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Che bella gente!

17.11.2021
“Che bella gente
Sì avvocato, lei mi parla così della provincia perché non li conosce. Lei non sa mica come è fatta questa gente qua.
Lo vede quello là, sì quello col testone,
lui che a quest’ora qua non sa già più il suo nome,
un nome rispettato, la casa sulla piazza,
mai che abbia lavorato, arriva qui ogni sera
e inchioda il suo sedere davanti a un tavolino
e affoga nel barbera.
Poi quando vien mattino te lo ritrovi dove?
Ma in chiesa sissignore, dritto come una scopa
con l’occhio d’affogato va far la comunione
per smaltire il vino.
Mi creda avvocato che quel verme lì non pensa mica, sa?
No! Prega!
E poi c’è il fratellino, un “temperapennini”,
ragioniere al catasto, incassa bustarelle,
distribuisce inchini, peggio d’un dente guasto,
pensi che s’è sposato con una mezza gobba
solo perché ha la dote, ma non gli basta mai.
Col suo bel cappellino, col suo bel cappottino,
col suo bel “seicentino” fa pure lo strozzino!
Non manca una funzione, deve tenere d’occhio
sessanta debitori che lui tiene in ginocchio.
Mi creda avvocato che quel fetente là non prega mica sa?
Frega!
E poi ci sono gli altri, la madre sempre muta
che macina golfini e il padre possidente
che è morto scivolando sul pavimento a cera.
Da una cornice nera come da una finestra
osserva tutto il gregge che mangia la minestra
e senti fare “Chhiu-Chhiu”, e senti fare “Chhiu-Chhiu”.
E poi c’è la bisnonna che trema ma non muore,
le contano le ore e invocano il momento
di chiudere la bara e aprire il testamento.
Mi creda avvocato, ai funerali di quella gente lì mica si canta sa? No, ah, ah, no!
Si conta!
E poi, e poi, e poi
c’è Margherita che è bella come il sole
e lei non ha idea del bene che mi vuole,
sogniamo addirittura una casa nostra,
è piena di finestre e quasi niente mura
e dentro solo noi a ridere di gioia,
la cosa è già sicura, solo che c’è una noia:
la sua famiglia è contro, la sua famiglia è contro.
Ce l’hanno su con me, mi danno del pezzente,
mi danno del barbone, e già per quella gente
è meglio un delinquente ma con la posizione,
e anche se la figlia sembra differente
è nata ed è cresciuta in quell’ambiente.
Da un mese a questa parte la tengono al guinzaglio
e quando ci incontriamo gli occhi di lei mi fissano
e sembra che mi dica che un giorno fuggirà,
che mi raggiungerà e allora in quel momento,
allora io le credo, avvocato, ma solo in quel momento,
perché da quelle case là nessuno scappa mai!
Ha capito avvocato? Da lì non si va via!
Oh come è tardi! Mi scusi, io torno a casa mia…”

Jacques Brel, “Ces Gens-là”, 1966. Trasposizione italiana di Herbert Pagani, interpretata da Giorgio Gaber, dal disco “I borghesi” del 1971

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