Linguaggi

Voci dal Kurdistan

19.12.2021
“Non vi ingannino i nostri sorrisi, siamo morte tutte.
Ci hanno violentato, ammazzato di botte e sparato. Hanno mutilato i nostri corpi, i nostri genitali, e li li hanno filmati, ridendo di noi.
Eravamo colpevoli perché ribelli, colpevoli perché donne che imbracciano un fucile. Ma eravamo solo ragazze.
Abbiamo patito la fame, ricevuto sguardi di incoraggiamento da chi aveva meno di noi, sorriso, pianto, siamo state terrorizzate, abbiamo pensato di potercela fare nell’indifferenza del mondo che ci ammirava ma che non ci ha mai sostenuto. E’ andata a finire come sapevamo, non era una favola la nostra. O forse lo è stata per il tempo di questo scatto”.

Le combattenti kurde morte ad Afrin, marzo 2018

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Io vado, madre

 

“Io vado, madre.
Se non torno,
sarò fiore di questa montagna,
frammento di terra per un mondo
più grande di questo.
Io vado, madre.
Se non torno,
il corpo esploderà là dove si tortura
e lo spirito flagellerà,
come l’uragano, tutte le porte.
Io vado…madre…
Se non torno,
la mia anima sarà parola …
per tutti i poeti.”

 

Abdulla Goran (scritta in memoria di Asia Ramazan Antar, guerrigliera curda uccisa nel 2016, a soli 19 anni, durante un attacco dell’Isis  alla città di Manbij, in Siria)

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La nostra poesia è scritta con le lacrime

 

“Nell’oscurità di anguste celle,
tra usci infami e solidi ferri
fra topi e scarafaggi
seminiamo la nostra parola,
e matura la nostra storia
irrigata dalle lacrime dei bambini
per il padre dietro le sbarre,
La nostra poesia è scritta con le lacrime
La nostra poesia è scritta con le lacrime

Nutrita dal desiderio umiliato
delle giovani spose
cui il carcere ha tolto
ben presto l’amore.
La fantasia tesse nuovi racconti,
ricama con fili di lacrime,
con colori di sangue,
del sangue dei ragazzi e delle ragazze
che scorre eroico sui nostri monti,
su queste montagne kurde
e così continuano le nostre leggende
si intrecciano altre canzoni….

La nostra ispirazione non nasce
da labbra rosse dipinte,
da occhi e volti
elegantemente abbelliti:
da lacrime, sangue, desiderio
sorge la poesia
rinnova il nostro amore
e sospinta da un soffio leggero vola
Oltre le sbarre.”

 

Mehmet Emin Bozarslan, “La nostra poesia è scritta con le lacrime

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Il diario

 

“Il fiore ha scritto il suo diario:
metà del diario parlava della bellezza
dell’acqua.
L’acqua ha scritto il suo diario:
metà del diario parlava della bellezza
del bosco.
Il bosco ha scritto il suo diario:
metà del diario parlava della terra
amata.

Ma quando la terra scrisse i suoi diari,
tutti i diari parlavano della libertà.”

 

Sherko Bekas, “Il diario”

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La canna innamorata

 

“Non era mai accaduto
nel boschetto
gli alberi erano tutti innamorati
di una canna
una cannuccia sottile
che amava invece il vento
il vento che porta la pioggia

Così il boschetto l’aveva ripudiata

La canna innamorata
rispose: per me va bene.
Voi state pure tutti da una parte
che dall’altra c’è il vento della pioggia,
così vuole il mio cuore.

Il boschetto, offeso
sentenziò la morte
per quella innamorata dagli occhi di rugiada,
chiamò il picchio dal becco forte,
e le picchiò, colpì nel cuore
tre, quattro, cinque volte
nel cuore della piccola canna.

Da quel giorno
la canna innamorata divenne flauto
e da quel giorno
le ferite degli amanti
parlano con le ferite del vento,
e cantano,
ovunque nel mondo,
da quel giorno…”

Sherko Bekas, da “Canti d’amore e di libertà del popolo kurdo”

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Sfido il mio destino

“Sfido il mio destino, la mia epoca
sfido l’occhio umano
Schernirò le regole ridicole e la
gente
questo è il fine:
colmerò i miei occhi di pura luce
e nuoterò in un mare di sentimenti
liberi.
Ho sfidato la tradizione e la mia condizione assurda
superando il limite consentito dal
tempo e dal luogo.”

ʿĀʾisha al-Taymūr (o A’isha al Tamuriyya”- attivista e scrittrice egiziana di origine kurda)

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Prima di partire
“Avvolgi la tua lingua tra stoffe di seta
ogni parola separata dall’altra
per non farle scontrare, graffiare.
Non dimenticare le parole che non usi mai,
col passare degli anni i dettagli svaniscono
e potrai averne bisogno.
Riempi una valigia
con le tue montagne assetate
prospereranno in quella pioggia.
Raccogli le voci del tuo quartiere
in un carillon, ben chiuso
per il lungo viaggio.
Prendi con te i dibattiti degli intellettuali,
le loro dispute appassionate, i libri pieni
delle loro discussioni.
Portati il calore di tua madre nella pelle,
il suo odore nelle sue vesti.
Tuo padre sarà sempre con te
ogni passo che fai,
ogni decisione che prendi, o che non prendi.
I pianti delle vedove, i bambini
abortiti, e il cancro strisciante resteranno
nei tuoi sogni, non ne sentirai la mancanza.
Trascinati dietro le tue scuole mentre vai,
le panche imploranti,
le lezioni di lacrime.”
Choman Hardi (poetessa kurda), da “La crudeltà ci colse di sorpresa – Poesie dal Kurdistan”
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La sopravvissuta ai gas
“Il mio corpo è un fiore. Perdo petali ogni notte
e il materasso diventa un letto di rose – nere,
rosso-ciliegia, rosa e oro.
Di giorno lavo
gli asciugamani, ricordo il bambino nato morto dopo i gas.
Chi avrebbe pensato che esistono armi
che ti mettono contro ogni parte del tuo corpo?
Ogni livido, colpo di tosse, sangue dal naso sono come
l’ultimo tradimento? Armi che ti trasformano
in un essere disprezzato nel tuo stesso villaggio, nessuno
ha più il coraggio di venirti a trovare, temono di essere contagiati.
Armi che ti uccidono anni dopo che sei stata esposta,
e ti impediscono di incolpare qualcuno per la tua morte?”
Choman Hardi (poetessa kurda)

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