Linguaggi

Possa non mancarti il cielo…

21.11.2021
Poso la fronte sulla finestra in cerca di sicurezza e lei mi risponde:

“Possa non mancarti mai il cielo”.

Fabrizio Caramagna

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Antica preghiera ebraica

 

“Che i tuoi risvegli ti sveglino.
E che al risveglio, il giorno in cui inizia ti entusiasmi.
E che non si trasformino mai in routine i raggi del sole che filtrano dalla tua finestra in ogni nuova alba.
E che tu abbia la lucidità di concentrarti e di salvare la cosa più positiva di ogni persona che si incrocia sulla tua strada.
E non dimenticare di assaporare il cibo, attentamente, anche se “solo” si tratta di pane e acqua.
E che trovi qualche momento durante il giorno, anche se breve, per elevare il tuo sguardo verso l’alto e ringraziare, per il miracolo della salute, questo mistero e fantastico equilibrio interno.
E che tu possa esprimere l’amore che provi per i tuoi cari.
E che le tue braccia abbraccino.
E che i tuoi baci bàcino.
E che i tramonti ti sorprendano, e che non smettano mai di meravigliarti.
E che arrivi stanco e soddisfatto al tramonto per il compito soddisfacente svolto durante il giorno.
E che il tuo sogno sia calmo, riparatore e senza paura.
E non confondere il tuo lavoro con la tua vita né il valore delle cose con il loro prezzo.
E che tu non ti creda più di chiunque altro, perché solo gli ignoranti non sanno che siamo solo polvere e cenere.
E che non ti dimentichi, neanche per un istante, che ogni secondo di vita è un dono, un regalo, e che, se fossimo davvero coraggiosi, balleremmo e canteremmo di gioia nel prenderne coscienza.
Come un piccolo omaggio al mistero della vita che ci accoglie e ci abbraccia.”
Antica preghiera ebraica

 

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Aveva letto di una benedizione

 

“Aveva letto di una benedizione
che poi augurava a ogni amico:
dormire senza soprassalti,
con lente carezze sul viso,
vedere le tenebre diventare aurora,
rivivere lo slancio del primo amore
ed esaudito ogni disegno del cuore.”
Giampiero Neri, “Aveva letto di una benedizione”, da “Utopie”

 

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Immagine dal web

 

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Compleanno d’amore

“Che il tempo
non alteri
il sorriso sincero,
i capelli che vanno per conto loro,
o la pelle
liscia come la buccia
di un frutto commestibile.
Che nulla rovesci
– come una slavina di schiuma
sporca per la risacca
della vita –
su te l’amarezza,
la triste invidia dell’impotenza,
il residuo acre che gli anni
distillano.
Che tu sia sempre
così,
come sei,
calda pioggia di dolcezza
e fuoco
nel cuore,
nonostante gli anni,
nonostante il logorio insonne
di questa battaglia persa
di questa angoscia radicata
sempre più
nell’anima…
Che tu sia,
semplicemente,
i capelli al vento
e lo sguardo pulito.”

Karmelo C. Iribarren, “Compleanno d’amore”, da “Serie B, Renacimiento”

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Ti auguro

 

“Ti auguro
l’amore che ha gli occhi spalancati
quegli occhi
che sanno brillare
per la gioia e la felicità
di averti vicino.
Tu storto come sei
con tutte le ombre che ti porti dentro,
riconosciuto come luce,
come regalo
come inspiegabile inizio.
Amore che non seziona
non divide in pregi e difetti
che ama il miracolo che sei,
non lo spezza, non lo seziona.”

Gianluigi Gherzi, da “Ti aspetto nella mia casa a disordinare”

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Foto di Sonia Simbolo

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Vi auguro sogni a non finire

 

“Vi auguro sogni a non finire
e la voglia furiosa di realizzarne qualcuno

vi auguro di amare ciò che si deve amare
e di dimenticare ciò che si deve dimenticare

vi auguro passioni
vi auguro silenzi

vi auguro il canto degli uccelli al risveglio
e le risate dei bambini.

Vi auguro di rispettare le differenze degli altri perché il merito e il valore di
ognuno spesso è nascosto.

vi auguro di resistere all’affondamento,
all’indifferenza, alle virtù negative della nostra epoca.

Vi auguro di non rinunciare mai alla ricerca, all’avventura , alla vita,
all’amore,
perché la vita è una magnifica avventura e niente e nessuno può farci
rinunciare ad essa, senza intraprendere una dura battaglia.

Vi auguro soprattutto di essere voi stessi, fieri di esserlo e felici, perché la
felicità è il nostro vero destino.”

 

Jacques Brel, “Vi auguro sogni a non finire”

 

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Gustav Klimt, “L’ albero della vita”, 1909, mosaico realizzato per Palazzo Stoclet (Belgio)

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Ti auguro di vivere

 

“Ti auguro di vivere
senza lasciarti comprare dal denaro.
Ti auguro di vivere
senza marca, senza etichetta,
senza distinzione,
senza altro nome
che quello di uomo.

Ti auguro di vivere
senza rendere nessuno tua vittima.
Ti auguro di vivere
senza sospettare o condannare
nemmeno a fior di labbra.

Ti auguro di vivere in un mondo
dove ognuno abbia il diritto
di diventare tuo fratello
e farsi tuo prossimo.”
Jean Debruynne, “Ti auguro di vivere”, da “Les quatre saisons d’aimer”, 2010. 
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Sometimes

 

“A volte le cose non vanno – nonostante tutto –
di male in peggio. A volte, i giacinti resistono all’inverno;
il verde trionfa; i raccolti sono abbondanti.
A volte un uomo punta in alto, e raggiunge il traguardo.

A volte la gente rifiuta di farsi guerra;
elegge un uomo perbene; decide che sì, importa,
che non è giusto che chi è straniero soffra la fame.
E ci sono uomini che diventano quello a cui erano destinati.

A volte i nostri migliori sforzi non sono invano;
a volte facciamo quel che davvero volevamo fare.
E il sole a volte scioglie un prato di dolore
che sembrava ghiaccio puro:
possa succedere anche a te.”

 

Sheenagh Pugh, “Sometimes”, da “The Movements of Bodies”, 2005

 

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Bruno Bruni, “Abbraccio”, litografia a colori del 1978

 

 

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Dimmi se disturbo
“Dimmi se disturbo,
ha detto entrando,
perché me ne vado immediatamente.
Non solo disturbi,
ho replicato,
tu scuoti tutto il mio essere.
Benvenuto.”
Eeva Kilpi (poetessa finlandese), da “Canto d’amore e altre poesie”
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Congedo
“Pasolini Ginsberg Sandro Penna
e quanti altri mai ebbi maestri
Kavafis Leopardi Baudelaire
eccomi a voi ignaro e deluso
affondare il bisturi della poesia
sopra il mio corpo lasso:
tutto è perduto, il mondo lascio
indifferente ad altri, canto
una canzone per pochi eletti
che si raccolgono intorno
al mio pianto: ho sbancato
la vita fuggendo mi ha lasciato
qui desolato e incapace di
procedere; una volta
sapevo ancora combattere
con le armi della dialettica
una battaglia celestiale.
Spreco di aggettivi oggi mi basta
per rimanere fermo su un letto
fra tepore e consiglio di vittorie
future da combattersi mai:
la poesia persino fu liquidata
al suo congedo definitivo:
non resta che piangere un pianto
senza lacrime, ditelo al nemico.”
Dario Bellezza, “Congedo”, Tunìs 1988, da “Libro di poesia”
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Lân Nguyen

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Il dolente
“Passeranno questi giorni come passano
tutti i giorni orribili della vita
Si placheranno i venti che ti abbattono
Stagnerà il sangue della tua ferita
L’anima errante tornerà al suo nido
Quel che ieri si perse sarà trovato
Il sole sarà senza macchia concepito
e uscirà nuovamente dal tuo fianco
E dirai al mare: Come ho potuto
annegato senza bussola e perduto
giungere al porto con le vele rotte?
E una voce ti dirà: Non comprendi?
Lo stesso vento che ha rotto le tue navi
è quello che fa volare i gabbiani”
Óscar Arturo Hahn Garcés (Cile), “Il dolente”
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Immagine dal web
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A voi la vita tende la mano
“A voi la vita tende la mano
sorridendo, trepidi sulla riva;
pronta è la nave e il vento gonfia la bianca vela.
Ecco, saliti sul ponte
gli occhi volgete in avanti:
s’aprono vasti orizzonti
nella luce dorata del mattino.”
Attilio Bertolucci

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Benedici la mente turbata
“Benedici la mente turbata
di chi soffre
la spaventosa solitudine delle anime
confitte nell’abisso, l’inquietudine
di ogni uomo, il dolore inconfessato
alle fraterne amicizie.
Benedici le notturne vie delle falene
che non sciamano insieme agli spettri su strade conosciute.
Benedici la miseria dell’uomo
che muore in un’ora:
concedigli una fine benedetta.
Benedici i cuori annodati di nubi, Dio,
guarisci i malati – pacifica i tormentati.
Concedi il balsamo dell’oblio a chi ha scortato
la propria amata alla tomba.
Non lasciare agonia di colpa sulla terra.
Benedici chi gioisce, Signore, tienilo con te.
Non mi hai ancora spogliata del lutto
e a volte le mie spalle portano un pensante fardello.
Dammi la forza di sopportarlo
senza anelare al cimitero.
Benedici il mio sonno, preludio alla morte.
Ricorda ciò che Tuo Figlio per me ha sofferto
nelle ore dell’agonia.
Tu, immane misericordia per l’uomo
dona riposo ai morti, concedi loro
di accedere alla Tua pace.”
Edith Stein, da “The Hidden Life: Hagiographic Essays, Meditations, Spiritual Texts di Stein, Edith”, a cura di Lucy Gelber e Michael Linssen
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Foto di Mojtaba Nasiri
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Saluterò di nuovo il sole
“Saluterò di nuovo il sole,
e il torrente che mi scorreva in petto,
e saluterò le nuvole dei miei lunghi pensieri
e la crescita dolorosa dei pioppi in giardino
che con me hanno percorso le secche stagioni.
Saluterò gli stormi di corvi
che a sera mi portavano in offerta
l’odore dei campi notturni.
Saluterò mia madre, che viveva in uno specchio
e aveva il volto della mia vecchiaia.
E saluterò la terra, il suo desiderio ardente
di ripetermi e riempire di semi verdi
il suo ventre infiammato,
sì, la saluterò
la saluterò di nuovo.
Arrivo, arrivo, arrivo,
con i miei capelli, l’odore che è sotto la terra,
e i miei occhi, l’esperienza densa del buio.
Con gli arbusti che ho strappato ai boschi dietro il muro.
Arrivo, arrivo, arrivo,
e la soglia trabocca d’amore
ed io ad attendere quelli che amano
e la ragazza che è ancora lì,
nella soglia traboccante d’amore, io
la saluterò di nuovo.”
Forough Farrokhzad, “I Will Greet the Sun Again”, da “È solo la voce che resta. Canti di una donna ribelle del Novecento iraniano”, 2009 – Traduzione di  Faezeh Mardani 
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Bambina mia
“Bambina mia, ti auguro la pazzia, il coraggio, gli aneliti, l’impazienza; ti auguro fortuna negli amori e il delirio della solitudine.
Ti auguro il piacere degli astri, dell’acqua e degli uomini.
Ti auguro l’intelligenza e l’ingegno.
Ti auguro uno sguardo curioso, un naso con memoria, una bocca che sorrida e maledica con divina precisione, delle gambe che non invecchiano. Un pianto che ti ridia la pienezza.
Ti auguro il senso dello spazio che possiedono le stelle; la tempra delle formiche, il dubbio del tempo.
Ti auguro la fede dei presagi nella voce dei morti, nel racconto dei girovaghi, nella pace degli uomini che dimenticano il loro destino, nella forza dei tuoi ricordi e nel futuro, così come nella promessa, che contiene tutto ciò che ti attende ancora…
Ángeles Mastretta (Messico), da “Male d’amore” – Traduzione di Milton Fernàndez
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Ame ni mo makezu
“Non ti sconfigga la pioggia – non lasciare che il vento provi le tue virtù.
Non soccombere alle nevi invernali – non ti abbatta il caldo dell’estate.
Conserva la forza del corpo. Indefettibile alle spire del desiderio. Non ti attragga la rabbia.
Coltiva una gioia inerme.
Conta, in ogni cosa e nelle cose ultime, soltanto in te stesso. Metti tutti avanti a te.
Osserva – ascolta – con attenzione. Tieni care le lezioni apprese.
Una casa dal tetto di paglia, presso il prato, all’ombra della pineta.
Una manciata di riso e un pugno di miso, insieme a qualche verdura, sono sufficienti per la giornata.
Se a Est un bambino è malato: corri presso di lui e curalo perché guarisca.
Se a Ovest una vecchia è in punto di morte: corri presso di lei, incoraggiala, sollevala da ogni fardello.
Se a Sud un uomo è in punto di morte: corri alla sua porta e dissipa la sua paura con parole buone.
Se a Nord scoppia una rissa o attacca un alterco: mettiti tra i litiganti, supplicali di interrompere tale spreco di spirito.
In tempi di siccità, spargi lacrime con il prossimo.
Se l’estate è fredda, cammina con apprensione, impegnati per gli altri.
Stai lontano dalle masse inconsapevoli:
meglio essere liquidato come creatura inutile che lusingato come un “Grande Uomo”.
Questo è ciò che voglio, la persona che desidero diventare.
Miyazawa Kenji (Giappone), “Ame ni mo makezu” (“Non ti sconfigga la pioggia”), settembre 1933 Shoda Koho, “Shrine Gate at Miyajima”, 1930
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Immagine in evidenza: Ilaria Del Monte, “Uno strano compleanno”, 2011

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