Pensieri

Simona, la “strega dei boschi”

26.12.2021

“La gente chiamava il corvo un villano domestico e un ladro. Terrorizzò metà dell’area di Białowieża. Rubava pacchetti di sigarette, spazzole per capelli, forbici, arnesi da taglio, trappole per topi e blocchetti per appunti. Attaccava i ciclisti e quando cadevano, faceva a pezzi i sedili delle biciclette. Rubava le salsicce ai taglialegna nei boschi e faceva buchi nelle borse delle spesa. La gente pensava che Korasek – perché così si chiamava – fosse una forma di castigo per i peccatori. Agli amici di Simona rubò di tutto, chiavi della macchina, documenti, eccetera ma bastava promettergli un uovo e insistere un po’ e Korasek, anche se di malavoglia e con ben poca grazia, restituiva il bottino.”

“Simona raccontò: Un giorno i cervi, che avevo allevato con il biberon e che per molti anni mi seguirono nei boschi, manifestarono segni di paura e non vollero entrare nella foresta a pascolare. Come mi ci diressi io si fermarono, le orecchie rizzate e il pelo diritto sul fondoschiena. In apparenza doveva esserci qualcosa di assai minaccioso nella foresta. Attraversai metà dello spazio aperto e mi fermai, perché i cervi stavano producendo un terribile coro di latrati alle mie spalle. Mi voltai e ce n’erano cinque, rigidi sulle zampe, che mi guardavano e chiamavano: Non andare, non andare, c’è la morte laggiù! Devo ammetterlo, restai di stucco ma alla fine andai. E trovai che c’erano tracce di una lince, una lince aveva attraversato la foresta. Trovai le sue feci più avanti. Cos’era successo? Un carnivoro era entrato nella fattoria, i cervi lo avevano notato ed erano spaventati. Poi hanno visto la loro “madre” andare verso la morte, completamente inconsapevole, e dovevano avvisarla – per me, lo dico onestamente, quel giorno fu una conquista. Avevo attraversato il confine che ci divide dagli animali, un muro che non sembrava possibile abbattere. Se mi avevano avvisata voleva dire una sola cosa: sei un membro del branco, non vogliamo che tu sia ferita. Ho rivissuto questo momento molte volte e persino oggi, quando ci penso, provo un senso di calore al cuore.”

“La madre cerva si era avvicinata alla capanna, aveva accettato lo zucchero offertole da Simona e poi aveva partorito i suoi cuccioli in quel luogo ospitale.
Con il tempo, altri animali apparvero nel rifugio di Simona accanto alla casa. Una cicogna nera, per la quale Simona allestì un nido nella propria stanza, un bassotto e una lince femmina che dormivano con lei, pavoni. Li curava, li abbracciava, li osservava. Allevò due alci orfani. Portava il ratto femmina Kanalia nella manica, perché la bestiola temeva gli spazi aperti. Ospitava i grilli in un contenitore di vetro. Prediceva che tempo avrebbe fatto studiando i pipistrelli che abitavano in cantina. Il serraglio aumentava ogni anno.”

Brani tratti da Anna Kamìnska, “Simona. La strana vita di Simona Kossak” (2015)

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Simona Kossak (1943 – 2007) era una scienziata polacca. Biologa, conduttrice radiofonica, una laurea in Scienze forestali, Simona scelse di andare a vivere nella foresta di Białowieża (oggi patrimonio dell’UNESCO) e vi rimase per più di trent’anni,  in una capanna priva di elettricità e di acqua corrente, ospitando, da meravigliosa “strega dei boschi” (come venne soprannominata) qual era, ogni sorta di animali.

Una delle sue battaglie più celebri fu quella avviata nel 1993 per salvare i lupi e le linci  dall’estinzione, alla quale sembravano ormai inesorabilmente condannati dalle trappole con le quali i ricercatori li catturavano per poi monitorarli  mediante appositi collari. Simona intraprese allora una vera e propria lotta contro questi sistemi crudeli, oltre che inutili, ottenendone l’abolizione.  E, secondo una testimonianza rilasciata dalla biologa stessa, poco tempo dopo la rimozione delle trappole, un branco di lupi si radunò intorno alla sua capanna ululando in segno di gratitudine.

Compagno di Simona e testimone delle sue avventure era nel frattempo diventato il fotografo naturalista Lech Wilczek, al quale si devono molti degli scati che la ritraggono in compagnia dei suoi amici animali.

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