Linguaggi

Incatenati alle assenze…

21.11.2021
“Dimmi tu addio
che a me dirlo non riesce.
Morire è facile.
Perderti è difficile.”
Umberto Saba, dalla poesia “La foglia”
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Mi sono incatenato alla tua mancanza
“Mi sono incatenato alla tua mancanza
Poter raccontare te
Alla brava gente, agli eroi
Poter raccontare te
Al traditore, al mascalzone,
E alla menzogna cagna
Per quante albe consecutive
Hanno dormito i lupi, gli uccelli e i prigionieri
Ma oltre le mura c’è sempre stato
Un mondo che correva come un fiume
E io non ho dormito
E non ho mai saputo
Per quante primavere notturne
Mi sono incatenato alla tua mancanza
Sognando di adornare i tuoi capelli
Con le rose del sangue
Ah! Poter gridare il tuo nome
Ai pozzi infiniti,
Alla cometa che cade,
Alle onde più solitarie nel mare
Che finiscono sempre
Come una candela nel vento
I talismani perduti degli amori passati,
I baci perduti,
Non hanno nessun valore
Nella vetta della notte
Ah! Se potessi raccontare te
Al mio ultimo bicchiere,
Alla mia ultima sigaretta
E la tua mancanza
È un altro nome per l’Inferno
Mi sento freddo
Non chiudere gli occhi!”

Ahmed Ârif

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Foto di Claudio Tedeschi

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Presenti mai assenti
“Ci pensi mai
a quando non sarai più
Ci pensi mai
a quelli che non sono più
Eppure, sono così vividi
e presenti i loro visi
così forti e chiare
le loro voci
così tangibili e intensi
i loro abbracci.
Non si può credere che ora siano solo ossa
non voglio crederlo, non voglio vederlo.
Fino a che sono nei miei pensieri
nei miei ricordi
fino a che li vedo come ora ed allora
fino a che io sono qui
fino a che i miei piedi poggiano sul terreno,
le mie mani si muovono,
fino a che sono dentro ogni parola,
in ogni istantanea, nella mia mente
fino ad allora e sempre
saranno con me.
Presenti mai assenti.”
Rahma Nur (Somalia), “Presenti mai assenti”, da “Sussurrare”, in “Il grido e il sussurro”, Traduzione di Pina Piccolo

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Nigel Van Wieck, “Q train”, 1990

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Ci si abitua alle assenze?

“Mi sorvola
l’ala del pensiero
di te lontano

Ci si abitua alle assenze
come alle notti
senza luna
s’attende con i gomiti
appoggiati sul davanzale
gli occhi vigili
in fondo del vialetto
in cerca d’un ombra,
un’ illusione
una speranza avanzata
agli ululati dispersi
giù per la valle
nei piedi del monte
mentre
stringo forte i pugni
sino a farmi male
e non l’afferro.

Nella mano
sanguinante
una lucciola spenta.”

Anileda Xeka, “Ci si abitua alle assenze?”

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Tu non vivi fra queste piante 

“Tu non vivi fra queste piante che s’attorcigliano
attorno a questo mio piede senza vasi,
e non hai nella tua linea alcuna canzone per
questi miei versi sterili ora che tu non
avvicini le tue labbra strette a questo mio
corpo ombrato.

Tu non appari a chiarire il mistero della
tua non-presenza, tu non stimoli i fiori
in corona attorno al mio polso, rotto perché
non posso tenerti vicino. La luna ha anch’essa
un pendio misericordioso ma tu non agganci
stretti fili alla mia mano che tanto lontana
non può sollevare i pesi dalla tua testa
rotta dai singulti.

Temo di fare con la mia presenza scempio
delle occasioni, ora che tu non rinverdisci
l’orizzonte. Temo di apparire strana, confusa
a belare quest’incomprensione. Temo di stendere
vigne vuote sul tuo piede scarlatto. Non
ho altro sorso dalle tue arse labbra che
questo mio empio mistero, noia del giorno
spaccato in mille schegge.”

Amelia Rosselli, da “Variazioni Belliche”, 1960-1961

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Incontrarsi

“Incontrarsi. Sfiorarsi.
Ma non è possibile dipanare
il groviglio delle nostre vite,
inventarne un’altra solo per noi due.
Mi accontento di questo:
darti appuntamento nell’aria,
farti sedere accanto a me sullo scoglio,
anche se non ci sei.”

Sylvia Plath, “Incontrarsi”

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Edward Hopper, “Excursion into Philosophy”, 1959

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Non ho avuto la pazienza

“Non ho avuto la pazienza
di colmare
la metà di te
che non cercava me.
Rimane
un letto disfatto
dove tu hai dimenticato
di portarmi via.”
Olga Tamburini
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Lascio la camera com’era quando era nei tuoi occhi

“Lascio la camera com’era quando era nei tuoi occhi,
incontrarti è il sapore che trattengo nel sorso di caffè.

Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.

Un giorno settembre era limpido e ventoso
il silenzio ammutoliva, la terra tornava al cielo.”

Pierluigi Cappello, da “Mandate a dire all’imperatore”

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Vilhelm Hammershøi, “Interno con giovane che legge”, 1898

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La benedizione della mancanza
“Rendo grazie alle mie mancanze.
Quel che mi manca mi protegge
da ciò che perderò.
Ogni mia capacità
disseccata nel campo incolto della vita
mi preserva dal fare gesti a vuoto,
inutili, banali.
Ciò che mi manca m’insegna.
Ciò che mi è rimasto
mi disorienta
perché mi proietta immagini del passato
come fossero promesse del futuro.
Non posso, non oso
immaginare nemmeno un angelo
fugace, perché io
su un altro pianeta, senza angeli
discendo.
L’amore, desiderio che era
è adesso un buon amico.
Insieme gustiamo la malinconia del Tempo.
Toglimi – prego lo Sconosciuto –
toglimi altro ancora.
Per farmi sopravvivere.”
Katerina Anghelàki-Rooke, “La benedizione della mancanza” – Traduzione di Massimiliano Damaggio
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In evidenza: Foto di Sonia Simbolo

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