Linguaggi

L’arte di meditare

22.12.2021

“Con la pratica della meditazione scoprirete che avete un paradiso portatile nel vostro cuore.”

Paramahansa Yogananda

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L’arte di stare immobili

 

“Una volta ho chiesto a mia nonna
se per lei starsene seduta
in veranda a sorseggiare caffè tutto il santo
giorno era una dimostrazione di saggezza.
Con un vago sorriso mi ha risposto
che in gran parte quella saggezza
le deriva dall’artrite che la fa tanto penare.
Ma io so anche che quel sorriso lo deve
alla sua intelligenza che molto gentilmente
l’ha convinta che stare immobili permette
di cogliere altri aspetti della vita.
Si versa una tazza di caffè
e la beve lentamente,
poi aggiunge che è meglio
non sapere cos’è la vita almeno
finché siamo vivi.”

 

Dany Laferrière, “L’arte di stare immobili”

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Sai aspettare?

 

«Sai aspettare?»
«So bruciare».
«Fino alle braci?»
«Fino alle braci».
«È perfetto».

 

Chandra Livia Candiani, da “Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione”

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Si può, sai, stando qui

“Si può, sai, stando qui
stando molto fermi
sostenere una stella.
Si può
dire alla foglia di cadere quando è ora
e il frutto pilotarlo
alla maturazione.
Si può, credi, festeggiare ogni onda
scandire i fili d’erba e nominare
nell’aria il bene. Spingere il bene alle contrade
pacificare spiriti di guerra.
Sostenere
la fiamma di ogni focolare nelle cucine
piccole del mondo,
nei tuguri portare
la fiammella che trasforma in mangiare
i frutti della terra. Tenere l’acqua
nella trasparenza.
E ferma la montagna
senza vacillare.
Stando molto fermi
si può adorare.
Si può entrare
nel dolore di un altro e sollevare,
asciugare il bucato. Volare.
Si può
far cuore col cuore della terra.
Si può
spezzare in infinità l’umana particella
di carne.
Scatenare il potenziale atomico
che sta in ogni scaglia
della nostra pelle. Festeggiare da lì
la presente – nostra – eternità.
Stando zitti e fermi è come dire
ecco, ingravidatemi. Dirlo alle forze
dirlo alle stagioni, al cielo, alle popolazioni
invisibili dei mondi.
Si fa un atto di fede, stando fermi
Si dice: credo in ciò che non si vede,
so che non sono sola adesso
in questa camera senza nessuno,
so che nel vuoto apparente
c’è una corrente feconda, una mano
che guida la mia mano, una mente
di creazione.
So di non sapere
il mistero del mondo.
E so di preservarlo
per la fecondazione d’ogni vivente.
Stando molto fermi si crea una fessura
perché qualcosa entri e faccia movimento
in noi, e ci lavori piano, come capolavoro
da ultimare, a cui l’artista ignoto fa un ritocco
con ispirata mano, quasi demente
tanto è forte la spinta e delicata
la certezza del tocco.
Stando fermi fermi
si festeggia la gran potenza
che esalta il sole nella sua prestanza
e lo depone ad occidente
nell’ora stanca – quando ognuno guardando
prova una leggera indicibile pena.
E stando fermi la luce entra
anche nella più tetra delle notti
e l’occhio chiuso può contemplare
il buio immenso del corpo
dove il respiro entra e si espande.
E l’aria entra ed esce
a lente calme sorsate.
E l’aria è cielo.
Cielo che viene a noi,
con particelle di cosmo, e antiche polveri.
Fiato di tutto ciò che è stato
e del presente e vivo esserci.
Stando molto fermi
il pensiero si spande
con le sue spire incantate
sorge si gonfia
in rivoli e pianure allagate, in rovi
in labirinti spaccati
catapecchie greti radici quadrate.
Ecco il pensiero, il divoratore.
Stando fermi lo si può lisciare
e pettinare e farlo stare giù
steso e sospeso e riposto e composto
e un po’ arretrato
in sottofondo – depotenziato –
Tutto il presente esplode.
Stando fermi.
Il nome si deposita sul fondo.
Il cognome è un aggeggio antiquato.
Nessuno spinge o preme
niente s’affretta niente è lontano.
E’ finito. Ciò che è lontano
è finito. Stando fermi.
E poi si fa concerto
col corpo plantare, con le sfere
celesti col musicale silenzio delle cose.
Stanno più zitte le cose stando fermi.
Resta un palpitare. Tutto pare risponda
a un direttore nascosto, non umano,
silente, geniale. Stessa partitura secolare
d’orchestra.
Stando molto fermi anche un cucchiaino
con la sua piccola ombra schiacciata sotto,
porta una dose abbondante di mistero
col mondo capovolto nella nicchia.
Anche una tazza un asciugamano un latt
una scatola di puntine, un libro, un vasetto
di crema per le mani. Stando fermi è strana
più strana la costellazione di cose sul tavolino.
La fissità si tende ed è chiaro: l’enigma
non si scioglierà.
Questo abbiamo fatto
acciaio e carta. Tessiture di fili e di sostanze.
E questo siamo. Ultimo abbozzo
prima dell’umano.”
Mariangela Gualtieri, “Si può, sai, stando qui,” da “Le giovani parole”

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Come meditare

– luci spente –
autunno, mani strette, in istantanea
estasi come una pera di eroina o morfina.
la ghiandola nel mio cervello secernente
il buon fluido felice (Fluido Santo) allorché
mi ah-bbasso e tengo ogni parte del corpo
giù in trance da puntomorto – Sanando
ogni mio male – tutto cancellando – neppure
resta il brandello di uno «spero-che-tu» o una
Bolla di Pazzia, ma la mente
libera, serena, spensierata. “Quando arriva
un pensiero spuntando da lontano con la sua
esibita figura d’immagine, lo freghi,
lo sfreghi via, lo smonti e si fa
smunto, e il pensiero non viene – e
con gioia comprendi per la prima volta
«Pensare è proprio come non pensare –
Perciò non devo pensare
mai
più»

Jack Kerouac, “Come meditare”

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Siedo accanto alla finestra
“Siedo accanto alla finestra inondata dalla luna
osservando le montagne con le orecchie,
ascoltando il torrente con occhi aperti,
Ogni molecola predica una legge perfetta,
ogni momento canta un vero sutra:
il pensiero più veloce è senza tempo,
un solo capello è sufficiente ad agitare il mare.”
Siddhartha Gautama (566 – 486 a.C.), Buddha
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Foto di Kenro Izu, dalla serie “Eternal Light”

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