Pensieri

Odisseas Elitis e la poesia

22.11.2021
“Bellezza, Luce: capita che le persone li considerino concetti obsoleti, insignificanti. Il balzo interiore necessario per avvicinarsi alla figura dell’Angelo è, a mio avviso, infinitamente più doloroso dell’altro, che avvia la nascita di Demoni di ogni tipo. Certo, c’è l’enigma. Certo, esiste il mistero. Ma il mistero non è un gioco teatrale che sfrutta il labirinto di luci e ombre per impressionarci. Il mistero permane nella luce. Solo allora acquista quel fulgore che chiamiamo Bellezza”.
“Considero la poesia una fonte d’innocenza colma di risorse rivoluzionarie. La mia missione consiste nel dirigere queste forze contro un mondo che la mia coscienza rifiuta di accettare, esattamente in modo da rendere quel mondo, attraverso continue metamorfosi, più in armonia con i miei sogni”.
“Il viaggio di Odisseo, di cui porto il nome, sembra non avere mai fine, e questo è bello… Siamo tutti imprigionati dalla fame di capire il ‘miracolo’, di credere che esso accada, così come ce lo attendiamo. In quarant’anni consacrati alla poesia, non ho fatto altro. Ed eccomi qui, oggi, con poche parole greche tra le mani: hanno tremila anni, eppure sono nuove, appena estratte dal mare, tra i sassi e le alghe dell’Egeo”.

Odisseas Elitis, poeta cretese, Premio Nobel per la Letteratura del 1979

Diario di un invisibile aprile

Mercoledì 1

Di continuo i cavalli masticano lenzuoli bianchi e di continuo incedono trionfanti dentro la Minaccia.

Querce, faggi, roveri: li odo trascinarsi sul tetto dell’antica carrozza in cui mi sono gettato poco fa per andar via. Recitando di nuovo un film girato un tempo di nascosto e invecchiato senza che nessuno l’abbia visto.

Svelti. Prima che sbiadiscano le immagini. O si fermino improvvisamente – e si spezzi il nastro rovinato.

*

Giovedì 2, c

Ho sistemato i miei libri sugli scaffali, e nell’angolo un’Angelica addolorata.

Il quantitativo di bellezza che mi spettava è finito, l’ho esaurito tutto.

Così voglio che mi trovi il prossimo inverno, senza fuoco, coi calzoni a brandelli, a mescolare fogli non scritti come se dirigessi l’orchestra assordante di un ineffabile Paradiso.

*

Domenica 5, b

La fine di Alessandro

Ripiegò le quattro stagioni e rimase come un albero cui manca l’aria.

Poi tornò a sedersi e con calma collocò l’abisso accanto a sé.

Dall’altra parte squadernò attentamente un pezzo di mare, tutto raffiche azzurre.

Passarono ore finché, a un certo momento, le donne iniziarono a fare gli occhiolini.

Allora entrò la Signora e lui spirò.

*

Giovedì 7 m.

A tal punto non penso nulla e nulla mi commuove, che il tempo ha preso coraggio e mi ha abbandonato in mezzo al mare di Creta.

Sono diventato vecchio di mille anni e uso ormai la scrittura minoica con tale agio che la gente si stupisce e crede al miracolo.

La fortuna è che non riesce a leggermi.

Odisseas Elitis, da “Poesie”

Opera di Tomàs Sanchez, “Contemplando redondez de luna”, 1994

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