Pensieri

Il valore dell’esperienza

10.12.2021
“La bellezza del crescere e maturare, consiste nell’accorgersi che la vita è una meravigliosa accumulazione di sapere. Se non sei uno stolto, o uno smemorato cronico, a mano a mano che cresci, impari. È quello che si chiama l’esperienza, per cui in tempi passati gli anziani erano giudicati i più saggi della tribù, e il loro compito era trasmettere le proprie conoscenze ai figli e ai nipoti. È una sensazione meravigliosa accorgerti che ogni giorno apprendi qualche cosa di più, che gli stessi tuoi errori di un tempo ti hanno reso più saggio, che la tua mente (mentre magari il tuo corpo s’indebolisce) è una biblioteca che si arricchisce ogni giorno di un nuovo volume.
Io sono tra coloro che non rimpiangono la giovinezza (sono lieto di averla vissuta, ma non vorrei ricominciare da capo) perché oggi mi sento più ricco di quanto non fossi un tempo.
Ora, il pensiero che nel momento in cui muoio, tutta questa esperienza andrà perduta, è motivo di sofferenza e timore. Anche pensare che i miei posteri un giorno sapranno quanto me, e anche di più, non mi consola. Che spreco, decine di anni spesi per costruire un’esperienza, e poi buttare tutto. È come bruciare la biblioteca di Alessandria, distruggere il Louvre, fare sprofondare nel mare la bellissima, ricchissima e sapientissima Atlantide.
A questa tristezza poniamo rimedio operando. Per esempio scrivendo, dipingendo, costruendo città. Tu muori, ma gran parte di quello che hai accumulato non si perderà, lasci un manoscritto nella bottiglia, Raffaello è morto ma il modo in cui sapeva dipingere è ancora a nostra disposizione, e proprio perché lui è vissuto è stato possibile che Manet o Picasso dipingessero alla loro maniera. Non vorrei che questa consolazione assumesse connotazioni aristocratiche o razzistiche, come se l’unico modo per vincere la morte fosse soltanto a disposizione degli scrittori, dei pensatori, degli artisti…
Anche la creatura più umile può fare del suo meglio per lasciare la propria esperienza in eredità ai figli, magari solo attraverso una trasmissione orale, o la forza del proprio esempio. Noi tutti parliamo, ci raccontiamo, talora disturbiamo gli altri imponendo loro il ricordo delle nostre esperienze, proprio affinché non vadano perdute.”

Umberto Eco, da “A passo di gambero”

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