Riflessioni

L’arte di manipolare le masse

14.01.2022

In uno Stato, che sia democratico oppure totalitario, i governanti devono fare affidamento sul consenso. Si devono assicurare che i governati non comprendano che sono loro, in realtà, ad avere il potere. Si tratta del principio fondamentale del governo.”
(Noam Chomsky)

Vengono molto spesso attribuite a Chomsky le dieci regole sulle quali si basa la strategia di manipolazione delle masse. Chiunque ne sia l’autore, resta il fatto che la storia (e l’attualità) ne hanno ampiamente dimostrata l’efficacia.

1. La strategia della distrazione.
Consiste nel distogliere l’attenzione della gente dalle questioni cruciali, dai problemi sociali, dagli errori o dalle decisioni di fatto già prese dai governi.
Il metodo più efficace è quello di pilotare l’attenzione del pubblico deviandola su temi marginali, magari spacciati per problemi sostanziali e da risolvere con urgenza.

2. Creare problemi per poi offrire le soluzioni.
Viene creato un problema allo scopo di attirare l’attenzione e di suscitare un certo livello di preoccupazione, che di fatto giustifichino e facciano accettare decisioni politiche altrimenti impopolari. La storia fornisce un’ininterrotta giaculatoria di esempi di questo tipo: creare uno stato di allarme per spingere la gente ad accettare (o addirittura a chiedere) l’approvazione di leggi che, in nome della sicurezza nazionale, rafforzano il controllo dello Stato sulla società e  limitano le libertà individuali. Oppure – perché no? – incolpare uno Stato di essere un nido di terroristi, per poi bombardarlo a tappeto e ridurlo in schiavitù, scoperta o mascherata che sia.

3. La strategia della gradualità.
Funziona come con le medicine assunte a piccole dosi, che – a quanto si dice –  funzionano meglio dando al corpo il tempo di abituarsi. Quando un provvedimento è impopolare, basta attuarlo col contagocce, in modo che la gente si abitui, quasi senza accorgersene, ad uno stato di cose che comporterà pesanti sacrifici. Il neoliberismo degli anni ’80 e ’90 ha adottato questa tattica per creare una serie di condizioni  (privatizzazioni, flessibilità del lavoro, politica di bassi salari, precarietà, progressivo smantellamento del welfare state) che non sarebbero mai state accettate se imposte tutte insieme.

4. La strategia del differire.
È un po’ come l’idea di prepararsi al peggio, sperando che il peggio non debba mai venire. Il sacrificio prospettato  non è “hic et nunc”, ma  potrebbe presentarsi in futuro…o forse no, chissà.   Magari domani “andrà tutto bene”, secondo quanto il Covid ci ha propinato con gli immancabili cartelli degli altrettanto immancabili creduloni di turno.

5. Rivolgersi al pubblico come si fa con i bambini.
Di norma l’adulto tratta un bambino come un deficiente, per cui non credo che questo punto abbia bisogno di particolari spiegazioni, tanto più che siamo abituati ad essere trattati come deficienti, dalla pubblicità, dalla stragrande maggioranza dei programmi televisivi e, ovviamente, da loro, dai nostri politici.

6. Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione
Far leva sul sentimento, su qualunque sentimento (commozione, rabbia, paura, orrore ecc.), manda in “corto circuito” le facoltà mentali  di chiunque e ne sospende le capacità critiche, magari provocando reazioni e comportamenti più…addomesticabili.

7. Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.
Più la gente è ignorante, più è omologata,  minori sono le sue capacità critiche, maggiore è la possibilità di dominarla e di manipolarla. “L’istinto del gregge” farà il resto.

8. Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.
In altre parole, ciò che constatiamo ogni giorno: la stupidità è diventata di moda e c’è anche il rischio (o la certezza?) che venga scambiata per “simpatia”.

9. Rafforzare l’auto-colpevolezza.
“Chi è causa del suo mal, pianga se stesso”, recita un vecchio adagio di ascendenza dantesca (“Credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa, Dante Alighieri, “Inferno”, XXIX). Poche circostanze ci rendono deboli come quella di sentirci colpevoli, oscuramente responsabili di chissà quale peccato o mancanza. E se a difettare sono state la nostra intelligenza, le nostre capacità, dovremo essere noi a pagare e a finire all’inferno. Inutile ribellarsi, meglio approfittare di questo purgatorio in terra inflittoci dal potere, insospettato strumento dell’eterno….

10. Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano.
Cari amici, rassegnamoci: siamo ormai in un “Grande Fratello” di dimensioni mondiali. Cellulari, app, social, banche dati, satellitari e quant’altro sono altrettante tessere del grande occhio che ci sorveglia. Non possiamo neppure dire che ci spia, perché le spie agiscono nell’ombra, mentre noi veniamo costantemente monitorati alla luce del sole. Siamo controllati da un sistema che abbiamo creato e che non riusciamo più a controllare.

E adesso, pover’uomo?

Maddalena Vaiani

*************

Nell’immagine: Vignetta tratta dal sito “Conoscenze al confine”

Lascia un commento