Linguaggi

Che fine ha fatto la semplicità?

17.12.2021

“Che fine ha fatto la semplicità?

Sembriamo tutti messi su un palcoscenico,

e ci sentiamo tutti in dovere di dare spettacolo.”

Charles Bukowski

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Ho appreso a vivere con semplicità, con saggezza

 

“Ho appreso a vivere con semplicità, con saggezza,
a guardare il cielo e pregare Iddio,
e a girellare a lungo innanzi sera,
per stancare l’inutile angoscia.

Quando nel dirupo frusciano le bardane
e declina il grappolo del sorbo giallo-rosso,
io compongo versi festevoli
sulla vita caduca, caduca e bellissima.

Ritorno. Mi lambisce il palmo
il gatto piumoso che ronfa con più tenerezza,
e un fuoco smagliante divampa
sulla torretta della segheria lacustre.

Soltanto di rado squarcia il silenzio
il grido d’una cicogna volata sul tetto.
E se tu busserai alla mia porta,
Mi sembra che non udrò nemmeno.”

 

1912

 

Anna Achmatova, da “Rosario”, 1914 – Trauzione di Angelo Maria Ripellino.

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Romain Joly 
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Il senso della semplicità
“Dietro cose semplici mi nascondo, perché mi troviate;
se non mi trovate, troverete le cose,
toccherete ciò che ha toccato la mia mano,
s’incontreranno le impronte delle nostre mani.
La luna d’agosto brilla in cucina
come una pentola stagnata (perciò, vi dico, è così che avviene)
illumina la casa vuota e il silenzio inginocchiato della casa –
sempre il silenzio resta inginocchiato.
Ogni parola è l’uscita per un incontro, spesse volte annullato,
e allora è una parola vera, quando insiste nell’incontro.”
Ghiannis Ritsos, “Il senso della semplicità”, da “Parentesi”, 1946-1947, in “Poesie II”, 1961 – Traduzione di Nicola Crocetti
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Quello che amo

 

 

“Non mi interessano i dati
i dettagli delle cose
non mi interessano gli orologi
che non siano solari
né la lista
degli amori che finiscono.
Mi interessano piuttosto la verità
il rumore del mare
le ore che passano
la luce sul letto a mezzogiorno
e tutto quello che viene
e che va
senza nome e senza preavviso
accadendo
come le cose semplici
accadono.”

 

Nancy Bacelo (poetessa uruguayana), “Quello che amo”, da “La nuova poesia”, 1968

 

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Jo Grundy Art

 

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Semplicità

 

“L’uomo solo – che è stato in prigione – ritorna in prigione.
ogni volta che morde in un pezzo di pane.
In prigione sognava le lepri che fuggono
sul terriccio invernale. Nella nebbia d’inverno
l’uomo vive tra muri di strade, bevendo
acqua fredda e morendo in un pezzo di pane.

Uno crede che dopo rinasca la vita,
che il respiro si calmi, che ritorni l’inverno
con l’odore del vino nella calda osteria,
e il buon fuoco, la stalla, e le cene. Uno crede,
fin che è dentro uno crede. Si esce fuori una sera,
e le lepri le han prese e le mangiano al caldo
gli altri, allegri. Bisogna guardarli dai vetri.

L’uomo solo osa entrare per bere un bicchiere
quando proprio si gela, e contempla il suo vino:
il colore fumoso, il sapore pesante.
Morde il pezzo di pane, che sapeva di lepre
in prigione, ma adesso non sa più di pane
né di nulla. E anche il vino non sa che di nebbia.

L’uomo solo ripensa a quei campi, contento
di saperli già arati. Nella sala deserta
sottovoce, si prova a cantare. Rivede
lungo l’argine il ciuffo di rovi spogliati
che in agosto fu verde. Dà un fischio alla cagna.
E compare la lepre e non hanno più freddo.”

 

 

Cesare Pavese, da “L’uomo solo”, in “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, 1951

 

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Yamamoto Masao 

 

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Amai

 

“Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.”

 

 

Umberto Saba, “Amai”, da “Mediterranee”, in “Canzoniere”, 1921

 

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