Linguaggi

Le poesie di Martina

04.12.2021

Attimi fuggenti

 

“Piangiamo rabbia e tristezza

attoniti su un raggio di luna,

la notte ci guarda e ci accarezza,

solo il buio ci accomuna.

Immaginando un futuro di luce

osserviamo il cielo loquace

che allo sconforto ci conduce.

Camminiamo su stelle ridenti

giungendo in uno spazio infinito

di finali avvilenti.

Il destino si sa è cieco:

le nostre urla, ormai,

son solo eco.”

 

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Il quadro

 

“Dipinsi un quadro

Cupo, triste, solitario,

della vita il mio diario.

Nuvole di pesanti pensieri.

Piogge di inutili preoccupazioni.

Affacciata alla finestra

una ragazza sedentaria

dalla felicità precaria.

Calde lacrime l’hanno accompagnata

povera anima dannata.

La vita già l’ha condannata

ad un futuro che l’avrebbe tormentata.”

 

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Resto qui

 

“Della libertà ho solo un aspro ricordo

e fra le mie digrignate labbra un opaco sapore.

 

Prima volava per le strade gremite

il mio animo dalle ali piumate

ora ferite e squarciate,

sono come intrappolate.

 

Si è perso fra le sue deserte viuzze

il mio cuore, che sperduto più non si ritrova:

intrappolato tra queste quattro massicce mura

soffocato il suo unico grido

fra le lacrime annega.

 

Il giorno, chiaro come la notte,

muove i miei pensieri lontano

con i tuoi occhi fissi nella mente

e il tuo sorriso che dà speranza

e mi tiene la mano.”

 

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Uno spettacolo naturale

 

“Come sul podio di rughe verdi

danzano le foglie,

mentre il soffio sul vuoto le accompagna,

così quando s’infatua il mondo,

ricevi attenzione

ma continui a stare sul filo spinato dell’oblio.

All’oscuro della vita

t’abbandonano.

Ti rialzi,

ma non riconosci il tuo stare.”

 

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Si chiama Martina Anselmi l’autrice di queste poesie. E ha soltanto 17 anni; anzi, quando le ha composte, era perfino più giovane… Eppure, leggendole, si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un’adulta e ad un’artista di consumata esperienza. Così accade che in ogni  verso troviamo un pezzetto di noi (che – diciamocelo – di anni ne abbiamo molti di più); un pezzetto inascoltato, inconfessato, forse dimenticato. Sta lì, accucciato in un angolo, silenzioso custode della nostra solitudine, archivio polveroso delle sconfitte accumulate e del nostro male di vivere. E sì, sta lì a ricordarci che alla fine “ti rialzi, ma non riconosci il tuo stare“… Ma è proprio da questo che si individua la grande poesia: dalla capacità di parlare ad ognuno di noi e di ognuno di noi.

Forse potrei dirvi che in fondo Martina è una ragazzina come tutte le altre: va a scuola, frequenta con successo il liceo classico e, ovviamente, le piace molto leggere, soprattutto il suo amato Pascoli. Però non è affatto il classico “topo di biblioteca”; anzi, nel tempo libero pratica judo e, come molti suoi coetanei, si diverte a giocare alla play station a calcio virtuale, forse con la sola differenza che per diversi anni lei stessa ha praticato questo sport nella “Roma calcio femminile”. E chissà, magari tutto questo scrivere di lei le farà pure arricciare il naso, perché – suvvia! – è decisamente “cringe”.

Però chi sa scrivere così, con questa traslucida profondità che, uno dopo l’altro, sfoglia gli strati del nostro tempo interiore, del nostro io più fragile, più sperduto, chi possiede questo dono prezioso, no, non è come tutti gli altri. Perché tutti possiamo amare la poesia, ma lei, la poesia, è una signora incantevole e bizzarra, che si concede soltanto ad alcuni, a pochi. Li sceglie e non li abbandona più. E li stringe in un abbraccio di struggente malinconia, perché, come scrive la grande Alda Merini, “La poesia è un castello di solitudine/con qualche rarissima finestra/di rotte allegrie.”

 

Le straggi ne le scole

Voi nun sapete,

o forze sì, se li ggiornali li leggete,

che oggi negli Stati Uniti

ve so’ arcuni strani riti:

ragazzi armati ne le scole

ch’ammazzano fiji e fijole.

Entrano de soppiatto

pe commette ‘n crudo misfatto.

Furminano bidelli e docenti

e pe finì puro li minorenni

ch’avrebbero da vive artri decenni

e ‘nvece mojono presto, st’ innocenti,

a vorte nun so manco tredicenni!

Ogni tanto me fermo e penzo a que’ vili:

“È così facile in America avè li fucili?

Ce l’hanno quasi tutti li civili!

Così chi nun c’ha ‘n po’ de raziocinio

pò fa tranquillamente ‘no sterminio.

Senza arcun tipo de protezione

è semplice morì senz’eccezione!

È tempo che Trump faccia quarcosa

pe’ mijorà sta situazione vergognosa!

Ma l’unica bell’ idea venuta ar Presidente

è quella de fa armà ogni ddocente…

Dico io: Povera ggente,

me sembra propio ‘na scerta ‘ncosciente!”

Martina Anselmi 

 

Foto di Sonia Simbolo

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