”

Emily Dickinson

*****

Ode al giorno felice

“Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.”

Pablo Neruda, “Ode al giorno felice”

*****

Canzone ridente

 

“Quando i boschi verdi di gioia ridono,
e corrugandosi il ruscello
li accompagna colle sue risa;
quando l’aria si mette a ridere
col nostro spirito folletto,
e ride di quel chiasso il verde colle;

Quando di vivo verde
i prati ridono e la cavalletta
ride in mezzo a quell’allegria,
quando Susanna, Emilia e la Mari’
colle loro dolci brocche rotonde
cantano “Ah ah hi”.

Quando gli uccelli coloriti
nell’ombra ridono,
e la nostra tavola è sparsa
di ciliegie e noci,
vieni a vivere, e sii gaio, e uniti
cantiamo in dolce coro “Ah ah hi”!”

William Blake, “Canzone ridente”

*****

   Henri Matisse, “La gioia di vivere”, 1906

 

*****

 

Una felicità dura, da più generazioni

 

“A Bruna, madre di mia madre
Aveva dentro racconti di cose mai
viste, sfollamenti, ritorni
mancati e altri, misteriosi,
dai geli della Russia.
E anni senza marito, due figlie
appese al collo sulle navi
tra Genova e l’Etiopia.
Aveva dentro uno spartito
con mille note che io
non ho mai sentito, una gran
copia di emozioni che chi di noi
ha mai vissuto…
Aveva negli occhi il ridere
d’avere conosciuto il suo uomo
davanti alla gabbia dei conigli
in un mattino aspro e gentile
quando lui salutò con due battute
volgarotte e celestiali.
Il suo uomo grande
partito prima di lei, servito
come un re
e come un bimbo poi
accompagnato fino all’ombra.
In lei,
gran madre,
era ospitale
anche il vago cenno
erano vere le apprensioni
persino l’ira che pungeva
a volte in fondo agli occhi.
Per il mondo?
Sì, per quello.
Ad ospitare ogni cosa
si soffre, molto.
Occorre
una felicità dura, di più generazioni.”
Davide Rondoni, “Una felicità dura, da più generazioni”
*****
Come tutte le cose del mondo
“Voglio dirti
che se ne andranno
i mutamenti
e le ombre:
la vanga solcherà
la terra, le rose non
termineranno,
il vento si poserà
l’aria sarà meno triste
la vigna più matura
nei tuoi occhi cadrà ancora
la speranza e il sole
e i sassi
le lune e le bellezze
come in ogni bacio
come in ogni addio
come ogni amore
saranno al loro posto
come tutte le cose del mondo.”
Dale Zaccaria, “Come tutte le cose del mondo”, da “L’anima e la notte”
*****
Lisandro Rota, “Pittrici di tulipani”
*****
Felicità

“Talmente presto che fuori è ancora quasi buio.
Sto alla finestra con il caffè
E le solite cose della mattina presto
Che passano per pensieri.
A un tratto vedo il ragazzo e il suo amico
Venire su per la strada
Per consegnare il giornale.
Portano il berretto e il maglione
E uno la borsa a tracolla.
Sono così felici
Che non dicono niente, questi ragazzi.
Mi sa che se potessero, si prenderebbero sottobraccio.
Il mattino è appena sorto
E stanno facendo questa cosa insieme.
Avanzano lentamente.
Il mattino si fa più luminoso,
anche se la luna pende ancora pallida sul mare.
Una tale bellezza che per un attimo
La morte e l’ambizione, perfino l’amore
Non riescono a intaccarla.
Felicità. Arriva
Inaspettata. E va al di là, davvero,
di qualsiasi chiacchiera mattutina sull’argomento.”

Raymond Carver, “Felicità”

*****

Questa sfusa felicità che assale

“Questa sfusa felicità che assale
le facce al sole,
i gomiti e le giacche
– quante dolcezze
sparse nel mercato,
come son belli
gli uomini e le donne!
E vado dietro all’uno
e guardo l’altra,
sento il profumo
inseguo la sua traccia,
raggiungo il troppo
ma il troppo non mi abbraccia.

Patrizia Cavalli, Questa sfusa felicità che assale”

*****

Piaceri

“La prima occhiata dalla finestra la mattina
Il vecchio libro ritrovato
Volti pieni di entusiasmo
Neve, il volgere delle stagioni
Il quotidiano
Il cane
La dialettica
Fare la doccia, nuotare
Musica antica
Scarpe comode
Comprendere
Musica nuova
Scrivere, piantare
Viaggiare
Cantare
Essere cordiale.”

Bertolt Brecht

*****

Esercizio
“Esercizio: trattare la felicità come
un organo qualsiasi. Dire tre volte
trentatré
respirare a bocca aperta.
Se fa molto male farsi massaggiare.
Se si infetta d’infelicità disinfettare.
Camminare senza fretta. Riposare.”
Andrea Bajani, da “Promemoria”, 2017
*****
Non scordarti di gioire
“Non scordarti di gioire! –
gli alberi saggi sussurrano
e con le ginocchia falciate
con fragore cadono sotto la scure.
Non scordarti di gioire!
Fino a quando starai in piedi
fino a quando andrai incontro al vento
fino a quando respirerai l’altezza.
Fino a quando la scure resterà assopita.”
Blaga Dimitrova, “Non scordarti di gioire”
*****
Immagine tratta dalla pagina Fb “Love for art”
*****
Fate sapere quando la gioia accade
“Sono stracolmi la terra, l’universo e la mia testa,
di notizie tanto tristi dell’essere umano.
Annunziate una volta, con il sonare a festa,
riconciliazioni, pentimenti, qualche gesto umano.
Non annunziate solo terremoti, notizie nere,
non solo pensieri rubati, somme rubate.
Ma quando la gioia accade, fatecelo sapere,
quando scoppia, in qualcuno, un vulcano di risate.
Non tirate fuori solo quel fango moro,
deve esistere ancora un granellino di sabbia,
una scaglia d’oro.
Fate sapere talvolta che sono stati graziati,
i dissidenti, i negri, gli ostinati.
Proclamate anche il bene tante volte almeno,
quante i mali si fanno divulgare.
Forse si potrebbe calmare l’odio di veleno,
ed una goccia d’amore, almeno si possa salvare.
Fate sapere che qualcuno ha finalmente festeggiato,
anche il santo di famiglia del suo vicino,
di avere incorniciato anche il suo bardo.
Fate sapere che sul nostro pianeta è caduto,
di stelle buone, tutto un miliardo.”
Desanka Malsimovic (poetessa serba), “Javite kada se radost desi”, da “Savremena estradna pesma”
*****
Martine Franck, “Plage, village de Puri, Inde”, 1980
*****
Canzone del desiderio di giubilo
“Andremo per mari mai navigati
A pescare i rossi pesciolini dell’allegria.
Quando mi sentirai ridere, amore taciturno,
Crederai di ascoltare la musica dei miei braccialetti sottili.
O penserai che il vento, a cavalcioni sulla prua,
Si è messo a canticchiare una gioiosa canzone di marinai.
E nelle tue pupille erranti non si rifletterà ancora
La schiuma sconosciuta dei miei denti
Fra il corallo appena lavato delle labbra fresche.
Siccome non sai che so ridere, amore singhiozzante,
Rimarrai con gli occhi fissi sull’acqua.
A evocare uccelli di isole remote
O brevi canzoni chiare.
E lo stupore ti metterà in bocca
Il ronzio di tutte le parole mai dette
Quando capirai che ho gettato al porto del giubilo
La nostra notturna ebbrezza d’esser tristi.”
Juana de Ibarbourou, “Canzone del desiderio di giubilo”, da “La rosa de los vientos” 1931
*****
Come un sigillo
1.
Quanto poco ci serve
per essere felici:
un aumento di peso di mezzo chilo,
due giri dei corridoi
dello Sloan-Kettering*
in ciabatte
un mattino senza aspirina
il silenzio dolce come un pozzo,
una lontana
duna di sabbia
dietro il ponte verde
un pezzo di prato
e tu dietro di me che cominci
a sferruzzare una nuova maglia.
2.
Il ritmico movimento
dei ferri tra le tue dita
ha qualcosa del ritmo ai-li
lu-lu-li-
suoni che vivono in un uomo
con tutte le altre irrealtà
non ancora spazzate
dai massacri.
(* Il Il Memorial Sloan–Kettering Cancer Center (MSKCC) è un centro newyorkese per la ricerca e il trattamento del cancro)
Abba Kovner (poeta ebreo), da “Sloan-Kettering”, 1987
*****
La mia grande felicità
“La mia grande felicità
è il suono che fa la tua voce
chiamandomi anche nella disperazione; il mio dolore
che non posso risponderti
in parole che accetti come mie.
Non hai fede nella tua stessa lingua.
Così deleghi
autorità a segni
che non puoi leggere con alcuna precisione.
Eppure la tua voce mi raggiunge sempre.
E io rispondo costantemente,
la mia collera passa
come passa l’inverno.
La mia tenerezza
dovrebbe esserti chiara
nella brezza della sera d’estate
e nelle parole che diventano
la tua stessa risposta.”
Louise Glück, da “L’iris selvatico”
*****
Pierre-Auguste Renoir, “Le déjeuner des canotiers”, 1880-1881
*****
La felicità
“Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva.
Tutto accade per la prima volta.
Ho visto una cosa bianca in cielo. Mi dicono che è la luna, ma
Che posso fare con una parola e con una mitologia?
Gli alberi mi fanno un poco paura. Sono così belli.
I tranquilli animali si avvicinano perché io gli dica il loro nome.
I libri della biblioteca sono senza lettere. Se li apro appaiono.
Sfogliando l’atlante progetto la forma di Sumatra.
Chi accende un fiammifero al buio sta inventando il fuoco.
Nello specchio c’è un altro che spia.
Chi guarda il mare vede l’Inghilterra.
Chi pronuncia un verso di Liliencron partecipa alla battaglia.
Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
Ho sognato la spada e la bilancia.
Sia lodato l’amore in cui non ci sono né possessore né posseduta, ma entrambi si donano.
Sia lodato l’incubo che ci rivela che possiamo creare l’inferno.
Chi si bagna in un fiume si bagna nel Gange.
Chi guarda una clessidra vede la dissoluzione di un impero.
Chi maneggia un pugnale prevede la morte di Cesare.
Chi dorme è tutti gli uomini.
Ho visto nel deserto la giovane Sfinge appena scolpita.
Non c’è nulla di antico sotto il sole.
Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.
Chi legge le mie parole sta inventandole.”
Jorge Luis Borges, “La felicità”, da “La cifra”, trad. di Milton Fernàndez
*****
La felicità

“Fin quando dai la caccia alla felicità,
non sei maturo per essere felice,
anche se quello che più ami è già tuo.

Fin quando ti lamenti del perduto
ed hai solo mete e nessuna quiete,
non conosci ancora cos’è pace.

Solo quando rinunci ad ogni desiderio
e non conosci né meta né brama
e non chiami per nome la felicità,

Allora le onde dell’accadere non ti raggiungono più
e il tuo cuore e la tua anima hanno pace.”

Hermann Hesse, “La felicità”

*****

Lascia un commento