Epistolario

Biglietti per gli amici

17.12.2021
Regalate il cuore. Se ancora ce l’avete. Regalate attenzione. Comprensione. Simpatia. Empatia. E regalate un libro come questo che sa di amore, di dolore e di vita vera. Un libro che avremmo voluto poter scrivere tutti, quando di notte l’anima è a nudo e tutte le scuse non valgono più. Né per voi né per gli altri.
“E’ sintomatico che i “biglietti” indichino, anche strutturalmente, la forma dell’individualità: la necessità del restringimento, dell’escoriazione, della ricerca di un’essenzialità che nasce dalla scoperta di una particolare “luce” dentro la quotidianità. A occupare queste pagine non è la “notte raminga e fuggitiva lanciata veloce lungo le strade dell’Emilia a spolmonare quello che ho dentro, notte solitaria e vagabonda a pensierar in auto verso la prateria, lasciare che le storie riempiano la testa così poi si riposa…” di Altri libertini, ma è l’istante del “passeggiare per le strade di Bologna”, dove è possibile solo “accarezzare desideranti le pietre, gli angoli, i palazzi, i giardini come fossero essi stessi la sostanza verbale di una preghiera, di qualcosa che è troppo forte da tenersi dentro ed esplode nel suo sguardo” di Pier a gennaio.”
Non potrebbero costituire, nella loro secchezza e lapidarietà, ardenti reperti cerebrali della nostra comune situazione di abbandonati. Di abbandonati dalle cose, dal mondo, da noi stessi? Non potrebbero esprimere anche la umana condizione di “stare soli, sotto il sole, a dimostrare che siamo senz’ali? E che niente ci protegge dall’Amore”.

Pier Vittorio Tondelli

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Seconda ora della notte. Biglietto numero 2

F.W.

Ieri, domenica, a Chantilly, mentre Severo rapito dal paesaggio autunnale, grigio, sfumato eppure così “tridimensionale” e profondo diceva: “È un puro Corot”, lui si è chiesto perché da qualche anno ama viaggiare, mentre, quando aveva vent’anni, assolutamente no. E trova una ragione: quando era giovane non aveva la scrittura e era solito dire agli amici: “I paesaggi, le città non mi interessano perché non li posso far miei. Non li posso mangiare”.
Ora, invece, tutto lo interessa e lo riguarda perché ha la scrittura, ha uno strumento, ha gli occhi, una bocca, uno stomaco per mangiare e guardare la realtà. Le città e i paesaggi. Per tutto questo solo ora ritrova nei confronti del mondo esterno quella stessa curiosità che aveva nella fanciullezza. In questo il suo trentunesimo anno lo avvicina a quel bambino che era, più di quanto sia mai accaduto nel corso della sua giovinezza.
Mentre scrive queste, note, sulle prime pagine del libro di Bachmann, il sole è rispuntato a Boulogne.
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Quinta ora della notte. Biglietto numero 5

L.M.

Conseguenza di uno shock-Baldwin vivissimo: il plot deve essere forte, una storia funziona se ha un intreccio ben congegnato… Ho bisogno di raccontare, di far trame, di scardinare i rapporti fra i personaggi. Il fumettone mi va benissimo, più la storia e lo stile sono emotivi meglio è. Inizierei con un ambiente (gli ambienti, i paesaggi dell’oggi, ecco cosa manca nei libri) cioè Rimini, molto chiasso, molte luci, molti café-chantant e marchettari…”
Il 2 luglio 1979 Lui hai scritto queste osservazioni su una pagine del Diario. Ha impiegato sei anni per disfarsi di queste ossessioni. Oggi, tutto ciò non lo interessa più. Quello che invece vorrebbe scrivere è un distillato di “posizioni sentimentali”: tre personaggi che si amano senza possedersi, che si appartengono e si “guardano” vicendevolmente senza appropriarsi l’uno degli altri. E sullo sfondo tre grandi città europee…
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Settima ora della notte. Biglietto numero 7

A.P.

102. La Benda

Quando era un giovane che si esercitava nell’arte del taglio e cucito, Si Ster andò a trovare il Grande Maestro Yoshij per chiedergli il segreto della sua raffinatezza elogiata in tutto l’Impero. Con grande stupore lo vide vestito di una sola, lunga, benda bianca.
“Perché meravigliarsi?” disse allora Yoshij. “La Trasandatezza è una condizione dello Spirito. Il suo massimo grado consiste nel Sublime Trasandato, il cui raggiungimento però necessita di una costante pratica di vita e di esercizio assiduo. Il Sublime Trasandato diventa allora l’agio delle cose.”
Uscendo dal tempio Si Ster vide una lumaca e fu illuminato.
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“Ottava ora della notte. Biglietto numero 8”

M.S.

“Vedere il lato bello, accontentarsi del momento migliore, fidarsi di quest’abbraccio e non chiedere altro perché la sua vita è solo sua e per quanto tu voglia, per quanto ti faccia impazzire non gliela cambierai in tuo favore. Fidarsi del suo abbraccio, della sua pelle contro la tua, questo ti deve essere sufficiente, lo vedrai andare via tante altre volte e poi una volta sarà l’ultima, ma tu dici, stasera, adesso, non è già l’ultima volta? Vedere il lato bello, accontentarsi del momento migliore, fidarsi di quando ti cerca in mezzo alla folla, fidarsi del suo addio, avere più fiducia nel tuo amore che non gli cambierà la vita, ma che non dannerà la tua perché se tu lo ami, e se soffri e se vai fuori di testa questi sono problemi solo tuoi; fidarsi dei suoi baci, della sua pelle quando sta con la tua pelle, l’amore è niente di più, sei tu che confondi l’amore con la vita.”
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“Seconda ora del giorno. Biglietto numero 14”

M.M.

In quel dicembre a Berlino, nella sua casa di Koepenickerstrasse io volevo tutto. Ma era tutto, o solo qualcosa, o forse niente?
Io volevo tutto e mi sono sempre dovuto accontentare di qualcosa.
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“Ottava ora del giorno. Biglietto numero 20”

E.R.

Ma io volevo baci larghi come oceani in cui perdermi e affogare, volevo baci grandi e baci lenti come un respiro cosmico, volevo bagni di baci in cui rilassarmi e finalmente imparare i suoi movimenti d’amore.
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“Undicesima ora del giorno. Biglietto numero 23”

G.V.

Le volte che mi sei mancato… oh, non per la lontananza, ma proprio per la diversità del sentire, le volte che mi sei mancato sono esattamente questi minuti di attesa e di angoscia e di terribile lucidità aspettando un treno a Santa Maria Novella alle due e trentacinque del mattino. Ma le volte che mi sei mancato, oh, non per la lontananza, ma per questa diversità dello sguardo sono i miei occhi che tesi non vedono quasi più.

Pier Vittorio Tondelli, da “Biglietti agli amici”, 1986

(Si tratta di  veri e propri biglietti da mandare agli amici per la notte di Natale del 1986, ma in realtà metaforicamente inviati dallo scrittore a se stesso…)

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Foto di Eleonora Cantarini

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