Pensieri

Papà, che cos’è il razzismo?

01.12.2021
“Tra le cose che ci sono al mondo, il razzismo è la meglio distribuita. E’ un comportamento piuttosto diffuso, comune a tutte le società tanto da diventare, ahimè, banale. Esso consiste nel manifestare diffidenza e poi disprezzo per le persone che hanno caratteristiche fisiche e culturali diverse dalle nostre”

Quando dici “comune”, vuoi dire “normale”?

“No. Non è perché un comportamento è corrente che può essere considerato normale. in generale l’essere umano ha tendenza a non amare qualcuno che è differente da lui, uno straniero, per esempio: è un comportamento vecchio come uomo; ed è universale. E così dappertutto”.

“Se capita a tutti, anch’io potrei essere razzista! “

“Intanto la natura spontanea dei bambini non è razzista. Un bambino non nasce razzista. E se i suoi genitori o i suoi famigliari non gli hanno messo in testa delle idee razziste, non c’è ragione perché lo diventi. Se, per esempio, ti facessero credere che quelli che hanno la pelle bianca sono superiori a quelli che ce l’hanno nera, e se tu prendessi per oro colato quell’affermazione, potresti assumere un atteggiamento razzista nei confronti dei negri”.

“Cosa vuol dire essere superiori”?

“Per esempio, credere che uno, per il fatto che ha la pelle bianca, è più intelligente di qualcuno che ha la pelle di un altro colore, nera o gialla. In altre parole, l’aspetto fisico del corpo umano, che ci differenzia l’uno dall’altro, non implica alcuna disuguaglianza”.

“Credi che io potrei diventare razzista?”

“Diventarlo è possibile: tutto dipende dall’educazione che avrai ricevuto. Tanto vale saperlo e impedirsi di esserlo, ovverosia, tanto vale accettare l’idea di essere anche noi capaci, un giorno, di avere sentimenti e comportamenti di rigetto nei confronti di qualcuno che non ci ha fatto niente, ma è differente da noi. E’ una cosa che capita spesso. Ciascuno di noi, un giorno, può fare un gesto brutto, provare un sentimento cattivo. Quando uno è turbato da un essere che non gli è familiare, allora può pensare di essere meglio di lui: prova un sentimento sia di superiorità sia di inferiorità nei suoi riguardi, lo rifiuta, non vuole saperne di averlo come vicino, tanto meno come amico, semplicemente pcrchè si tratta di qualcuno di diverso”.

“Diverso?”

“La diversità è il contrario della rassomiglianza, di ciò che è identico. La prima differenza evidente è quella del sesso. L’uomo è differente dalla donna. E viceversa. Ma quando si tratta di quel tipo di differenza, in generale, c’è attrazione. In altri casi, colui che chiamiamo diverso ha un altro colore di pelle rispetto a noi, parla un’altra lingua, cucina in altro modo, ha altri costumi, un’altra religione, altre abitudini di vita, di fare festa, eccetera. Ci sono differenze che si manifestano attraverso l’aspetto fisico (la statura, il colore della pelle, i lineamenti del viso, eccetera) e poi ci sono le differenze di comportamento, di mentalità, di credenze, eccetera”.

“Allora al razzista non piacciono le lingue, le cucine e i colori che non siano i suoi?”

“No, non è necessariamente così: un razzista può amare e imparare altre lingue perché ne ha bisogno nel suo lavoro, o nei suoi svaghi, ma può ugualmente manifestare un giudizio negativo e ingiusto sui popoli che parlano quelle lingue. Allo stesso modo, potrebbe rifiutare di affittare una camera a uno studente straniero, per esempio vietnamita, eppure apprezzare il cibo dei ristoranti asiatici. Il razzista è colui che pensa che tutto ciò che è troppo differente da lui lo minacci nella sua tranquillità”.

“E’ dunque il razzista che si sente minacciato?”

“Sì, perché ha paura di chi non gli rassomiglia. Il razzista è qualcuno che soffre di un complesso di inferiorità o di superiorità. Il risultato è lo stesso, perché il suo comportamento, in un caso o nell’altro, sarà di disprezzo. E dal disprezzo la collera. Ma il razzista sbaglia collera”.

“Ha paura?”

“L’essere umano ha bisogno di sentirsi rassicurato. Non gli piace troppo ciò che rischia di turbare le sue certezze. Si può avere paura quando si è al buio, perché quando tutte lo luci sono spente non si vede cosa ci potrebbe capitare. Ci si sente senza difese di fronte all’imprevedibile. Si immaginano cose orribili. Senza ragione. Non è logico. Talvolta non c’è niente che possa giustificare la paura, eppure si ha paura. Si può ragionare quanto si vuole, ma si reagisce come se la minaccia fosse reale. Il razzismo non è qualcosa di giusto o di ragionevole”.

“Il razzismo è sempre esistito?”

“Sì, da quando esiste l’uomo, sotto forme diverse nelle diverse epoche. Già all’epoca della guerra del fuoco gli uomini attaccavano con armi rudimentali, delle semplici clave, per un pezzo di terra, per una capanna. una donna, delle provviste alimentari, eccetera. Allora fortificavano i confini, aguzzavano le armi per paura degli invasori. L’uomo è ossessionato dalla propria sicurezza, e questo lo porta talvolta a detestare lo straniero”.

“Allora, che si può fare?”

“Imparare. Educarsi. Riflettere. Cercare di capire tutto, dimostrarsi curiosi di tutto ciò che si riferisce all’uomo, controllare i propri istinti. Si può superare l’atteggiamento razzista istintivo con il ragionamento e con l’educazione. Per riuscirci, bisogna decidere di non avere più paura dei vicini, dello straniero”.

“Dunque, per lottare contro il razzismo bisogna invitarsi gli uni con gli altri!”

“E’ una buona idea. Imparare a conoscersi, imparare a parlarsi, a ridere Insieme: cercare di condividere i momenti di piacere, ma anche le pene, fare vedere che spesso si hanno le stesse preoccupazioni, gli stessi problemi, è questo che potrebbe fare regredire il razzismo”.[….]

“Come?”

“Intanto, imparando a rispettare. Il rispetto è essenziale. D’altra parte la gente non pretende l’amore, ma l’essere rispettati nella sua dignità umana. Rispettare vuol dire avere riguardo e considerazione. Vuol dire saper ascoltare. Lo straniero non reclama amore e amicizia, ma rispetto. L’amore e l’amicizia possono venire dopo, quando ci si conosce meglio e ci si apprezza. Ciascuno ha diritto alla sua dignità. Con il rispetto di ciascuno si rende omaggio alla vita in tutto ciò che ha di bello, di meraviglioso, di diverso e inatteso. Si dà testimonianza del rispetto per se stessi trattando gli altri con dignità”.

Tahar Ben Jelloun, da “Il razzismo spiegato a mia figlia”

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