Epistolario

Lettera a Catherine adolescente

20.01.2022

Ciao Catherine,

sei una ragazzina strana, e lo so bene. Te lo dico io che sono una donna strana, e che, soprattutto, sono te fra vent’anni.
Te lo dicono tutti, e, lo so, sei un po’ stufa di sentirtelo dire perché in teoria non è tanto un complimento. Di sicuro chi te lo dice non lo intende così.
Io invece sì.
Normali saranno gli altri, e lascia che lo siano. A quanto pare sono capaci tutti ad esserlo – solo che in realtà alcuni, anzi, molti fanno solo finta. Indossano una maschera, perché è più facile così.
Tu hai scelto la strada più difficile, e devi esserne fiera. Non perché sia in qualche modo più nobile o saggia di quello che fanno gli altri. No.
È solo perché è tua, sei tu – e devi imparare ad amarla con tutte le tue forze. In un mondo in cui tutti giocano ad essere normali, essere strani è un punto di forza. È quello che ti rende unica. Ma non automaticamente eletta ad un destino fortunato, questo ricordatelo.
Lo so che tutti ti dicono che sei intelligente – e, siccome è l’unico complimento che ti fanno, hai cominciato a pensare che l’intelligenza sarà il tuo riscatto, la compensazione che ti ha regalato la vita per il fatto di sentirti un alieno. Non è così. Non è una compensazione. Prima cosa perché la sofferenza non è la premessa necessaria e sufficiente per essere felici – non c’entrano niente l’una con l’altra. Seconda cosa perché la tua intelligenza non ti compensa dall’essere un alieno: la tua intelligenza è il motivo per cui lo sei. E non ti porterà mai a molto, perché ti è stata data senza il suo grimaldello più efficace: la capacità di saperti vendere. Non solo non ce l’hai, ma nemmeno la vuoi. E, anche quando verrà usata molte volte contro di te, preferirai continuare ad usare altre armi, più faticose e meno efficaci.
Quindi, se vogliamo, per certi versi sei anche parecchio stupida. Dipende dai punti di vista. Se ti può consolare, il punto di vista di chi stimerai tendenzialmente coinciderà col tuo.
Ti dicono anche che dovresti sorridere di più. E questo è proprio il primo sintomo di quella mancanza fisiologica di doti di self-marketing di cui sopra. Questo te lo dico anch’io. Dovresti – perché sei più bella quando sorridi. Soprattutto perché non sei capace di fare sorrisi finti. Lo so che a volte ti sembra di aver poco per cui sorridere – ma non è vero. Passerà, non ti preoccupare. E sorriderai anche di questo.
Imparerai a specchiarti, anche. So che adesso non lo fai, e forse nessuno lo ha mai notato. Solo tua madre, un po’, che continua a ripeterti che devi imparare ad amarti, perché se non lo fai tu per prima, mai nessun altro ci potrà riuscire. Peccato che sia difficile se nessuno te lo insegna. Lei parla di autostima basata su capelli curati e vestiti e trucchi; ma tu sai che prima ci sarebbero altre cose da sistemare, un po’ più sotto la pelle. E per far questo attraverserai alcuni inferni, e soprattutto parecchi purgatori – tutti dentro di te. Il paradiso forse dev’essere fuori, ma questo non so ancora dirti se esiste.
Però un giorno riuscirai a guardarti allo specchio, e ti guarderai a lungo. Continuerai a non piacerti, ma non te ne importerà più, perché ti piacerà tutta la strada che hai fatto per arrivare fin lì. E continuerai anche a sentirti un’aliena, va di pari passo.
Ma anche di questo ti importerà un po’ meno, perché conoscerai altri alieni, per qualche caso fortuito. Vi attrarrete come calamite, annusando l’aria e captando qualche strano segno di riconoscimento che non siete nemmeno consapevoli di avere. I tuoi migliori amici non saranno più soltanto libri, ma persone che li hanno amati come te. Ma ricordati che questo avverrà solo quando avrai fatto pace con quello che sei, e non sprecherai più le tue energie mentali aliene a fantasticare di essere diversa.
Girerai il mondo e in ogni posto troverai qualcosa che ti farà sentire a casa. Imparerai a distinguere fra ciò che vuoi veramente e ciò che ti dicono che dovresti volere. Riuscire ad ottenerlo, purtroppo, è un’altra cosa – ma un obiettivo, a volte, è tutto ciò che serve per non impazzire.
Ci saranno dei momenti in cui essere un alieno ti sembrerà una cosa fantastica. Ma torneranno anche questi, sappilo – questi in cui lo detesti.
E torneranno a tradimento, quando meno te lo aspetti. Ti sembrerà che non siano mai andati via. Che mai se ne andranno. In un certo senso è proprio così.
Ti sentirai sola, anche se ti piace esserlo. Ma infatti non ti sentirai sola quando sei da sola: ti sentirai sola quando sarai in mezzo alla gente.
Avrai sempre l’insopprimibile istinto di frugare dietro le apparenze, di vivisezionare momenti e parole. Il problema è che la maggior parte delle volte avrai ragione. Ma non basterà a preservarti dalle botte. Io questa non ho ancora capito se è una maledizione o una benedizione, Catherine. Probabilmente entrambe le cose, come spesso accade. Ma tant’è, ce l’hai: non c’è molto che puoi fare in merito, solo imparare ad usarla bene, senza farti troppo male.
Non ti innamorerai spesso, ma lo farai senza mezze misure.
Ti innamorerai di uomini come te – un mare calmo con profondità abissali buie, complesse. Uomini fatti di domande e qualche paura, di lotte che non finiscono. Uomini intelligenti che poi scoprirai sentiranno il bisogno di essere stupidi, perché è più facile. E al posto tuo sceglieranno qualcuno così – più stupido e più facile. Con meno ombre e più generosità. Rosa e non nero. Cane e non gatto. Sole, non luna.
Ti autodefinirai strega e gallina sfigata, ed imparerai a riderci su.
Ogni tanto ci piangerai anche.
E desidererai essere più stupida e più facile anche tu. O almeno sufficientemente intelligente da riuscire a fingere di esserlo.
Ma non lo sei, mi dispiace.
Il succo di quello che ti voglio dire è questo, Catherine: sei quello che sei. È difficile, per alcune cose, facile per altre: non puoi scegliere per quali, però puoi far bene quelle che ti riescono. Certi giorni è bello, certi altri è brutto – la maggior parte entrambe le cose. Come più o meno per tutti, credo.
Sarai sempre un alieno. Ma a volte gli esseri umani non sono poi così male, fidati…

Catherine Black, “Lettera a Catherine adolescente”

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Foto di Eric Perrone, “Ragazza alla finestra”, 2005

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