Affabulazioni

Camere separate

24.01.2022

“Leo continuava a immaginare questi momenti della sua vita come in una canzone: la lontananza, l’abbraccio, il contatto dei volti in un lieve bacio di saluto. Continuava a credere che l’amore fosse una meravigliosa vacanza dalla sua vita. Un week-end da passare insieme alla persona desiderata nella comodità, alla luce delle candele, con un paesaggio da ammirare e del buon rhum da bere. Forse “camere separate” era l’illusione, forse fin troppo turistica, che la sua idea dell’amore corrispondesse a quella delle canzoni e dei libri. Ma quale altro tipo di amore poteva esistere?“

“Vedi, mi sento come una persona che non ha niente da dimostrare a nessuno; che non ha strategie o tattiche o piani d’azione perché, in realtà, non mi interessa mostrarmi per quello che non sono più. So di essere anche una persona divertente, di cui è piacevole la compagnia. Ma ora vorrei lo scoprissero gi altri. E d’altra parte io potrò legarmi, in futuro, solo a quella persona che – senza che io faccia alcunché – capirà chi io sia dietro a questa facciata triste e scostante. Per ora non mi va di essere divertente per il semplice fatto che non mi sento così. Non voglio sedurre nessuno. Ora, se permetti, voglio che siano gli altri a sedurre me.”

“Si è talmente difeso, per anni, dalla catastrofe dell’amore che quando è ora di ricominciare, come forse è ora, non sa più né da dove, né come. Ma il problema è proprio questo: perchè lui si pone già in un contesto d’amore, quando forse si tratta solamente di una attestazione di amicizia? Perché s’immagina già una richiesta di relazione sentimentale e non interpreta quel cesto come l’ironico e divertente commento di un ragazzo intelligente e sensibile, dai modi squisiti, all’apatia, all’anemia interiore dimostrate da Leo la sera prima?”

Pier Vittorio Tondelli, da “Camere separate”, 1989

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Foto di Sonia Simbolo

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