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La leggenda dell’ostrica e della perla

21.12.2021

“Il giovane di Tunisi
che nero come un’ostrica
di lei s’innamorò,
aveva gli occhi d’onice,
il corpo d’una statua,
lo sguardo d’una vergine
per tanto ch’era timido:
perciò si innamorò
di lui s’innamorò.

Leonora più che candida,
l’Infanta di Castiglia,
la pelle di magnolia,
l’orecchie di conchiglia,
di lui s’innamorò,
di lui s’innamorò:

del giovane di Tunisi
che nero più di un’ostrica,
vedendola sbiancò.
Le braccia di quell’ostrica
intorno a lei si chiusero.
Con labbra che tremavano
Leonora più che candida
la bocca gli donò,
la bocca gli donò.

Ma dal torrion la videro
tre suoi fratelli pallidi.
Le frecce lampeggiarono:
il giovane di Tunisi
nel mar con lei piombò,
nel mar con lei piombò.

Piombò con lei stringendola,
lui nero come un’ostrica,
con lei si sprofondò,
lei madreperla pallida.
Il negro in fondo al mare
si chiuse come un’ostrica,
di morte nel pallore
lei perla diventò.”

Dario Fo, “La leggenda dell’ostrica e della perla”, da “Isabella, tre caravelle e un cacciaballe” (spettacolo teatrale di Dario Fo e Franca Rame), messo in scena nel 2013

(La storia raccontata nella pièce teatrale è ispirata ad una vicenda realmente accaduta: nel 1500, nella cattolicissima Spagna, un attore venne condannato a morte  per aver interpretato un’opera di Fernando de Rojas, un autore di origine ebraica. Il suo ultimo desiderio fu quello di poter recitare ancora una volta, cosa che egli fece dal palco del supplizio, raccontando i vari tentativi fatti da Cristoforo Colombo per ottenere le navi ed i finanziamenti necessari a raggiungere le Indie.)

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