Riflessioni

Earth Day

02.01.2022

Nasce il 22 aprile 1970: è l'”Earth Day“.

Non è un caso: appena un anno prima, al largo della Costa di Santa Barbara (California) era esploso un pozzo petrolifero della “Union Oil”: tre milioni di galloni di petrolio vomitati in mare. L'”oro nero”, come siamo abituati a chiamarlo. Per delfini, foche, uccelli e leoni marini, la morte nera.
In questi 50 anni, i disastri ambientali non sono mancati, la nostra follia neppure, la coscienza ecologista sì, a dispetto di tante manifestazioni e di troppe belle parole. Per lo più inutili.
L’unica cosa nuova, inattesa, imprevedibile, è che quest’anno l’Earth Day lo festeggiamo chiusi nelle nostre case, sconfitti e derisi da un virus che si prende gioco di noi, sfuggendo ai più grandi cervelloni e ai nostri più sofisticati macchinari.
Ha vinto la nostra stupidità.
Ma per fortuna ha vinto anche la Natura, che si è ripresa i suoi spazi: il suo verde, il suo azzurro, gli animali che eravamo abituati a guardare allo zoo (pardon, dimenticavo che oggi si chiama “bioparco”), o magari dalla vetrata di giganteschi e futuristici acquari. Oggi siamo noi ad essere chiusi nei nostri acquari, e neppure tanto futuristici.
La natura ci ha insegnato che è una grande livella, assolutamente democratica: bianchi, neri e gialli, sud e nord, capitalisti e poveracci, sapientoni e ignoranti, eterosessuali e gay, donne e uomini, tutti ugualmente condannati a guardarla ridere “di sole e d’azzurro” dietro le nostre finestre, sporcate dalle nostre solitudini.
La Natura ha sempre diffidato di noi.

“Miagolare l’idioma degli umani è tabù. – scriveva Sepulveda- Così recitava la legge dei gatti, e non perché loro non avessero interesse a comunicare. Il grosso rischio era nella risposta che avrebbero dato gli umani. Cosa avrebbero fatto con un gatto parlante? Sicuramente lo avrebbero chiuso in una gabbia per sottoporlo a ogni genere di stupidi esami, perché in genere gli umani sono incapaci di accettare che un essere diverso da loro li capisca e cerchi di farsi capire. I gatti sapevano, per esempio, della triste sorte dei delfini, che si erano comportati in modo intelligente con gli umani e così erano stati condannati a fare i pagliacci negli spettacoli acquatici. E sapevano anche delle umiliazioni a cui gli umani sottopongono qualsiasi animale che si mostri intelligente e ricettivo con loro. Per esempio i leoni, i grandi felini, obbligati a vivere dietro le sbarre e a vedersi infilare tra le fauci la testa di un cretino; o i pappagalli, chiusi in gabbia a ripetere sciocchezze. Perciò miagolare nel linguaggio degli umani era un grandissimo rischio per i gatti”.
(Luis Sepulveda, “La gabbianella e il gatto”)

“Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. Siamo noi. Su di esso, tutti quelli che amate, tutti quelli di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di presuntuose religioni, ideologie e dottrine economiche, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e suddito, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì su un granello di polvere sospeso dentro ad un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria ed il trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un punto. Pensate alle crudeltà senza fine impartite dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti i loro malintesi, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto ferventi i loro odi. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida.
Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è nessuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi. La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è nessun altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Abitare, non ancora. Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto”.

Carl Sagan, da “Pale Blue Dot”, 1994

YUNUS

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Nell’immagine: la Pale Blue Dot, ossia la foto scattata nel 1990 dalla sonda Voyager 1. Quel puntino siamo noi….

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