Linguaggi

Bologna: 2 agosto 1980

16.01.2022

Mauro Biani

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“Bologna è una donna emiliana di zigomo forte
Bologna capace d’amore, capace di morte
Che sa quel che conta e che vale, che sa dov’è il sugo del sale
Che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita.”
Francesco Guccini, da “Bologna”
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Notizia

“BOLOGNA 2 AGOSTO ORE 10.20
il cielo è un forno di pane pronto per la cottura
scappare sul mare di questa pianura e poi
approdare a isole azzurre felici ma tu

BOLOGNA 2 AGOSTO ORE 10.21
dicevi dicevi tu dicevi che hai bisogno di riflettere
se in questi giorni le parole hanno un senso
anche fra noi

BOLOGNA 2 AGOSTO ORE 10.22
d’accordo, non si può buttare via niente
d’altra parte non è possibile conservare tutto negli angoli della
memoria
salvare l’indispensabile

BOLOGNA 2 AGOSTO ORE 10.23
lo so che non sono migliore o peggiore di tanti
cerco con gli anni di diventare diverso
ho fatto errori tremendi
ma non mi sono mai consolato
la vita non è una prova di formula uno
per guadagnare la prima griglia in partenza

BOLOGNA 2 AGOSTO ORE 10.24
dammi la tua mano
vivere una volta per tutte definitivamente

BOLOGNA 2 AGOSTO ORE 10.25
senza un fiato di vento il cielo ha buttato
un grido tremendo
un sole nero corre per le strade
io voglio provare i miei sentimenti come su una lastra di fuoco

BOLOGNA 2 AGOSTO ORE 10.26
ahi il cuore
piange piange adesso piange come un sasso che ha vita
chiamano contiamo i morti
la libertà è lì a terra ferita
non possiamo più dare
soltanto pietà
questa estate è finita

BOLOGNA 2 AGOSTO ORE 10.27
ma dammi la tua mano
io non mi rassegno non mi voglio rassegnare.”

Roberto Roversi “Notizia”, “Paese Sera”, Mercoledì 6 agosto 1980

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Mai più! Mai più! Mai più!

“I treni partivano

i treni arrivavano

“al mare” dicevano i treni

“alla montagna” dicevano i treni.

I treni ridevano

cantavano

erano felici i treni.

(Mai più! Mai più! Mai più!)

 

Il cielo era con nuvole azzurre

all’improvviso

il cielo è diventato nero

il cielo è diventato fuoco

il treno non è più partito

il treno non è più arrivato

il treno si è fermato (è in ginocchio per terra).

(Mai più! Mai più! Mai più!)

 

A un tratto il cielo

il cielo è diventato di fuoco

i bambini piangevano

le mamme gridavano

stesi per terra in silenzio

uomini donne bambine

mentre il sangue cadeva dal cielo.

(Mai più! Mai più! Mai più!)

 

Le nubi non erano più bianche

erano rosse di sangue

erano nere di fumo.

Poi il tempo è passato

i morti sono ancora con noi

con noi in partenza col treno

al mare in montagna.

(Mai più! Mai più! Mai più!)

 

Ascolto

ascolto

ascolto

Quello che vola lassù:

ci porta in vacanza

al mare o in montagna

fra le nuvole bianche

(Mai più! Mai più! Mai più!)

 

Ascoltate guardate

guardate la grande nave

passare

le onde

le onde calde del mare

nuotare

andiamo al mare.

(Mai più! Mai più! Mai più!)

 

Ascoltate

ascoltate

guardate

il treno

che arriva a Bologna

noi nella stazione aspettare

allegri per correre al mare.”

 

Roberto Roversi: “Mai più! Mai più! Mai più!” (2 agosto 2011)

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E io sono Maria

 

“E io sono Maria,
mia piccola bimba,
e non sono scomparsa.
Mi cerchino pure,
io sono nel cuore.
Non sono scomparsa
e nemmeno dispersa,
non sono fuggita.
Io sono la brezza leggera
del marinaio che rientra,
mia piccola bimba,
sono diventata coscienza
che non si può toccare.
Per chi mi vuole
io sono la libertà,
per chi mi cerca
io sono giustizia.
Nessuno m’ha ucciso,
mia piccola bimba,
io sono un’idea,
un’umile idea
che fa grande
il lungo cammino dei giusti.”

Poesia 84, dedicata a Maria Fresu, la vittima della quale non fu trovato nemmeno il corpo, letteralmente polverizzato dall’esplosione.

Gian Pietro Testa, da “Antologia per una strage”, Bologna 2 agosto 1980

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Mauro Biani

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Viviana e Paolo

“Noi siamo come le farfalle
che vivono finché non restano corrotte
e un po’ di sabbia non rimane sulle loro ali,
non le abbatte. Nel corpo dorme un seme
adesso che non chiede nulla
ha un cuore appena, un suono dolce.
Esplodono detriti e vola la materia,
si aprono valigie e vanno via le poche cose di una vita.
Rivedo Paolo e poi Viviana che attraversano
la strada, lei si tiene il ventre
come a proteggere il suo mondo,
lui la guarda e già conosce tutto:
sono felici vanno a controllare le partenze
gli ultimi dettagli con quella gioia che soltanto
poche volte accade, fragilissima impalpabile.
Esistono quegli attimi e molte volte solo quelli
in tutta un’esistenza, piccoli squarci in un cemento
sempre così profondo, sempre così grande.
I coniugi Zecchi sono morti assieme,
si erano sposati da meno di un anno.
Lei era in attesa del primo figlio.”
Matteo Fantuzzi, “Viviana e Paolo”, da “La stazione di Bologna”
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Il mio nome è Davide
“Non voglio tanto
non voglio strazi.
Non esistono speranze
ne illusioni.
Il mio nome è Davide,
vi basti, è la mia storia”
Gian Pietro Testa, da “Antologia per una strage”, Bologna, 2 agosto 1980
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È lì che si comprende
“È lì che si comprende
Il senso di una strage,
Quando il silenzio avvolge e copre
Senza scelta e senza distinzione
Come la gente attorno a una stazione
Che prende il treno per lavoro
O per le ferie, a inizio agosto
Di mattina, come sempre.”
Matteo Fantuzzi, da “La stazione di Bologna”
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