Pensieri

Chi ha rubato il mare?

17.11.2021
“Detesto i bagni di mare; penso che colui che coniò l’espressione «bagni penali» sapeva quel che diceva. Tuttavia naturalmente liberale, come l’imperatore Tito, mio modello e consigliere, mi compiaccio che le folle si immergano nel buon mare inquinato, che godano sole e sabbia e bambini chiassosamente infelici.
Ignoravo che tutto ciò, fino ad oggi, era sottoposto alla vessazione di taluni baroni della battigia. Costoro, mirabili edificatori di docce, i Marconi dell’asciugamano, i Michelangiolo delle cabine in legno, avevano gradatamente esteso il loro potere, dagli «stabilimenti» – termine di origine coloniale, specie orientale – fino ai grani di sabbia, annettendoli uno per uno, facendo incursioni sulla fanga, catturando onde bambine incaute che venivano a giocare coi secchielli dei loro coetanei terrestri. Taluno aveva già scuderie clandestine di cavalloni. Altri sosteneva, sommessamente, che un bagnante bagnato, e ce ne sono, è legittima proprietà dello stabilimento, in quanto chiuso entro una tuta d’acqua e sabbia abusivamente sottratte allo stabilimento. È probabile che i proprietari del mare avrebbero rinunciato a considerarli ladruncoli di sale e sabbia, e avrebbero loro concesso il pagamento di un riscatto, esborsabile a rate, previa concessione di un parente in garanzia.
Ignoro se i proprietari avessero il diritto di picchiare il mare, e in che modo si comportassero con i tramonti. Comunque, tutto ciò è finito. Sotto i colpi di un pretore eversore un’era del feudalesimo vien meno. Un’ondata di anarchia sconvolge le spiagge italiane, e mi si dice che bambini sprovvisti di laurea potranno costruire castelli di sabbia senza pagare affitti e pedaggi, e senza tener conto del parere tecnico degli «stabilimenti».
Tuttavia, questa licenza di mare e sole, questo totale esproprio delle alghe e dei delfini lascia perplessi. Non è nella natura della nostra civiltà consentire un divertimento gratuito. I proprietari scacciati potrebbero firmare un patto con l’ufficio Maremoti, o giganteschi Squali arrivare dal Pacifico, col torpedone, il binocolo e la macchina fotografica. In una pinna reggono un panino tagliato in due, e con l’altra frugano la spiaggia in cerca del bagnante tiepido di sole. Caro pretore, la giustizia non paga; e poi bisogna tutelare il principio: tu ti divertirai con dolore.”
Giorgio Manganelli, da “Improvvisi per macchina da scrivere”
Foto di Sonia Simbolo

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