Linguaggi

La musica: il ritmo della nostra vita

19.12.2021
“La musica non è questione di numeri, ma di emozioni vissute da individui e ogni persona è unica e irripetibile, a suo modo infinita.”
Giovanni Allevi, da “La musica in testa”, 2008

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Suonatina di pianoforte

 

“Vieni qui, facciamo una poesia
che non sappia di nulla
e dica tutto lo stesso,
e sia come un rigagnolo di suoni
stentati
che si perde tra le sabbie
e vi muore con un gorgoglio sommesso;
facciamo una suonatina di pianoforte
alla Maurizio Ravel,
una musichetta incoerente
ma senza complicazioni,
che tanto credi proprio
a grattare nel fondo non c’è senso;
facciamo qualcosa di “genere leggero”.

Vieni qui, non c’è nemmeno bisogno
di disturbar la natura
coi suoi seriosi paesaggi
e le pirotecniche astrali;
né tireremo in ballo
i grandi problemi eterni,
l’immortalità dello Spirito
od altrettanti garbugli;
diremo poche frasi comunali
senza grandi pretese,
da gente ormai classificata,
gente priva di profondità
e se le parole ci mancheranno
noi strapperemo il filo del discorso
per svagarci
in un minuetto approssimativo
che si disciolga in arabeschi d’oro,
si rompa in una gran pioggia di lucciole
e dispaia lasciandoci negli occhi
un pullulare di stelle, un ossessione di luci.

Poi quando la suonatina languirà davvero
la finiremo come vuole la moda
senza perorazioni urlanti ed enfasi;
la finiremo, se ci parrà il caso,
nel momento in cui pare ricominciare
e il pubblico rimane con un palmo di naso.

La spegneremo come un lume, di colpo. Con un soffio.”

 

Eugenio Montale, “Suonatina di pianoforte”, da “Altri versi e poesie disperse”, 1981

 

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Silvestro Lega, “Il canto dello stornello”, 1867

 

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Modi di ascoltare un blues

 

“È bella questa notte d’estate,
anche se non più bella
di una qualsiasi altra notte d’estate.
È bella questa notte in cui sono solo,
e fumo, e ho lasciato
in penombra la casa mentre suona
dolce e triste un blues,
un blues triste e dolce come tanti altri.
Nulla in me, né nella notte, né nella musica,
si direbbe speciale, eppure
c’è qualcosa di molto profondo nelle cose
che sembrano semplici:
una sconosciuta grandezza che non riesce
ad essere esaltazione, tragedia, pace,
ma che è tutto questo, ed è anche
un sentire nettamente
che affinché ciò succedesse è stato necessario
lasciare scorrere questi anni, accumulare ricordi,
avere ottenuto
e avere perso tante cose.
Perché questo piano suoni così,
per tremare così con questa musica,
è stato necessario
riempirla a poco a poco
di bellezza e di dolore, riempirla
con la nostra stessa vita, perché assomigli
alla nostra stessa vita, e suoni in questo modo:
così insignificante
e così grande, così triste, così bella.”

 

Vicente Gallego, “Modi di ascoltare un blues”

 

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 Vasilij Kandinskij, “Composizione VII”, 1913

 

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Un blues in forma di non lettera
“Vedi
Niente è serio e degno di essere ascoltato,
ci siamo fatti giocando tutto il male necessario
vedi, non è una lettera, questa,
ci siamo dati quel miele della notte, il caffè,
il piacere prono, le sigarette torbide
quando nel soffitto rema la luce dell’alba,
vedi
io continuo a pensare a te,
non ti scrivo, d’improvviso guardo il cielo, quella
nuvola di passaggio
e forse tu nel tuo lungomare guarderai una nuvola
e quella è la mia lettera, qualcosa che scorre indecifrabile
e pioggia.
Ci siamo fatti giocando tutto il male necessario
il tempo deposita il resto, i piccoli orsi
dormono accanto a uno scoiattolo sfrondato.”
Julio Cortázar, da “Blues for Maggie”, in “Carte inaspettate” – Traduzione di J. Riera Rehren
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  Vasilij Kandinskij, “Composizione VIII”, 1923

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Cos’è la musica?

“Cos’è la musica? Non lo so.
Forse semplicemente il cielo
Con le note anziché le stelle;
Forse un ponte incantato,
Sul quale gli strumenti
Ci aiutano a passare.
Tutto – come una volta qualcuno disse –
Ha una base musicale.
Perfino il chiaro di luna.
Cos’è la musica? Non lo so.
Forse semplicemente il cielo
Con le note anziché le stelle.”

 

Ludwik Jerzy Kern, “Cos’è la musica?”

 

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Notturno in Fa-diesis maggiore di Chopin

“La musica riempie la sera,
allontana la memoria,
siamo entrati nell’ora dei presagi
veramente soli.
Qualsiasi cosa adesso accadrà,
non soffocherà l’istante,
indovino la morbidezza del tuo volto
dal fruscio delle foglie.
Gli assorti nel respiro del verde
la città trascurerà,
aspettiamo che Dio ci trasformi
in dalie.”
Jerzy Hordyński, “Notturno in Fa-diesis maggiore di Chopin”
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Henri Matisse, “Lezione di piano”,  1923
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Concerto in RE minore n°1 di  J.S. Bach

“Mattino d’autunno nella vigna
fila per fila ceppo per ceppo i ceppi si ripetono
e i grappoli sui ceppi
e gli acini sui grappoli
e la luce sugli acini.

La notte nella casa grandissima e bianca
una luce dentro ciascuna
le finestre si ripetono

tutte le piogge che cadono si ripetono
sul suolo sull’albero sul mare
sulla mia mano il mio viso i miei occhi
e le gocce si schiacciano sul vetro

rinnovamento dei miei giorni
simili gli uni agli altri
differenti gli uni dagli altri

ripetersi dei punti a maglia
ripetersi nel cielo stellato
in tutte le lingue ripetizione dei «t’amo»
e nelle foglie il rinnovamento dell’ albero

e in ogni letto di morte il dolore
per la vita troppo breve

ripetersi della neve
che cade
della neve che cade leggera
della neve che cade a fiocchi
della neve che fuma come la nebbia
disperdendosi nella tempesta
che imperversa
ripetersi della neve che mi sbarra il cammino

i bambini giocano nel cortile
nel cortile giocano i bambini
una vecchia passa nella strada
nella strada una vecchia passa
passa una vecchia nella strada.

La notte nella casa grandissima e bianca
una luce dentro ciascuna
le finestre si ripetono
sui grappoli, rinnovamento di acini
sugli acini, la luce

camminare verso il giusto e il vero
combattere per il vero, il giusto
conquistare il giusto, il vero

le tue lagrime mute e il tuo sorriso, mio amore,
i tuoi singhiozzi i tuoi scoppi di risa, mio amore,
il ripetersi del tuo riso
dai denti bianchi
brillanti

il mattino d’autunno nella vigna
fila per fila nodo per nodo i ceppi si ripetono
sui ceppi, i grappoli
sui grappoli, gli acini
sugli acini, la luce
nella luce, il mio amore.

Il miracolo del rinnovamento, mio cuore,
è il non ripetersi del ripetersi.”

 

Nazim Hikmet, “Concerto in RE minore n°1 di  J.S. Bach”

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Yuri Firsanov (artista russo), “Entr’acte”, 2000 

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‘No strumento
“Vorrei avecce ‘no strumento
pe’ comprende fino ‘n fonno
la follia der nostro tempo,
tutto l’odio de ‘sto monno.
Vorrei avecce ‘no strumento
pe’ da’ senso a ‘sto rumore
che azzittisce pure er vento
e che ce atrofizza er còre.
Vorrei avecce ‘no strumento
pe’ fa’ scioje i nodi in gola
e addomestica’ er tormento
che ce spegne ogni parola.
Vorrei avecce ‘no strumento
pe’ cambia’ la sorte mia
ma c’ho solo un sentimento,
carta, penna… e ‘na poesia.
Inumi Laconico (I poeti del Trullo)
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  Anita Burnaz, “Sonata”, 2008
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Orchestra
“Violini.
Le mie gambe si alzano.
Allegro ma non troppo.
Sottovoce.
Dolcemente inizia l’ouverture.
Tamburo. Il mio ventre risuona come forgia
Tante volte ti ho conservato la musica.
E, ciò nonostante,
il tuo arco insistente
genera nuovi adagi, fughe.
Trombettiere di fuoco.
Annunciati!
Ti ricevano i miei lamenti di soprano
e la tua voce di baritono risponda esaltata.
Indugia inizialmente il violoncello,
gli archi prima del clavicembalo,
o del piano.
Dopo fa ciò che desideri
spèttinati dirigendo l’orchestra.
Riecheggino i venti,
e applauda,
febbricitante,
il pubblico.”
Gioconda Belli, “Orchestra”
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Canzone
“Che esca l’ultima stella
dall’avarizia della notte
e la speranza venga a bruciare
venga a bruciare nel nostro petto
E anche i fiumi escano
dalla pazienza della terra
È nel mare che l’avventura
ha le sponde che merita
E escano tutti i soli
imputriditi nel cielo
di quelli che non vollero vedere
– ma che escano in ginocchio
E che dalle mani escano gesti
di trasformazione pura
Fra il reale e il sogno
saremo noi la vertigine.”
Alexandre O’Neill (poeta portoghese), da “Tempo di fantasmi”, 1951 – Traduzione di Antonio Tabucchi
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Sono le tre e sono triste
“Tacete, tacete principi del clarinetto
e voi, prime e seconde cornette,
taci trombettiere
che fai buchi in cielo
per farmi vedere gli angeli
simili a spettri infingardi.
Dico di tacere ai serpenti degli ottoni
e al cane morente del corno inglese.
Vi getto tutti dal balcone
sassofonisti di New Orleans,
funeste trombe d’aria
annunciatrici di cataclismi
accidenti ai sofisticati flautisti
che si danno arie d’intagliatori di diamanti.
Getto dal balcone i contrabbassi
che somigliano agli armadi dei sonniferi.
Batteristi, tamburini della malora
finitela di sbattere
le pesanti nere mazzette
per una sommossa che non esiste.
Sono carico d’elettricità
e attiro i lampi
delle belle che mi guardano
come un’ombrosa foca
non del tutto ammaestrata.
Sono le tre e sono triste.”
Raffaele Carrieri, “Sono le tre e sono triste”, da “Le ombre dispettose”, 1974
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Foto di Sonia Simbolo
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Una stanza (o “Semiminine”)
“Semiminime
volano per la stanza
come fate.
La musica
non rivela mai
i suoi segreti.
Le parole
la corteggiano
invano.
Oggi
muore
tra i silenzi.”
Tanikawa Shuntarō (Giappone), “Una stanza” (o “Semiminine”) – Traduzione di Diego Martina
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Nell’immagine: “Boardwalk Sheet Music” a Coney Island, 1952 – Foto di Harold Martin Feinstein

 

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