Affabulazioni

Gugliate di fili colorati per rammendare l’anima

23.11.2021
Era brava nel rammendo. Non c’era strappo che non riuscisse a richiudere e a trasformare in ricamo. Un punto dopo l’altro, ogni piccola o grande lacerazione mutava, con un insieme di colori, in forme sempre diverse, che si amalgamavano alla trama delle stoffe. Era come ne avessero fatto parte fin dalla tessitura, create dal ritmo del telaio.
Allo stesso modo, ogni giorno, rinforzava i lembi frastagliati della sua ferita. Li univa per renderli invisibili ai propri occhi e a quelli di chi le era attorno.
Si sfiorò il petto con le dita. Proprio lì, nel punto dove pulsava un dolore acuto e continuo. Proprio lì, dove mani sorde e occhi ciechi si posavano, convinti di possedere la chiave d’accesso alla sua anima. Lì, ogni mattina, gugliate di fili dai colori brillanti prendevano vita.
Lo strappo diventava, di volta in volta, un pappagallo blu, una margherita bianca e gialla, una melagrana rossa, un apostrofo indaco, una virgola cremisi. Tangibili e visibili solo a lei.
Tentava di lenire il dolore con un immaginario ago che entrava e usciva dalla pelle, nella carne, i fili ben tirati, i punti piccoli e perfetti per mascherare lo squarcio. Tutti i sensi, in quel momento, le cospiravano contro, rendendo inevitabile e inesorabile la resa ai ricordi.
E lei vi si lasciava andare.
L’olfatto le riportava alle narici il profumo delle arance e dei limoni. In bocca le esplodeva il gusto aspro delle more selvatiche. Immagini danzavano accompagnate dalle note di un flauto.
“Fai di ogni ferita un gioiello, una gemma. Fai del dolore un tesoro.” così le aveva sempre detto sua madre, che in quanto a sofferenza era la persona più ricca che avesse mai conosciuto. “Ma non farti corrompere da questo lusso. Non perdere mai te stessa.” la ammoniva, infine.
Era per questo che ancora non smetteva di rammendare e ricamare quel cuore mutilato che si ritrovava, con la caparbietà e la pazienza ereditate dalla madre. Perché non andasse perso nemmeno un grammo, nemmeno un soffio, nemmeno una goccia della donna che era.”

Anja Bluez

Foto: Un tea avec toi

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