Fosforescenze

Testimoni della memoria…

27.11.2021
«Warum? Perché?»
«Hier ist kein “Warum”»
(“Qui non c’è perché”)
Primo Levi, da “Se questo è un uomo”, 1947
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Immagine presa dal web
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“Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa e andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.”
10 gennaio 1946
Primo Levi, da “Shemà”, in “Ad ora incerta”, 1984
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“Noi siamo la nostra memoria, noi siamo questo museo chimerico di forme incostanti, questo mucchio di specchi rotti”.
Jorge Luis Borges
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“Nella tradizione ebraica l’ordine di ricordare è categorico. Questo dovere, però, non si esaurisce con l’atto cognitivo del ricordare, ma deve essere connesso sia al suo significato, sia all’azione che esso implica. Oggi noi che abbiamo il ricordo inciso nei nostri cuori e nella nostra carne, dobbiamo passare la fiaccola della memoria alla prossima generazione. Vi tramandiamo anche la lezione fondamentale dell’ebraismo, quella per cui l’esercizio della memoria deve andare di pari passo con fini etici e morali. Questo deve essere il fondamento e il fulcro delle vostre energie per poter creare un mondo migliore.”

Yad Vashem

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Non dobbiamo perdere la memoria, la dobbiamo tenere viva”. 

Enrico Pieri, sopravvissuto alla strage nazista di Sant’Anna di Stazzema

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“Cerchi di seminare, ma non tutti i chicchi nascono”.

Enrico Pieri

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“Viviamo da 76 anni in una condizione di pace e benessere grazie a tutte le persone che hanno pagato per la guerra.

Enrico Pieri

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Quando sono tornato dalla prigionia, ho rivisto il lago di Garda, ho rivisto l’azzurro.”

Michele Montagano, ufficiale di complemento degli alpini, uno dei 600.000 IMI (“Italienische Militärinternierte”, “Internati Militari Italiani”), prigionieri dei nazisti

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«Guai a noi se domani non sapremo dimenticare le nostre sofferenze, guai se nella nostra condanna investiremo tutto il popolo tedesco.»

Leone Ginzburg

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“Vedi quelle sentinelle dietro i reticolati? Sono loro i prigionieri di Hitler, non noi. Noi a Hitler e Mussolini diciamo no, anche quando ci vogliono prendere per fame.”

Sergente Cecco Baroni, internato in Germania, di Mario Rigoni Stern: Soldati italiani dopo il settembre 1943

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“Se Dio esiste, dovrà chiedermi perdono.”
Frase incisa su un muro del campo di concentramento di Auschwitz
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Wilhelm Brasse, “Il fotografo di Auschwitz”

 

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“V’è nella vita di ogni uomo però un momento decisivo nel quale chi ha vissuto per un ideale deve decidere e abbandonare le parole”.
Umberto Fogagnolo, ingegnere elettrotecnico, socialista: il 25 luglio organizzò la difesa delle fabbriche da parte degli operai di Sesto San Giovanni, da “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943- 25 aprile 1945)”
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“Ho taciuto per 45 anni. Sono diventata testimone a 60 anni. Quando sono diventata nonna. Lì ho capito che, tacendo, non avevo compiuto il mio dovere. E ho iniziato a parlare. A raccontare. Senza mai usare la parola odio.”

Liliana Segre

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“A me dispiace da matti avere novant’anni anni e sapere che ho pochi anni ancora davanti. Anche se gli odiatori ogni giorno mi augurano di morire, mi dispiace tantissimo di dover abbandonare la vita. Perché la mia vita mi piace moltissimo.

Anche nell’inferno dei campi di concentramento, infatti, non scegliemmo di attaccarci ai fili elettrificati per scegliere la morte, che sarebbe arrivata in un secondo. Noi scegliemmo la vita, scegliemmo la vita, parola importantissima che non va sprecata e non va mai dimenticata nemmeno un minuto. Non bisogna perdere neanche un minuto di questa straordinaria emozione che è la vita.

Perché nel tic-tac che è il tempo che scorre, il tic è già tac.”

Liliana Segre

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«Non si racconta Auschwitz; ogni parola lo racconta.»
Edmond Jabès

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Foto tratta dal web

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“Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano.”

“Il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali è una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni.”

Italo Calvino, da “Il sentiero dei nidi di ragno”

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“Quel che ora penso veramente è che il male non è mai ‘radicale’, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. Esso ‘sfida’ come ho detto, il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua ‘banalità’. Solo il bene è profondo e può essere radicale.”

Hannah Arendt, da “La banalità del male”

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“Noi sopravvissuti alla Shoah siamo inchiodati: vorremmo liberarci dal peso insopportabile di ciò che è stato e invece siamo costretti a riviverlo ogni volta. Delegati a testimoniare da chi avrebbe avuto il dovere di evitarcelo: quest’Europa che cancella i suoi sensi di colpa per lo sterminio degli ebrei non parlandone, e scaricando su noi vittime la responsabilità e il dolore della memoria. Una vera follia.”

Edith Bruck

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“Il terrore inespresso che permea il nostro ricordo dell’Olocausto (collegato, e non a caso, al pressante desiderio di non trovarsi faccia a faccia con tale ricordo) è dovuto al tormentoso sospetto che l’Olocausto potrebbe essere più di un’aberrazione, più di una deviazione da un sentiero di progresso altrimenti diritto, più di un’escrescenza cancerosa sul corpo altrimenti sano della società civilizzata; il sospetto, in breve, che l’Olocausto non sia stato un’antitesi della civiltà moderna e di tutto ciò che (secondo quanto ci piace pensare) essa rappresenta. Noi sospettiamo (anche se ci rifiutiamo di ammetterlo) che l’Olocausto possa semplicemente aver rivelato un diverso volto di quella stessa società moderna della quale ammiriamo altre e più familiari sembianze; e che queste due facce aderiscano in perfetta armonia al medesimo corpo. Ciò che forse temiamo maggiormente è che ciascuna delle due non possa esistere senza l’altra, come accade per le due facce di una moneta.”

Zygmunt Bauman

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Illustrazione di Antonella Martino

 

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“Anche tu vieni condotta via, un paio d’occhi
che indossano lo sguardo come un’armatura.
Tu assisti a tutto. Non devi soffrire
la vergogna fisica, gli indumenti
che ti vengono tolti, il tuo corpo
messo in piedi in mezzo ad altri corpi piangenti. In un modo o nell’altro, ne esci indenne.
Nell’orlo del cappotto ti cuci un urlo
da dispiegare poi in un paese libero.”
Tess Gallagher
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“L’uomo muore in tutti coloro che conservano il silenzio di fronte alla tirannia.”

Wole Soyinka (pseudonimo di Akinwande Oluwole Soyinka), da “L’uomo è morto”

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“Ogni uomo ha dei ricordi che racconterebbe solo agli amici. Ha anche cose nella mente che non rivelerebbe neanche agli amici, ma solo a se stesso, e in segreto. Ma ci sono altre cose che un uomo ha paura di rivelare persino a se stesso, e ogni uomo perbene ha un certo numero di cose del genere accantonate nella mente.”

Fedor Dostoevskij, da “Memorie dal sottosuolo”

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“Auschwitz è patrimonio di tutti.
Nessuno lo dimentichi, nessuno lo contesti.
Auschwitz rimanga luogo di raccoglimento e di monito per le future generazioni.”

Marta Ascoli, da “Auschwitz è di tutti”

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Milano, “Binario 21”

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“Non ho scritto nulla sulla Shoah in questi giorni. Coinvolge la mia famiglia. E aspetto che siano gli altri a esprimersi. Una sola cosa vorrei dire. Che non piacerà a tanti. Non ci si può mobilitare e commuovere per la Shoah, un crimine assoluto non per il numero dei morti, ma per la sua totale arbitrarietà. Un crimine che ha colpito famiglie religiose e non, appartenenti a universi lontani tra loro. Non un crimine di conquista. Ma un crimine contro l’uomo. Ebbene non si può io credo distinguere il nostro orrore e cordoglio da quello che rappresenta per gli ebrei Israele. L’antisionismo è un antisemitismo perbenista. Noi non abbiamo particolari monumenti vestigia o pezzi di grande cultura che ci rendono quello che siamo. Abbiamo la parola. Il dialogo incessante ironico sarcastico irriverente con Dio e tra padri e figli. Abbiamo questa chiacchiera ininterrotta. E non abbiamo patria. Abbiamo un luogo antico che non è pura geografia, è heimweh (nostalgia). Noi abbiamo nostalgia di ciò che non abbiamo mai avuto. E questo luogo è Israele. Molto più di una Terra. Molto meno di una nazione.”

Paolo Repetti

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“Un vecchio ex deportato ad Auschwitz va tutte le mattine all’edicola del suo quartiere, prende sempre un pacchetto di caramelle e chiede all’edicolante se ha il Notiziario Quotidiano del Partito Nazista. L’edicolante, dapprima sorpreso poi ogni giorno più rassegnato, gli risponde che quel giornale non esiste più da tanti anni, che lo stesso NSDAP non esiste più.

Stamattina, alla solita richiesta del vecchio, l’edicolante gli chiede un po’ contrariato: “Ma perché continua a chiedermi il Notiziario Quotidiano del Partito Nazista se sia il giornale che il Partito non esistono più da tanto tempo?

Il vecchio risponde sorridendo: “Mi piace avere qualcuno che me lo ripete ogni giorno.

Moni Ovadia

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Archivio Luce

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“Chi viveva nelle campagne intorno a Treblinka – polacchi, per lo più – diceva di non sapere che cosa accadeva nei campi di sterminio; diceva che, pur intuendo in linea di massima che cosa accadeva, non ne era certo; diceva che, pur sapendo in un certo senso, in un altro senso non sapeva affatto, non poteva permettersi di saperlo per il proprio bene.”

John Maxwell Coetzee

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«Tutto ciò sarebbe stato invano, inutile, sciupato il loro sogno e la loro morte? No, non può essere. Non c’è stata idea per cui gli uomini abbiano combattuto e sofferto con cuore puro ed abbiano dato la vita che sia andata distrutta».
Thomas Mann, da “Prefazione a Lettere di condannati a morte della Resistenza europea”
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“Non si amano soltanto le memorie felici.
A un certo punto della vita ci si accorge che si amano le memorie.”
Natalia Ginzburg, da “Caro Michele”, 1973
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“RICORDARE: dal latino re-cordis, ripassare dalle parti del cuore.”
Eduardo Galeano, da “Il libro degli abbracci”, 1992
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Fotografia dal web
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“Nel paese della memoria il tempo è sempre ora.”
Stephen King, da “La canzone di Susannah”, in “La Torre Nera”, 2004
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“Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere.”
José Saramago, da “Cecità”, 1995
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“Miei diletti, miei piccoli adorati, credo che partiremo oggi. Coraggio e speranza. Siete nel mio cuore, miei cari. Che Dio ci aiuti tutti”.
16 luglio 1942: l’ultima lettera di Irene Nemirovski, morta ad Auschwitz. Suo marito, Michel Epstein, dopo aver cercato disperatamente di tirarla fuori da quell’inferno, mette in salvo le sue figlie e si fa arrestare, con la speranza di rivederla.
Morirà anche lui ad Auschwitz
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“La memoria non è il ricordo: il ricordo si esaurisce con la fine della persona che ricorda il suo vissuto. La memoria è come un filo che lega il passato con il presente, è proiettata nel futuro e lo condiziona. Soltanto se faremo memoria del passato potremo evitare che il passato che vi ho raccontato possa tornare.”
Piero Terracina
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“Gli insorti del ghetto cercavano di mettere in salvo i poeti, gli scrittori.
Così fanno gli alberi circondati dalle fiamme: scaraventano lontano i loro semi.
I poeti, gli scrittori erano i semi della loro pianta e avrebbero innalzato a canto la testimonianza.”
Erri de Luca, da “Il torto del soldato”, 2012
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“Roma, 15 ottobre 1943, poco prima della mezzanotte cade una pioggia sottile sulle strade vuote. L’umidità si srotola sul selciato come un tappeto sottile e si arrampica sui muri delle case. Dietro quei muri, occhi spalancati di persone – donne, uomini, bambini – spaventate dal rumore improvviso di spari e di detonazioni. Più della paura è l’incredulità a stringere una morsa al collo degli abitanti dell’ex ghetto di Roma”.
Alberto Angela, su “Repubblica”, 16 ottobre 2021
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16 ottobre 1943
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«Il ghetto continuò a bruciare molto a lungo, ma non si sentivano più gli spari. Proprio allora, là accanto al muro, per la prima volta nella vita mi sentii veramente ebrea. E capii che ormai per sempre, fino alla morte, sarei rimasta insieme ai carbonizzati, ai morti soffocati, ai gassati nei rifugi, a coloro che avevano combattuto ed erano morti perché non potevano non morire, a coloro il cui destino non avevo condiviso».
Alina Margolis-Edelman (medico polacco, sopravvissuta alla Shoah, ha combattuto nella resistenza durante la rivolta del ghetto di Varsavia), da “Una giovinezza nel Ghetto di Varsavia”
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“Nel carro-serpente, lungo
i bianchi cipressi
al di là del fiume
ti trassero.
Ma in te, per
nascita,
gorgogliava l’altra fonte,
sul nero getto
della rimembranza
rampicando ritrovasti
il giorno.”
Paul Celan, da “Atemwende”, 1967
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Immagine presa dal web
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L’affermazione più profonda che sia mai stata pronunciata a proposito di Auschwitz non fu affatto un’affermazione, ma una risposta:
La domanda:
“Ditemi, dov’era Dio, ad Auschwitz?”
La risposta:
“E l’uomo, dov’era?”.
William Clark Styron
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“Si dice che una volta si portavano nelle miniere i
canarini, uccelli sensibili ai gas.
I canarini avvertivano i minatori quando la catastrofe era
imminente.
Ecco, per me la memoria significa essere un canarino nella
miniera, dare l’allarme quando sento l’acre odore del razzismo.
Questo non per vendetta, non per vivere nel passato ma per il nostro sentirsi uomini oggi”
Wlodek Goldkorn, da “Il bambino nella neve”, 2016
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Immagine presa dal web
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«’O povero cristiano era ebbreo… M’ ‘o cunfessaie doppo duie mise ca stevamo nzieme… […] C’eramo affratellate… ‘O bbello fuie quanno chillo se fìssaie ca io l’avarria denunziato… […] «Non mi denunziare… Non mi denunziare…» – E chiagneva. Ama’, si ll’avisse visto ‘e chiagnere… Nu piezzo d’ommo, cu ‘e capille grige… cu ‘e figlie giovanotti… me facette vede’ ‘e ffotografie… Questa che barbarie… Dove siamo arrivati… Sono cose che si pagano, Ama’… ‘O tengo nnanze all’uocchie… »
Eduardo de Filippo, da “Napoli milionaria!”, 1945
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