Pensieri

Fare anima…

20.01.2022

“Fare anima è un’attività delle profondità: è psicologia del profondo ed è ecologia del profondo. È un’attività universale, un viaggio che chiunque può intraprendere indipendentemente dal suo retroterra culturale, religioso, etnico e geografico.

Fare anima è prendere gli oggetti, le persone, gli eventi e riportarli alla loro natura di ombre, di immagini, cioè alla loro natura psichica e animica, liberarli dal giogo del tempo, risvegliarli dall’ipnotismo dell’Io.

Fare anima significa sviluppare la capacità di “vedere” che persone cose, luoghi ed eventi che quotidianamente percepiamo sono un sogno all’interno di un sogno e non hanno alcuna sostanza reale, sono ombre, miraggi; come l’immagine della luna riflessa nell’acqua, sono visioni vivide e lucide, ma prive di sostanza. Il senso dell’oggettività delle cose e del materialismo sono inganni che, al momento del risveglio dal sogno, svaniscono come fumo nel vento.

Fare anima significa prendere ogni persona, oggetto, evento con cui veniamo a contatto e riportarlo alla sua reale natura di immagine ricordando a noi stessi che stiamo sognando e che ciò che percepiamo è una immagine prodotta dal nostro stesso sogno.

Fare anima significa, dunque, prendere la realtà pezzo per pezzo e ricondurla all’anima, ai regni di Ade, alla dimora delle ombre, alle profondità dell’eterno femmineo, ai reami dell’Io istintuale.

Fare anima vuole dire altresì saper evocare le ombre che abitano oltre la Grande Soglia e portarle in una zona ove ci sia possibile comunicare con esse: gli avi, gli archetipi, le immagini che popolano le profondità della nostra psiche, le ombre invisibili che determinano il nostro pensare e il nostro agire.

Fare anima, in buona sostanza, significa fare in modo che tutto ciò che è al di qua e tutto ciò che è al di là della Grande Soglia si incontri in un confine che non ha collocazione né di tempo né di spazio. Questo confine è la Terra di Mezzo, la Grande Medesimezza e può essere simboleggiato dall’androgino.

Ritrovare l’unione degli opposti e imparare ad ascoltare la voce del daimon, l’angelo custode.

L’androgino è il simbolo dell’unione di morte e vita e di tutti gli opposti, esso è l’emblema della vittoria dell’amore sulla paura e dell’incontro con il sacro, il sacrum facere, la capacità di darsi.

Fare anima significa affrontare il viaggio verso la Grande Soglia – che è la terra dell’immaginale.

Chi accompagna questo viaggio partendo al di qua della Grande Soglia può essere lo psicologo del profondo, il consulente del fare anima, che ha una funzione sciamanica da psicopompo, traghettatore di anime, conoscitore del post mortem. Chi accompagna il viaggio partendo dall’altra parte della Grande Soglia è il daimon.

Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia nel venire al mondo dimentichiamo tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino. (…) Si è cercato per secoli il termine più appropriato per indicare questo tipo di “vocazione”, o chiamata. I latini parlavano del nostro genius, i greci del nostro daimon e i cristiani dell’angelo custode.” (James Hillman, “Il Codice dell’Anima”, Adelphi, Milano 1997, pp. 22, 23, 24)

Dialogare con gli avi per conoscere il mito che stiamo mettendo sulla scena della vita.

Le fonti del condizionamento inconscio sono di origine famigliare, esse sono infatti la famiglia e la società, che è la famiglia della famiglia. La visione di Hillman ci porta a considerare i nostri avi e a cercare delle vie per riportare in vita qualcosa che la nostra cultura pare avere quasi del tutto dimenticato: i culti degli avi.

La psicologia archetipica e la visione immaginale conducono quasi naturalmente, alla psicologia transgenerazionale.

Divenire consapevoli dei condizionamenti che – per il fatto di essere nati in una certa famiglia e in una data cultura – influenzano i nostri obiettivi, i nostri desideri, il nostro comportamento significa anche poter sentire oltre questi stessi condizionamenti e percepire il daimon.

Le idee che possediamo senza sapere di averle, possiedono noi.” (James Hillman, “Il Potere”, Rizzoli, Milano 202, p. 29).

Da dove ci provengono le nostre idee che non sappiamo di possedere?
Dall’educazione che abbiamo ricevuto, ma più ancora esse sono la conseguenza di atti d’amore.

In virtù dell’amore che ci lega alla famiglia d’origine e – nel caso questa sia presente – alla famiglia adottiva, noi ne assumiamo le idee fondamentali e ci facciamo carico di “compiti ereditari”.
Fin dal momento del nostro concepimento noi riceviamo dai nostri avi un “progetto di vita”. In questo progetto di vita si esprimono compiti di compensazione del destino familiare, cioè compiti di risarcimento nei confronti degli avi. I nostri avi, dunque, sono dentro di noi, sono aspetti della nostra psiche, dialogare con gli avi è interrogare le profondità psichiche, è “fare anima”.

I nostri avi, in quanto rappresentanti dell’invisibile, ci mostrano ciò che è nascosto, segreto, profondo. Gli avi ci parlano del nostro progetto di vita, della nostra missione nel mondo. In quanto immagini psichiche, ci svelano il mito che stiamo mettendo sulla scena della vita vivendo.

Avendo la nostra cultura perduto il contatto con Ade e con il suo mondo infero, è la psicologia del profondo il luogo in cui troviamo oggi il mistero iniziatico, il lungo viaggio di apprendistato psichico, il culto degli antenati, l’incontro con demoni e ombre, i patimenti dell’inferno.(James Hillman, “Il Sogno e il Mondo Infero”, Adelphi, Milano, 2003, p. 85).

Selene Calloni Williams, da “James Hillman – Il Cammino del «fare Anima» e dell’Ecologia Profonda”

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Nell’immagine: Miniatura dell’Aurora Consurgens, XIV secolo, che raffigura il Rebis androginico, compimento dell’Opus Minor,  portato in cielo dall’Aquila, simbolo dello Zolfo, a significare il sommo grado dell’Imperator ermetico. Ai suoi piedi giacciono i corvi precipitati dalla preliminare Nigredo.

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