Linguaggi

Separazioni

19.12.2021

“Somiglia la separazione a una fiaba
spaventosa: comincia di notte,
non ha fine.
Un tempo, in una notte di luglio
pestavano gli zoccoli i cavalli,
strillavano insonni i bambini,
si affannava all’alba il gallo.
Un tempo: gli incendi a mezzocielo,
e la strada che si snoda oltre la polvere,
e tu che parti. Somiglia
la separazione a una fiaba
spaventosa: quando vanno oltremare
non ha fine.

Somiglia la separazione allo stridio
dei treni notturni a mezzanotte. Spariscono
per sempre nelle voragini delle prigioni,
nelle celle frigorifere di Buchenwald,
nel fuoco tifoideo di Ravensbruck.
Ricordo come ti staccavi
dal caro mondo,
ricordo che sorridevi,
che segnavi con la croce
me, il cielo verde
e la città e i passanti…
La separazione somiglia
al frastuono delle ruote sul cuore.

La separazione somiglia a una lunga
canzone che qualcuno canta a qualcuno:
racconta il lungo assedio della capitale,
racconta che l’accerchiarono,
che cannoneggiarono
monumenti e palazzi,
lo scheletro, la superficie gelata.
E là, sulla riva
dell’azzurro mare,
viveva un vecchio con la sua vecchia…
(mia madre mi asciugava gli occhi
col fazzoletto di pizzo).
La separazione somiglia a una lunga
canzone nella quale non si incontra nessuno.”

Nina Nikolaevna Berberova, “La separazione”

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“Per i bambini è la prima fine del mondo.
Per il gattino un nuovo padrone.
Per la cagnolina una nuova padrona.
E per i mobili: scale, fracasso, prendere o lasciare.
Per i vicini chiacchiere e noia interrotta.
Per l’auto: meglio se fossero state due.
Per i romanzi e le poesie: ok, vedi tu.
Va peggio con l’enciclopedia e gli apparecchi video
e poi forse con quella guida alla scrittura corretta,
dove forse ci sono consigli in merito si due nomi – ,
se ancora unirli con la congiunzione “e”
o se ormai separarli con un punto.”

Wislawa Szymborska, “Divorzio”

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Nell’immagine: Edvard Munch, “Due esseri umani. I solitari”, 1907-1908 circa

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